MON ROI/ Il film che “entra dentro” lo spettatore (e non lo lascia più)

La spettacolare capacità del cast del film di Maiwenn, spiega CLAUDIA CABRINI, sembra quasi voler obbligare, con dolcezza, al coinvolgimento completo lo spettatore

09.12.2015 - Claudia Cabrini
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Una scena del film

“Le Figaro” ha definito Mon Roi come “un film forte come un caffè ristretto”, critica che non ho potuto evitare di notare purtroppo, poiché scritta in chiare lettere dorate sul pressbook dato a noi giornalisti nel corso dell’anteprima stampa. Ammetto che lo “slogan” mi ha stupito e, di primo acchito, aiutata al pregiudizio. Credevo infatti, anche a “causa” dell’etichetta “film drammatico” di fianco al suo titolo in copertina, che questo fosse un prodotto amaro – probabilmente associazione legata al fatto che io l’espresso lo bevo sempre così com’è, senza zucchero -, come uno di quei racconti in cui devi esser preparato, di mente e di cuore, prima di sederti davanti al grande schermo. Ma l’esperienza mi ha insegnato che il “credere” ancor prima dei titoli di testa non è mai una buona partenza.

Così ho tratto un lungo sospiro, cercando di cacciare ogni pensiero che già stavo formulando tra me e me sulle ipotetiche prestazioni attoriali dei primi protagonisti, e mi sono pregata di non leggere altro, come chi fosse il regista o lo sceneggiatore. E, cosa ancora più importante, ho evitato come la peste di imbattermi nelle righe introduttive allo spettacolo che di lì a poco sarebbe incominciato: niente sinossi. Mi son seduta, al cinema, e ho semplicemente atteso il via, così come quando al liceo nelle ore di “CineLab” il televisore d’improvviso s’accendeva e tu non sapevi – più o meno – cosa avresti mai potuto aspettarti.

Portarsi impreparati di fronte a un’opera di tale rilevanza credo sia l’errore più bello che ognuno di noi possa e debba mai fare. Nonostante i 128 minuti di proiezione – più di due ore di film per intenderci – Mon Roi non stanca ma affascina, seduce, ammaglia e conquista. Nonostante il racconto sia tosto e sì, drammatico, per davvero, nulla sconvolge e nulla annoia. Mon Roi racconta la vita, e la vita di coppia, nel modo più vero, sensibile, reale ed emozionante che possiate mai immaginare e, ve lo assicuro, mi è difficile scriverne poiché è questo uno di quei film che irrimediabilmente ti entrano dentro e non se ne vanno più.

Lei è Emmanuelle Bercot e ha vinto il premio Miglior attrice al Festival del cinema di Cannes. Qui veste i panni di Tony, avvocatessa biondina e tutta pepe che una notte, in discoteca, incontra Georgio, un bel Vincent Cassel nelle vesti di un affascinante imprenditore giovane, molto bello e corteggiato, che di una relazione stabile pare non ne abbia affatto voglia. La storia di un amore, quello tra Tony e Georgio, durato più di 10 anni, che nel tempo li ha visti crescere e mutare e che, scena dopo scena, accompagna al mutamento anche l’intera platea. Non voglio raccontarvi altro perché già la brevissima presentazione dell’incredibile sceneggiatura firmata da Etienne Comar e diretta da Maiwenn, tende a banalizzare un prodotto cinematografico che banale assolutamente non è.

La spettacolare capacità del cast intero sembra quasi volerti obbligare, con dolcezza, al coinvolgimento completo. Una recitazione vivida e satura di contenuti ed emozioni, fa di Mon Roi uno dei capolavori cinematografici a mio parere più preziosi dell’anno. Una vita, coniugale ma non solo, quella di Tony e Georgio, mostrata a parole, ma soprattutto a fatti; e suoni, tanti. E poi gli sguardi, sprazzi magici in grado di connettere due vite, due amanti e a loro tutto il pubblico spettatore, senza lo sprecare di un monosillabo soltanto. 

In Mon Roi nulla è fuori posto ma tutto sta bene lì, dove si trova. Un film di cui ancora oggi mi è difficile parlare, e parlare bene, perché, lo ammetto, quando mi scontro con qualcosa di incredibilmente bello mi succede. Accade che talvolta l’arte (del Cinema) ti lasci senza fiato, lacrime o parole proprio come stavolta è accaduto a me e mi auguro la cosa possa capitare anche a voi. Non perdetevi Mon Roi per nulla al mondo e grazie, di cuore, a tutto il cast per averci lasciato in eredità e per sempre un’opera filmica di questo (altissimo) livello.

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