MARIO CALABRESI/ Chi è il direttore de La Stampa ospite di Che tempo che fa

- La Redazione

Stasera a Che tempo che fa ci sarà tra gli ospiti Mario Calabresi. Figlio del noto commissario Luigi, è il direttore de La Stampa e ha anche scritto diversi libri

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Mario Calabresi (Infophto)

Stasera a Che tempo che fa ci sarà tra gli ospiti Mario Calabresi. Nato a Milano il 17 febbraio del 1970, è sposato con Caterina Ginzburg ed è padre di due gemelle. Rimane orfano a soli 2 anni: suo padre, Luigi Calabresi, commissario di polizia nel capoluogo milanese, viene assassinato dopo un periodo di fortissime pressioni e minacce in seguito al decesso dell’anarchico Pinelli. Il suo omicidio rimane uno dei fatti simbolo di quei tragici anni, anche per le modalità barbare con cui fu assassinato: i sicari lo uccisero arrivandogli alle spalle. Ha due lauree, la prima conseguita in Giurisprudenza e la seconda in Storia, entrambe conseguite presso l’Università Statale di Milano. Una volta terminato il suo brillante percorso universitario decide di intraprendere la strada del giornalismo e viene ammesso all'”Istituto per la formazione al giornalismo” intitolato a Carlo de Martino.

Sul finire degli anni ’90 ha il primo incarico di rilievo: lavora presso l’Ansa, per cui svolge la funzione di cronista parlamentare. Nel 1999 cè il primo importante contatto con la carta stampata: a chiamarlo è Ezio Mauro, da tre anni al timone de “La Repubblica”, che gli affida un ruolo nella redazione di politica del giornale. La collaborazione con il quotidiano fondato da Scalfari dura solo un anno, perché nel 2000 approda a “La Stampa”. Vi resterà per 2 anni e sarà il narratore dei tragici attentati dell’11 settembre per il quotidiano di Torino. L’anno successivo all’11 settembre riapproda a “La Repubblica” con un ruolo di primissimo piano all’interno dell’organigramma redazionale e vince il “Premio Ischia”, risultando uno dei giovani giornalisti più importanti di quegli anni. Ha infatti il ruolo di caporedattore centrale vicario e 5 anni dopo viene scelto come nuovo corrispondente del giornale dalla “Grande Mela”. Da qui seguirà l’elezione di Barack Obama, primo presidente afroamericano della storia Usa.

La sua è una parabola vertiginosa, perché nel 2009 viene scelto come successore di Giulio Anselmi alla guida de “La Stampa”, a cui quindi fa ritorno dopo 7 anni e dove ricopre tutt’ora tale ruolo. Oltre che affermato giornalista è anche scrittore. Nel 2007 ha dato alle stampe “Spingendo la notte più in là”, opera dedicata e incentrata su chi, come lui, ha subito la violenza diretta o indiretta del terrorismo e di cui è stata messa in scena una trasposizione teatrale con protagonista il noto attore Luca Zingaretti. Nel 2009, anno in cui è stato chiamato alla direzione del quotidiano di Torino, ha dato alle stampe il suo secondo libro: “La fortuna non esiste. Storie di uomini e donne che hanno avuto il coraggio di rialzarsi”. Il libro è un’indagine approfondita sulla grande capacità del popolo Usa di non abbattersi di fronte alle difficoltà e di riuscire sempre a rimettersi in gioco, anche nei momenti di crisi più profonda del cosiddetto “sogno americano”.

Due anni dopo è la volta di ” Cosa tiene accese le stelle. Storie di italiani che non hanno mai smesso di credere nel futuro”, libro che è una sorta di versione “italiana” del suo predecessore e dove Calabresi racconta le storie di quegli italiani che non si sono mai arresi. Due anni fa ha pubblicato “A occhi aperti, 10 grandi fotografi raccontano i momenti in cui la Storia si è fermata in una foto”, libro in cui ha raccolto alcuni degli scatti che hanno immortalato momenti che hanno cambiato la storia e in cui ha narrato le vicende personali di chi quelle foto ha scattato.

Tra la pubblicazione dei suoi ultimi due libri prima di quello appena uscito, ha avuto modo di cimentarsi nella conduzione di un programma televisivo, dal titolo “Hotel Patria”. Questa sera da Fabio Fazio parlerà di “Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa”, suo ultimo libro in cui ripercorre l’avventura umana e professionale di due suoi zii medici che decisero di lasciare il nostro Paese e dedicare la propria vita ai malati in Africa.

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