ITALIANO MEDIO/ Maccio Capatonda e il “microcosmo” che diventa film

- Dario Zaramella

Dopo il successo riscosso con sketch e video piuttosto brevi, Maccio Capatonda dirige il suo primo lungometraggio. La recensione di DARIO ZARAMELLA del film Italiano Medio

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Una scena del film
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Marcello Macchia, in arte Maccio Capatonda, è un nome che non risulta nuovo alle generazioni cresciute con Mai Dire e la Gialappa’s Band. Il format era semplice ma efficace: una serie di sketch di pochi minuti, una comicità prevalentemente nonsense e basata sulla ripetizione di tormentoni che ancora oggi, a distanza di anni, riescono ad accendere ben più di una lampadina. proprio all’interno di una simile cornice televisiva che Maccio & co. riescono a ritagliarsi una nicchia di aficionados, andando a creare un vero e proprio microcosmo comico fatto di personaggi monoespressivi, frasi sgrammaticate e una forte vena parodistica. I suoi fake trailers, della durata massima di due minuti, sono la perfetta espressione del suo stile comico, e, grazie anche a Youtube, hanno conosciuto una notevole popolarità, andando a creare personaggi iconici quali Herbert Ballerina (pseudonimo di Luigi Luciano) o Padre Maronno.

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Italiano Mediosegna l’esordio alla regia cinematografica di Maccio, già approdato al piccolo schermo con la sua serie televisiva Mario. Riprendendo l’idea alla base di un suo vecchio fake trailer, in questo film Maccio interpreta Giulio Verme, convinto ambientalista in una società che prende più seriamente l’eliminazione di un concorrente da Mastervip – parodia di tutti i talent show in voga al momento – piuttosto che il surriscaldamento globale. Vedendolo sprofondare sempre più nella frustrazione più nera, l’amico d’infanzia Alfonzo (Herber Ballerina) dà a Giulio una pillola che riduce le funzioni cerebrali al 2% (contro il 20% dell’uomo comune). Il risultato è una versione capovolta e parodica di Limitless, in cui Giulio, sviluppata una sorta di doppia personalità “a la Dottor Jekyll & Mr. Hyde“, dovrà trovare un modo per fermare la cementificazione selvaggia di un bioparco a opera di una multinazionale. E magari, nel frattempo, mettere un po’ di ordine nella propria vita, visto che ben presto la questione della pillola e della doppia personalità inizia a sfuggirgli di mano. 

La comicità di Capatonda si basa da sempre sullo sketch, sulla sinteticità; la vera sfida, in un lungometraggio, è riuscire a tenere alta l’attenzione dello spettatore senza cadere nel baratro della ripetitività. Il rischio è alto, ma sorprendentemente il regista riesce a raccontare una storia coesa, nel complesso coerente, pur senza snaturarsi e rinunciare agli amatissimi siparietti. Nonostante le infinite citazioni e i personaggi, perlopiù grottesche macchiette più che individui a tutto tondo, non si perde mai il sottile filo rosso che lega i frammenti di quel microcosmo, e che è vero discrimine tra il video da due minuti e il lungometraggio narrativo. 

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Ho parlato di microcosmo, perché il regista, pur essendo alla sua opera prima, si autocita con la stessa nonchalance di un Burton o dei Monty Python. La differenza è che, se registi affermati possono pescare liberamente nella propria filmografia, giocando con elementi facilmente reperibili dal pubblico, qui la situazione si fa più complessa, perché a essere citati sono episodi di serie tv, sketch radiofonici, spezzoni di programmi sparsi per la rete. Chi non ha vissuto sulla propria pelle un certo tipo di cultura televisiva a cavallo tra gli anni ’90 e il 2000, quindi, rischia di perdersi il riferimento a Mariottide; chi non ha visto la serie tv Mario potrebbe non capire perché un personaggio venga costantemente sottotitolato, guastandosi la genuinità della risata. Per tutti gli altri, invece, l’autocitazionismo è un valore aggiunto, e si va a inserire nella lunga sfilza di omaggi che il regista rende al proprio passato da videomaker, oltre che ai film che lo hanno più segnato.

Italiano Medio, insomma, è un esordio più che positivo. I personaggi macchiettistici e grotteschi, l’umorismo che strizza l’occhio al nonsense, l’esagerazione estrema e caricaturale, sono aspetti che ben si amalgamano con una satira amara e cinica fino alla fine. Non che non ci siano delle cadute di stile: a volte la satira diventa troppo esplicita, e viene ribadito a parole quello che le immagini già dicono con sufficiente chiarezza; per lo stesso motivo, alcune gag vengono ripetute un po’ troppo spesso, togliendo parte del divertimento.

Nonostante qualche perdonabile pecca, comunque, Italiano Medio rimane uno dei film comici più interessanti che l’Italia abbia sfornato negli ultimi anni. Può risultare indigesto ai cultori della comicità tradizionale e del politically correct, ma se si riesce ad andare oltre alle apparenze (volutamente) rozze, ci si trova davanti a un film genuinamente divertente e ben ritmato. 

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