Oscar 2014/ Cronaca della notte del “trionfo” di Paolo Sorrentino

- Maria Elisa Buccella

Nella notte a Los Angeles si è svolta la cerimonia di premiazione degli Oscar 2014, con la vittoria de La grande bellezza. La cronaca a cura di MARIA ELISA BUCCELLA

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Oscar (Infophoto)

La pioggia caduta abbondante negli ultimi quattro giorni su Los Angeles ha portato bene e La grande bellezza ce lha fatta. Sorrentino agguanta il suo Oscar e nel suo (ormai caratteristico) inglese fa un precipitoso ringraziamento e lascia il palcoscenico del Dolby Theatre senza raccogliere il fragoroso applauso della platea. Nel suo discorso Sorrentino ha ringraziato Fellini, Scorsese, i Talking Heads e Maradona come fonte preziosa di ispirazione perché ognuno di loro, nei diversi campi, han saputo fare spettacolo, ha detto il regista napoletano. Nellattesa di sapere se La grande bellezza avesse vinto o no abbiamo immaginato (sognato) che il pubblico super blasonato del Dolby Theatre di Los Angeles si potesse scatenare sul formidabile remix di Bob Sinclair di un successo di Raffaella Carrà, Far lamore, con il quale si apre il film.

Come si sa, la cerimonia della consegna degli Oscar ha un prologo lunghissimo che altro non è che la sfilata di tutto il mondo del cinema americano, degli addetti ai lavori più o meno conosciuti. La perfetta macchina organizzativa e la regia riescono a creare una narrazione, e con un certo ritmo (sottolineato anche dal cambio dei commentatori/intervistatori sul terreno) anche di una semplice passerella di celebrità, anche se queste sono star planetarie. Si parla, si racconta, di look di piccole storie personali (quanto di personale si può dire in mondovisione), si sussurra qualche pettegolezzo, si ripercorrono storie professionali tra passato e presente e si fa buona promozione per il lavoro che verrà. E, tutto sommato, volano circa tre ore E allora chapeau. Stessa organizzazione e rigore, con tempi rigidamente contingentati, per la cerimonia-spettacolo della consegna delle statuette doro.

Inizia lo spettacolo e la padrona di casa Ellen DeGeneres guadagna il palcoscenico tra una costellazione di Oscar trasparenti (veramente brutti e che sembrano dei preservativi). Come sua consuetudine è in smoking (in pantaloni) e senza tacchi. Grande carisma, battute fulminanti. Feroce con Liza Minnelli (praticamente irriconoscibile per leccesso di chirurgia estetica) che indica come una sua brava imitatrice. Non manca un colpo la DeGeneres e mette in difficoltà più di qualche star con il conto dei film e degli anni di università totalizzati da tutta la platea: I film che avete fatto dice – sono 1.400 e 6 gli anni di università. Poi cè il mega-selfie in platea con Meryl Streep, Jennifer Lawrence, Julia Roberts, Bradley Cooper e ancora le pizze, vere, che limprevedibile Ellen fa portare in platea da un esterrefatto fattorino. Insomma, grande la conduzione di Ellen DeGeneres, dissacrante quanto basta, mai volgare e seppure asciutta nel modo di porgersi di una grazia infinita. Lattrice, considerata una vera comédienne, ha conquistato di recente il suo terzo Grammy Awards per The Ellen DeGeneres Show, in precedenza lo aveva avuto come migliore conduttrice di un talk show. Ellen DeGeneres è stata la prima attrice apertamente omosessuale a interpretare un personaggio dichiaratamente gay in una sitcom televisiva (produzione della ABC Ellen in onda dal 94 al 98).

Si susseguono le presentazioni e i numeri musicali. Sono ben 57 i presentatori tra vecchie glorie e nuove star e tra questi: Jim Carrey (dimagrito e in grande forma ha divertito tutti), Glenn Close, Penelope Cruz, Whoopi Goldberg, Anne Hathaway, Andrew Garfield, Chris Hemsworth, Kim Novak (anche lei purtroppo ha ceduto al silicone, ma gli occhi di ghiaccio per fortuna ci sono ancora), Gabourey Sidibe (la simpatica cicciona nera in The Big C serie di tv grande successo e premiata), John Travolta, Sally Field (la splendida moglie cinematografica del Lincoln di Spielberg), Kevin Spacey. In platea Angelina Jolie viene baciata in diretta dal suo Brad alla fine del filmato che ricorda il premio per limpegno umanitario che lAcademy le ha tributato.

