DORAEMON – IL FILM/ Il gatto-robot arriva al cinema per “strappare lacrime”

- Claudia Cabrini

Già noto per il cartone animato trasmesso anche in Italia, Doraemon arriva anche nei cinema con un film in 3-D capace di commuovere. La recensione di CLAUDIA CABRINI

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Una scena del film

Si intitola semplicemente Doraemon – Il film, perché in fondo penso questo buffo e dolcissimo gatto blu, dagli occhioni sorridenti e il nasino rosso fuoco, lo conosciamo bene o male tutti. Non cè bisogno di grandi presentazioni, ma comunque. Nato in Giappone nel 1969 dalla penna di Fujiko F. Fujio, Doraemon viene alla luce come gatto-robot protagonista di unanime per grandi e piccini, con lo scopo di intrattenere e ovviamente insegnare, soprattutto ai più piccoli. Ma gli anni son passati e la storia di questo personaggio dritto dritto dal futuro si è decisamente evoluta. Dal fumetto al cartoon, in onda anche in Italia qualche anno fa, oggi, finalmente, arriva anche il film in 3-D. Finalmente sì, perché Doraemon sa di relax e compostezza. Sa di pomeriggi dopo scuola passati sul divano davanti alla tv. Giusto quelloretta per riprendersi prima di ricominciare i compiti. E Doraemon sa di quel savoir-faire di cui i giapponesi vanno ghiotti ed orgogliosi.

Allora arriva in sala Doraemon – Il film, dicevamo. Con Nobita, un bimbo di 10 anni, destinato a un futuro di insuccessi a causa della sua natura un po troppo pigra e indolente. Ma proprio per evitare che la sua vita si trasformi irrimediabilmente in quella di un perdente, arriva in suo soccorso Doraemon (che, non so se lo sapevate, ma in Giappone significa proprio venuta di qualcosa di buono o, ancora la potenza del realizzare i sogni), che facendogli quasi da fratello maggiore, con laiuto delle invenzioni geniali dal futuro, i così chiamati chiusky, cercherà di risollevargli umore e autostima, cercando di farlo crescere da vero uomo, ma senza la dolcezza meritevole di ogni piccino. Immancabili gli amici Suneo e Gian che tuttavia, nonostante tutto, abusano di prepotenza contro il povero Nobita, troppo spesso timido e indifeso. Anche nel film ritroviamo Shizuka, una bimba tanto dolce quanto carina, di cui Nobita è follemente innamorato. E allora, modificando e migliorando il presente di oggi, riuscirà a sposarla il Nobita del domani?

Doraemon è veramente un cartone ben fatto, e oramai lo sappiamo: i giapponesi in fatto di produzioni cinematografiche ci sanno proprio fare. Grande qualità e grande storia, il pregio stavolta maggiore è proprio quello di non annoiare, ma, al contrario, di classificarsi tra tutti, come un racconto non banale e addirittura forse un poco troppo commovente. Una sinossi in grado di tener incollati anche i più grandicelli, Doraemon non è quindi targetizzato per un pubblico esclusivamente infantile. E di questo non ci si può che complimentare.

La storia però, rispetto a quella originale del manga, è stata un pochino modificata. “È noto che di Doraemon esista un unico episodio, iniziale e finale, riscritto più e più volte”, racconta la produzione. “Ma con questo film, stavolta, noi volevamo si ritornasse al punto di partenza; che la verità e la fantasia si intreccino, giorno dopo giorno, così come accade a Nobita, dal momento in cui incontra Doraemon sino alla loro separazione”. Con l’utilizzo di miniature per creare sfondi e, sovrapposti, personaggi realizzati in CG, realizzare questo “live action movie” in 3D è stato quasi più semplice di quanto pensassero e il risultato, non c’è che dire, è dei migliori.

Ancora una volta, tuttavia, bisogna capire la mentalità e la cultura giapponese, non me ne vogliano ma così è, un po’ differente dalla nostra italiana, per rendersi davvero conto di quanto Doraemon sia speciale. Ai giapponesi i bimbi piace crescerli così: con tanta saggezza e con uno 0% di immaturità. Sì perché, io l’ho twittato quasi per gioco, ma non scherzavo affatto; “Doraemon peggio che Bambi…”. Un cartoon così inquietante non l’avevo mai visto prima. Una storia bella, e dal lieto fine tanto aspettato, ma con uno svolgimento tanto strappalacrime da morir disidratati.

In sala con me piangono anche i bambini, e questo è un pregio. Ciò vuol dire che, nonostante tutto, il racconto è semplice e diretto. Anche i più piccoli afferrano al volo le emozioni che, riuscendoci alla grande, hanno cercato di trasmetterci. Io personalmente, se fossi una bimba e sapessi Doraemon esser un film così triste, non credo lo vorrei guardare. Ma alle mamme e ai papà dico che questo è davvero un film bello, da non perdere.

A quelli della mia età invece, 20 anni o poco più, che ricordano i pomeriggi alle scuole medie in cui l’argomento del giorno era (dopo Dragonball, ci mancherebbe) se Nobita si fosse fidanzato con Shizuka oppure no, ecco, correte al cinema. E scoprirete un mondo! (Soprattutto, scoprirete che non c’è sesso che tenga. Uomo o donna poco importa, Doraemon ti fa piangere di sicuro!).

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