RESTA ANCHE DOMANI/ Un film che fa ricordare per cosa val la pena lottare

- Ilenia Provenzi

Tratto dal romanzo di Gayle Forman If I Stay, il film di RJ Cutler fa riflettere su una domanda che tutti ci troviamo ad affrontare, prima o poi. La recensione di ILENIA PROVENZI

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Una scena del film

Amore e morte formano un connubio antico, sfruttato dalla letteratura e dal cinema per costruire storie commoventi che puntano sulle emozioni. Resta anche domani, diretto da RJ Cutler e scritto da Shauna Cross sulla base del romanzo YA di Gayle Forman, If I Stay, è una di queste storie, diretta a un pubblico adolescente e costruita su uno schema classico. La giovane star Chloe Grace Morez interpreta Mia, una diciassettenne dolce e timida, a disagio in mezzo alla gente, appassionata di musica classica e violoncellista di talento. La sua personalità singolare la allontana dai coetanei ma la avvicina ad Adam (Jamie Blackley), a sua volta musicista, che sta cercando di conquistare il successo con la sua band ed è affascinato da Mia e dal suo piccolo mondo.

Un giorno qualunque, dopo una nevicata che imbianca le strade dellOregon, quel piccolo mondo si frantuma. La mente di Mia è concentrata sullesito di unaudizione che potrebbe portarla a New York, alla Juillard, quando un incidente stradale toglie la vita alla madre e lascia lei, il fratellino e il padre in condizioni critiche. Mentre è in coma, Mia sente e vede ciò che accade intorno, un espediente che permette di rispondere alla domanda al centro della storia: se potessi scegliere, rimarresti? oppure rinunceresti a lottare, preferendo seguire le persone che se ne sono andate? Parenti e amici pregano perché si risvegli, e soltanto il nonno confessa di comprenderla, se deciderà di lasciarli. Mia ripercorre il passato, raccontato attraverso una serie di flashback che mostrano il suo rapporto con i genitori bohémien, la storia damore con Adam e il sogno di diventare una musicista e di entrare alla Juillard.

La regia non sa evitare alcuni cliché formali, come il tunnel di luce bianca quando la protagonista è in bilico tra la vita e la morte o il montaggio musicale che ripercorre la fase dellinnamoramento, e la sceneggiatura cade nella trappola di prendere in prestito i dialoghi del libro, che funzionano sulla carta ma non sullo schermo. Si poteva forse scavare più a fondo nel rapporto tra Mia e Adam, potenziare il sottotesto, indugiare meno su certe sequenze.

Eppure cè qualcosa che prende e conquista nel film. il sogno della protagonista, che esprime se stessa attraverso il violoncello e si trova combattuta tra due amori, quello per la musica (che la attira a New York) e quello per Adam (che la spinge a restare). la riflessione, così vera, sulla domanda che tutti ci troviamo ad affrontare, prima o poi: per cosa vale la pena di lottare?

La risposta non è scontata. Perdere le persone care, soprattutto nell’età di Mia, convivere con i ricordi e con il dolore è una sfida che richiede una forte volontà di vivere. C’è un momento, nella storia, in cui emerge la fragilità dell’attimo, la consapevolezza che nessuno ha il potere di trattenere gli altri, o la felicità, né di impedire il cambiamento. Mia ricorda un giorno trascorso con i genitori, i loro amici e Adam, con cui aveva suonato una cover di “Today” degli Smashing Pumpkins: un momento perfetto nella sua semplicità, che diventa il simbolo di una felicità innocente e inconsapevole, impossibile da ritrovare. Scegliere di restare, per la protagonista, significa credere ancora nel futuro e nella possibilità di amare, anche se l’incantesimo si è spezzato e niente potrà mai tornare come prima.



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