Karen O, al secolo Karen Lee Orzolek, sudcoreana naturalizzata americana, con un filo di voce ha eseguito in versione acustica la ballad “The Moon Song”, che è nella colonna sonora del film Lei in lizza per l’Oscar. Standing ovation per gli U2, grandi e carismatici come sempre hanno regalato una bella interpretazione della loro “Ordinary love”, che accompagna Mandela: Long Walk To Freedom in lizza per la migliore canzone originale, ma battuta da “Let It Go” contenuta in Frozen.

Arriva il primo premio. I sondaggi lo davano per favorito e Jared Leto (en travesti in Dallas Buyers Club) agguanta l’Oscar per il miglior attore non protagonista “grato per il sostegno a un film indipendente”, ha detto, e fa un sentito omaggio alla madre e ricordando ai 37 milioni di morti di Aids e quanti sono stati discriminati per la malattia.

Oscar a 12 anni schiavo e Steve McQueen dedica il premio “…a tutte le persone che ancora al giorno d’oggi soffrono la schiavitù…ogni essere umano ha il diritto di vivere non di sopravvivere…”. Per la prima volta nella storia degli Oscar vince un film sulla schiavitù, dunque sul razzismo, una ferita ancora aperta nella società americana. Il regista inglese assolutamente a proprio agio e disinvolto all’inizio della serata e poi emozionatissimo alla consegna del premio.

Oscar a Kate Blanchet , grande classe come sempre, dopo John Galliano, Paul Gaultier, Givenchy si è fatta vestire per l’occasione nuovamente da Armani, nude look e luccicante che esalta la sua splendida figura. Rende omaggio alle sue competitor con una grazia immensa e parole di verità con una stoccata ai produttori che credono che i film al femminile non si vendano e non rendano “…il mondo è rotondo…” ha detto l’attrice australiana raggiante.

Oscar a Lupita Nyong’o , la giovane schiava oggetto di una passione inconfessabile del padrone violento oltre ogni immaginazione interpretato da Michael Fassbender (12 anni schiavo) si è distinta in varie passerelle per abiti molto particolari in colori inusuali, sempre un look diverso per ogni apparizione. Ed è arrivata con una coroncina su una testa praticamente rasata in un Prada sontuoso, scollatissimo e in un colore pastello tra azzurro pallido e indaco chiarissimo ispirato, come ha detto la stessa attrice, alle bollicine dello champagne. Bellissima. E veramente sentito, da brividi, il suo discorso di ringraziamento che ha chiuso con un pensiero rivolto ai bambini: “Non importa da dove venite – ha detto – i sogni possono diventare realtà”.

Oscar a Matthew McConaughey accompagnato da moglie e mamma troppo rock (per l’età non più verde visibilmente) strizzata in un corto vestito a quadrotti luccicanti e trucco eccessivo, inguardabile. Meno male che c’era il figlio che ha fatto sparire mammà con la sua eleganza e il suo irresistibile sorriso. “…la gratitudine ripaga – ha detto commosso l’attore – sono grato per la vita che ho avuto…”.

Sandra Bullock dopo i Dior, Marchesa, Oscar de la Renta sfoggia l’eleganza strutturale in blu di Alexander McQueen. A metà della passerella l’attrice ha dichiarato che Gravity è stata un’esperienza lavorativa importante “…ho iniziato il film che ero una persona e quando il lavoro è finito ero un’altra…”.

Amy Adams dopo l’abito da principessa dell’anno scorso di Oscar de la Renta, ampia gonna con mille piccole balze di tulle di un grigio chiarissimo, ha sfoggiato un essenziale abito a sirena di un particolare punto di blu firmato Gucci Couture “ispirato dagli anni ‘50 e da Kim Novak”. La folla delle tribune del red carpet la ha accolta con una vera ovazione.

Jennifer Lawrence, dopo il Dior bianco dell’anno scorso, torna in rosso nuovamente firmato Dior con collana di diamanti fatta cadere all’indietro (già visto). È l’attrice più amata e desiderata del momento, già Premio Oscar a 23 anni per Il lato positivo ed eroina della trilogia The Hunger Games. Con tutta questa popolarità, però, l’attrice si trova a disagio: “Sono allergica a quel modo in cui le persone ti guardano quando pensano che tu sia famosa e dunque sia diversa da come eri prima del successo”.

