NON BUTTIAMOCI GI/ Il film che “azzoppa” il romanzo di Nick Hornby

Il film di Pascal Chaumeil è tratto da uno dei romanzi di Nick Hornby. Ma sembra non riuscirne a sfruttare le potenzialità, come ci spiega MARIA LUISA BELLUCCI nella sua recensione 

27.03.2014 - Maria Luisa Bellucci
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Una scena del film

Onestamente le aspettative su Non buttiamoci giù erano diverse. Convinti di trovarci davanti a un altro piacevole adattamento tratto da uno dei romanzi di Nick Hornby (come About a boy, Febbre a 90 o Alta fedeltà), ci siamo imbattuti in un film del tutto mediocre. Giudizio generoso, a dire il vero. Perché non fosse per questa genitorialità letteraria, il film passerebbe del tutto inosservato. Nonostante il cast sia abbellito dal volto di Pierce Brosnan.

Tutto ha inizio la notte di Capodanno, quando quattro aspiranti suicidi si trovano casualmente in cima a un palazzo londinese. Intenzionati, ciascuno per proprie ragioni, a farla finita. La serata si conclude con un nulla di fatto, ma tra i quattro nasce un legame. Più un patto, almeno allinizio, che unamicizia vera e propria. E si lasciano con la promessa che almeno fino alla notte di San Valentino nessuno di loro cercherà di compiere quellorribile gesto.

Questo è quanto. Perché tutto quello che viene dopo è, a dire il vero, piuttosto noioso e superficiale. Lintento del film è nobile e di per sé attraente. Raccontare, cioè, cosa si nasconde dietro una scelta così dura e in che modo sia possibile imparare a guardare oltre per superare il grigiore di un momento senza via di uscita. Il regista, però, ne abbozza solo lidea, restando per lintera durata della storia ben al di sopra del livello superficiale.

Che cosa questo voglia dire è presto fatto. I personaggi sono abbozzati e a nulla vale la suddivisione in capitoli dedicati a ognuno di essi per approfondire la loro vicenda personale. Perché il loro malessere viene raccontato poco per fatti e molto di più attraverso le parole. Che, come si sa, lasciano spesso il tempo che trovano, a meno che non si tratti di un film dautore. E questo non è decisamente il caso. Cè da dire, però, che la caratterizzazione fisica di Martin, Maureen, Jess e JJ è tale da rendere facilmente collocabili i quattro sventurati in chiare categorie esistenziali. Il che forse agevola la definizione delluniverso che li riguarda e da cui cercano di scappare, ma è pur sempre troppo poco per apprezzare appieno questa storia dal tono agrodolce.

È un vero peccato che il materiale letterario di Nick Hornby sia andato perso così. Di lui restano in sottofondo lo stile e l’atmosfera che solo vagamente ricordano lo humor inglese e l’acume che avevano caratterizzato i precedenti adattamenti. Nemmeno lontanamente confrontabili con Non buttiamoci giù. Dove la voce contemporanea, gracchiante e anticonformista del grillo parlante viene interpretata da Jess. Magrolina, giovane, bionda, arrabbiata con il mondo e autolesionista. Ma, se dobbiamo essere onesti, del tutto goffa nel giocare questo ruolo che dovrebbe essere super partes o tale da spaccare lo schermo con la sua irriverente genuinità.

Qui tutto zoppica. La storia e i personaggi, ma anche la regia, che in alcune occasioni – le più coinvolgenti sul piano emotivo – abbozza inquadrature che hanno evidentemente l’ambizione di essere ricche nel modo e nel significato, ma finiscono per essere del tutto banali.

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