FESTIVAL DI SANREMO 2015/ Conti batte Fazio (ma che strazio le “esche” da auditel)

- Gianni Foresti

Carlo Conti sta surclassando negli ascolti Fabio Fazio. Ma anche nella simpatia. Non è tutto oro però quel che luccica. Ci spiega perché GIANNI FORESTI commentando la seconda serata

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Carlo Conti e Arisa (Foto: Infophoto)

Carletto, il Moro di Sanremo, sta surclassando negli ascolti il compagno Fabio Fazio. Ma anche nella simpatia. Tuttavia se finora i media aleggiavano un festival democristiano, per par condicio, è arrivato il rifondarolo Claudio Amendola con la sua retorica a presentare il suo ultimo film (leggi marketta) e la tanto attesa Conchita Wurst, vincitrice ad hoc e non per caso del Festival europeo. A Sanremo in veste “solamente” di artista, ma vestito e truccato da donna. Però ha cantato dopo la mezzanotte e il Carletto ha fatto solo domande di circostanza, liquidandolo velocemente.

Alcuni accorgimenti tecnici per gustare il festival. Non fatevi distrarre  dalla scenografia multimediale, ravvivata in maniera sgargiante dalle luci colorate. Anche la regia, troppo da videoclip, ci allontana dall’ascolto delle canzoni. Ci voleva più di sobrietà. 

Passiamo alla corte di Carletto il Moro. Arisa, è meglio che canti, troppo finta per presentare. Emma ha la presenza fisica, ma legge il gobbo come una scolaretta in una recita delle classi elementari. Per la bella Rocio un grande applauso, regge il palco in maniera naturale, recita anche lei, ma lo sa fare. A che servono i super ospiti in una rassegna canora? A parte il Biagio da Rozzano che ha cantato e parlato di speranza (ma le calze le ha dimenticate in spiaggia?) gli altri sono marketing tv, specchietti per le allodole e gli ascolti.

Joe Bastianich,  è come il prezzemolo utilizzato nei suoi ristoranti. L’Oscar Charlize è  sempre meglio vederla al cinema. Non è colpa sua, l’intervista sembrava un Letterman show dei poveri, ma almeno non ha parlato del suo attivismo pro gay. Angelo Pintus è il comico del momento, dicono che sarà l’erede di Fiorello… Deve farne di strada, anzi di piazze (leggi Karaoke). Poi un pizzico di sport che non fa mai male, ed ecco Vincenzo Nibali e poi il mio capitano, Javier Zanetti. Se non volete farvi influenzare dalla cornice televisiva, meglio seguire il festival alla radio. 

Parliamo delle canzoni, il clou della serata. Si parte subito (meglio così) con le  Nuove proposte. Atmosfera e schede personaggi da talent televisivo per non farci mancare nulla. Brevi, per fortuna.

Kutso. Testo da 50 sfumature di grigio, copia avariata di Alberto Fortis. 

Kaligola. Rap melodico alla Caparezza, niente di nuovo. “Stilla il sangue delle rose sulla neve del giardino”. Poetica banale.

Enrico Nigiotti. Non male, potrebbe fare strada. 

Chanty. Interpretazione particolare, testo leggero, ma bel vestito, bella presenza e bella pettinatura.

Poi i big.

Nina Zilli. Sarà che il blues mi piace, sarà che sono un estimatore di Mauro Pagani, la sua canzone mi è piaciuta.

Anche quella di Marco Masini non è male.

La Tatangelo è diventata donna, fa più la sua immagine che il motivo scritto da Kekko dei 

Modà

I tre mini-tenori, il Volo, hanno una gran voce, ma potevano continuare a maturare all’estero.

Irene Grandi non è mai esplosa e a maggior ragione con questo brano resterà al palo.

La melodia di Raf mi ha appisolato. 

Fragola maturerà sull’Isola dei Famosi come Scanu?

Biggio e Mandelli, deludenti, lasciamoli perdere, finti Cochi e Renato. 

Moreno, rimandiamolo ad Amici, mentre Bianca Atzei a parte gli zigomi alla Ferilli, è da invitare a cena.

Pensiero della notte fonda. Le serate del festival in TV dovrebbe essere più corte: meno super ospiti, soprattutto quelli del momento e quelli inutili per attirare il pubblico, indi share.  Ma questa è la tv.

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