Leonardo Di Caprio il grande sconfitto, sempre con la mamma al seguito, prima di entrare nel Dolby Theatre si è detto felice di essere arrivato alla candidatura all’Oscar con un film che ha voluto tenacemente fare come è stato anche per Aviator.

Per l’eleganza al maschile trionfa l’“Old Hollywwod”, che si traduce in smoking sostanzialmente classici.

Si sono celebrati 75 anni dell’ormai mitico Il mago di Oz, film nel quale la giovanissima Judy Garland divide la scena con il cane-star Toto. La celeberrima canzone cantata dalla Garland “Over The Rainbow” rivive con immutata bellezza nella efficace e contemporanea interpretazione di Pink, al secolo Alecia Beth Moore, così come l’ha introdotta Whoopi Goldberg. Pink non ci ha fatto rimpiangere Judy Garland, anzi.

Ci si avvia al gran finale con paio di “coppie” veramente speciali. Penelope Cruz , avvolta in una sorte di peplo rosa color cipria decisamente raffinato, e Robert De Niro in gran spolvero. Il palcoscenico si illumina di una luce speciale quando Angelina Jolie, veramente splendida, ha accompagnato una leggenda del cinema, Sidney Poitier per annunciare il premio alla migliore regia. All’alba delle sei (ora italiana) il gran rito si conclude con particolare gioia per l’Oscar al nostro Sorrentino. E anche perché, seppure lunghissimo, è stato un grande spettacolo, come sempre.

Forse non sapete che Il nome ufficiale dell’Oscar è Academy Award of Merit. I premi vennero consegnati per la prima volta il 16 maggio 1929, ma erano già stati annunciati qualche mese prima. Dal 1934 per entrare nelle nominations un film deve essere uscito nell’anno solare precedente. La statuetta è placcata in oro 24 carati, è alta 35 centimetri e se venduta vale 295 dollari. I vincitori non possono vendere l’Oscar ma al massimo possono restituirlo. La cerimonia dell’Oscar è stata rinviata per tre volte: nel 1938 per le inondazioni a Los Angeles, nel 1968 per l’omicidio di Martin Luther King Jr. e nel 1981 dopo un attentato al Presidente Ronald Reagan.

The Wolf of Wall Street è il film con più parolacce di tutti quelli mai nominati come miglior film.Sandra Bullock è stata l’unica a vincere l’Oscar esattamente 24 ore dopo aver vinto un Razzie, premio ai peggiori attori, registi, sceneggiatori, film, ecc. Meryl Streep ha superato il record di nomination per un’attrice, raggiungendo quest’anno quota 18. Jared Leto per Dallas Buyers Club in cui interpreta un transessuale malato di Hiv si è mantenuto negli eccentrici panni del personaggio per tutta la durata delle riprese. Margot Robbie la protagonista femminile di Wolf of Wall Street, in cui interpreta la moglie di Leonardo di Caprio, è giovanissima, è nata nel 1990 in Australia, dove ha iniziato la carriera recitando in uno show televisivo per teenager Neighbours. Prima di girare la scena di nudo, che tanto ha già fatto parlare, si è scolata tre shot di tequila. Tra le coppie più solide quelle Meryl Streep e Don Gummer (sposati dal ‘78); Matthew McConaughey e Camila Alves; Cate Blanchet e Andrew Upton, marito-ombra presentissimo. 

Premi di consolazione. Nessuna delle star presenti alla cerimonia degli Oscar va via a mani vuote. È tradizione, infatti, che l’Academy faccia un omaggio alle celeb: è la “gift bag” del valore di circa 80 mila dollari (sì, proprio così). Contengono una serie di prodotti che vanno, per quest’anno, da quelli per la perdita di peso a quelli per il ringiovanimento dei genitali; poi ci sono buoni per una passeggiata nelle Montagne rocciose, pernottamenti in hotel naturalmente lussuosissimi e prodotti per gli amici a quattro zampe per un valore, solo questi, di 7 mila dollari.

Non è mai troppo tardi e non bisogna disperare di conquistare l’agognata statuetta così come è successo a Judi Dench alla sua settima candidatura (per Philomena) e un Oscar vinto perShakespeare in Love (1999): tutto le è successo dopo aver compiuto di 63 anni di età.

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