LE MANI DENTRO LA CITTÀ/ Gallo: una fiction “innovativa”. Da Ercolani un aiuto per Benevento

Questa sera va in onda la quarta puntata de Le mani dentro la città. Tra i membri della squadra di Viola Mantovani c’è Gabriele Ercolani, intepretato da MASSIMILIANO GALLO

Mani_dentro_citta_ErcolaniBeneventoR439
Massimiliano Gallo e Giuseppe Zeno

CLICCA QUI PER LE ANTICIPAZIONI DE LE MANI DENTRO LA CITTÀ – Questa sera va in onda la quarta puntata de Le mani dentro la città. Per la squadra capitanata da Viola Mantovani non è certo un momento facile, dato che la collega Giulia Ventura è stata uccisa. La caccia ai Marruso è quindi più che mai aperta e in attesa di scoprire cosa accadrà negli episodi di oggi, abbiamo intervistato Massimiliano Gallo, l’attore che interpreta l’agente Gabriele Ercolani, detto Vesuvio, il quale a proposito della serie ci ha detto: «Finalmente una fiction in cui i poliziotti non sono dei supereroi come si vede solitamente in televisione, ma uomini di tutti i giorni con i problemi di tutti, anzi con i problemi di chi facendo il poliziotto non riesce ad arrivare a fine mese».

Partiamo dal suo personaggio, Gabriele Ercolani. L’abbiamo conosciuto poco finora, avrà più spazio nelle prossime puntate?

Questo dipende un po’ dalle storie che si raccontano in un episodio. Alcuni di noi hanno più spazio, ma ci sono puntate in cui Ercolani appare maggiormente. Si capirà che è un poliziotto che aveva fatto molta azione in passato, poi è stato messo in ufficio e pensava di aver chiuso la carriera. Gli capita invece di tornare in strada, ritrovando il gusto di fare il suo lavoro. 

Com’è il rapporto tra Ercolani e Benevento? Sembra che il loro “punzecchiarsi” sia in fondo soltanto di facciata…

In questa prima serie (speriamo di farne un’altra) non è approfondita la motivazione che sta alla base del loro rapporto. Il fatto è che anni prima avevano lavorato insieme sull’Aspromonte e Benevento con quel suo carattere aveva sempre creato dei problemi. Quando Ercolani lo ritrova è chiaro che pensa subito al problema che lui rappresenta, visto che si conoscono bene. Il loro modo di lavorare è infatti diametralmente opposto. Però c’è pure una amicizia tra loro. Nelle puntate successive Ercolani aiuterà Benevento in una cosa che non posso però svelare adesso. 

In altre fiction (l’ultima è stata Per amore del mio popolo) l’abbiamo vista nei panni del boss camorrista. Questa volta è invece un poliziotto. Come si è trovato in questo “cambio”? E quale dei due ruoli preferisce?

Mi piacerebbe fare di tutto, perché credo non ci sia questo tipo di problema per un attore: anzi, dovrebbe essere il lavoro più bello proprio per questo. È chiaro che i cattivi sono paradossalmente i più affascinanti, anche perché al pubblico piacciono di più, sono molto interessanti da interpretare, gli puoi dare una valenza psicologica. Però come attore non voglio mai fermarmi a un personaggio solo, voglio poter sempre cambiare.

Nella scorsa puntata c’è stata la drammatica morte di Giulia Ventura. Sarà fatta giustizia per lei?

Diciamo solo che cerchiamo di far sì che il bene trionfi sul male, di più non posso dire. Vorrei però spendere due parole sul regista, Alessandro Angelini.

Prego.

Credo che abbia fatto un ottimo lavoro riuscendo a leggere questo tipo di fiction in modo meno consueto. Il modo di raccontare è innovativo, anche l’agente che interpreto io non è un super-poliziotto: tutti siamo poliziotti normali che fanno questo lavoro con uno stipendio abbastanza contenuto. L’idea è che non si voleva far vedere il poliziotto “all’ultima moda” che si vede spesso nelle fiction: qui ci sono poliziotti alle prese con problemi come il doppio lavoro per arrotondare. Ci siamo informati ed effettivamente nella realtà ad alcuni agenti capita spesso (anche se non possono dirlo) di compiere una scelta del genere. L’aspetto umano del poliziotto è secondo me una novità importante. 

 

Sappiamo che si trova in tournée con lo spettacolo Circo Equestre Squeglia. Ce ne può parlare?

È uno spettacolo che ha vinto il premio della critica come miglior spettacolo italiano, il regista è Alfredo Arias. È stato ideato per il Teatro Festival, prodotto dal Teatro Stabile di Napoli e dallo Stabile di Roma, e io ne sono il protagonista. Adesso siamo alle battute finali, poi l’anno prossimo andremo a Parigi e in altre città della Francia. È uno spettacolo molto bello e particolare del drammaturgo napoletano Raffaele Viviani, meno conosciuto di Eduardo De Filippo perché usava un napoletano abbastanza ostico, rappresentava gli emarginati e per quel dialetto così stretto è stato meno conosciuto. Ma con un regista di carattere internazionale diventa qualcosa simile a Brecht. Io interpreto il ruolo stesso di Viviani e ne sono molto soddisfatto. 

 

Dove la vedremo dopo Le mani dentro la città?

È in uscita il film di Stefano Incerti “Neve”. Poi sarò in “Permesso di soggiorno”, una pellicola a episodi che vede come registi Francesco Prisco, Guido Lombardi ed Edoardo de Angelis. Sempre con De Angelis girerò un altro film ambientato a Napoli, che vede protagonista Luca Zingaretti, che si intitola “Perez”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori