DOMENICO ASSINNATA / Chi è il personaggio di cui si parlerà a Le Iene Show (oggi 7 dicembre 2015)

- La Redazione

Domenico Assinnata, chi è il personaggio di cui si parlerà questa sera a Le Iene Show: Pluripregiudicato per associazione mafiosa è propietario della casa dell’inchino nella processione

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Immagine di archivio

Questa sera nell’ultima puntata de Le Iene Show si parlerà tra i vari servizi di un caso importante legato a Domenico Assinnata e alla processione di Santa Barbara a Paternò (Ct) con inchino provocatorio davanti alla casa di un presunto boss mafioso. Il caso verrà presentato e approfondito dalle iene ma ora è interessante cercare di capire di che termini stiamo parlando. La sfacciata manifestazione di potere che alcuni “fedeli” di Santa Barbara, hanno messo platealmente in scena a Paternò, durante una processione in onore della patrona cittadina il 2 dicembre scorso, ha di certo sollevato il velo sulla penetrazione mafiosa, che ancora persiste in alcune cittadine siciliane. Il simulacro della Santa nei giorni riservati in suo onore è stato portato, infatti, in giro per la città normalmente, ma una volta giunto dinanzi ad una casa del centro storico, è stato fatto “inchinare” (per ben due volte) quale saluto a per l’appunto presunto boss mafioso. Non è la prima volta che queste manifestazioni di pseudo affetto mafioso sono messe in scena, ma è sicuramente la prima volta che la risposta non si è fatta attendere per giorni, ed è giunta nelle ore successive alla processione. Come ricorda Repubblica, già nella serata del 2 dicembre è giunto, infatti, un duro divieto del questore di Catania, che ha proibito tutte le manifestazioni (civili e religiose) che dovevano concludere i festeggiamenti della Patrona di Paternò. Ma chi era il proprietario della casa, dove la Santa è stata costretta ad inchinarsi? L’abitazione era abitata da Domenico Assinnata, pluri pregiudicato legato a doppio filo al potente clan dei Santapaola, come riportano i colleghi di Sky Tg 24. Assinnata è in carcere dai primi mesi di quest’anno. Era, infatti, il 14 aprile quando i carabinieri del Ros l’hanno posto in stato di arresto, insieme al figlio, e trasferito nel supercarcere di Bicocca (CT). Il mafioso deve scontare una condanna definitiva, passata in giudicato, per reati estortivi di natura mafiosa, egli nella piccola città etnea era il referente di uno dei più potenti clan siciliani, quello legato a Nitto Santapaola, clan che tra le sue fila conta mafiosi implicati finanche negli omicidi dei giudici Falcone e Borsellino. Assinnata deve scontare una pesante pena residua di cinque anni e otto mesi, come riporta il quotidiano locale catanese, Catania.live ma è interessato da altri processi in corso, tutti di natura mafiosa, processi che potrebbero far triplicare la condanna che deve espiare. Il boss, infatti, nei 63 anni della sua esistenza è stato al centro di numerosi indagini, non ultime quelli che hanno visto la cittadina di Paternò interessata di una faida mafiosa, che ha lasciato sul terreno decine di cadaveri.
L’efferatezza dell’uomo è certificata da migliaia di pagine di indagini, comprensive di intercettazioni telefoniche ed ambientali. Sono proprio quest’ultime a dare il senso dell’esistenza dell’uomo, un uomo che non si faceva scrupoli di ordinare omicidi a ripetizione, come viene riportato in alcune passate cronache del Corriere della Sera. Assinnata pertanto non era in casa durante il passaggio del simulacro, ma gli inquirenti sembrano avere le idee chiare. Al balcone dell’appartamento c’erano i più stretti parenti del boss, e il segnale lanciato dai “portantini” era diretto sicuramente a loro, e aveva lo scopo di fare arrivare un segnale di affetto e di vicinanza al boss detenuto nel carcere etneo. Sempre secondo i colleghi di live.sicilia.it durante l’inchino di Santa Barbara hanno esultato, e lo hanno fatto per sottolineare la vicinanza della grossa cittadina, verso quel potere mafioso che da sempre governa la città. Parimenti però, ed è la prima volta che questo avviene, molti cittadini comuni e fedeli, si sono dissociati e hanno lasciato la manifestazione religiosa. Le forze dell’ordine da parte loro erano li pronte a video riprendere quanto accadeva. Fonti investigative, (così come riporta il sito di Rai news) ci tengono a sottolineare che le immagini sono state subito visionate, ma allo stato attuale non è possibile procedere a nessun fermo, in quanto di fatto nessun reato durante la processione è stato commesso. Non è la prima volta che una manifestazione del potere mafioso, sceglie il connubio con la religiosità per manifestarsi al grande pubblico. Le diffide però non sono servite a evitare che alcuni portantini potessero manifestare per l’ennesima volta il loro “affetto”, (non certo quello dell’intera chiesa e dei suoi fedeli) ad una persona inquisita per mafia. Per scongiurare tali incresciosi episodi infatti si deve promulgare una legge ad hoc che li vieti, e sono in molti a chiedere a gran voce al legislatore che questo avvenga nel più breve tempo possibile.







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