JOHN WICK/ Il film su una vendetta, con il “nulla” intorno

- Gianni Foresti

Nelle sale cinematografiche è uscito il nuovo film con protagonista Keanu Reeves. Per GIANNI FORESTI si tratta di una pellicola di cui ci si dimenticherà in fretta, per più di un motivo

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Una scena del film

Mia sorella Zoe (fine psicologa), dopo aver visto American Sniper, mi ha dato del guerrafondaio perché nella mia recensione ho esaltato il film. Chissà se vedesse John Wick…. Si tratta di un western, in cui uno spietato killer che aveva deposto le armi, per amore ritorna sulla scena. La moglie, morta di malattia, gli ha lasciato come consolazione un piccolo cane. Non ci sono i pellerossa o il despota della town, ma ci sono i russi cattivoni che gli rubano l’auto vintage e gli ammazzano il cucciolo. E John Wick si scatena nella vendetta. 

Li ho contati, ha fatti fuori una sessantina di nemici. “Ho prenotato un tavolo per dodici”, è la prima vera frase che Keanu Reeves dice nel film dopo averne fatti fuori appunto una dozzina. C’è da dire che non parla molto, anzi, però spara e picchia come un indemoniato. Dopo il non esaltante 47 Ronin, Reeves lascia le spade e diventa un samurai, un ronin, con pistole e fucili. 

Anche questo film, come il precedente, non lascerà traccia nella storia del cinema, ce ne dimenticheremo in fretta. È vero che è un “fumettone”, ma sulla figura del protagonista non c’è nessuna introspezione a parte il rimarcare che gli han ammazzato il cane. Ricordo della moglie direte, non solo, frutto di una concezione animalista, dico io. Strana l’America, pronta a far discussioni sul cecchino di Clint, andato in Iraq a svolgere il suo lavoro di soldato, mentre s’intenerisce per un cane ucciso. E alla fine del film, vediamo Reeves/Wick al canile a prendere un altro cucciolo. Ma non è un beagle come quello iniziale, è invece di una razza da combattimento, più confacente all’immagine del suo padrone.

John Wick è il giustiziere, vuole vendetta, sangue, tipico di chi ha subito un torto, naturale nell’uomo. Ma Reeves è veramente una statua di marmo senza espressione, da invidiargli solo il fisico e la Mustang del ’69, non certo l’interpretazione. Un robot invincibile che punta solo al suo scopo, vendicarsi. E qui non ci son santi che tengano. Sceneggiatura banale e scontata, solo pum pum e violenza esasperata. Domanda: ma, in fondo in fondo, chi sono i veri cattivi, John Wick oppure i malavitosi russi?

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