SFOOTING/ Scrivete a “La Cassetta dello Sport”: ogni “Perché?” ha il suo “Perché!”. Perché? Perché è così!

- Comic Astri

I COMICASTRI lanciano una nuova iniziativa: “La Cassetta dello Sport”, una casella postale per sole mail dedicate alle grandi domande sullo sport. Ogni perché troverà risposta

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Mike Tyson (Infophoto)

Ormai lo conferma anche la pubblicità: “Le grandi domande sono cambiate”. Una volta ci si chiedeva: chi sono io? da dove vengo? dove vado? e, soprattutto, chi mi porta? Da quando, però, hanno inventato i navigatori satellitari, nessuno si arrovella più su questi dilemmi esistenziali. Oggi – e per scoprirlo basta interrogare i motori di ricerca su internet – sono altre le questioni capitali che assillano i nostri contemporanei. Domande del tipo: esistono ancora le persone del 1800? perché non c’è un cibo per gatti al gusto di topo? se voglio un boomerang nuovo, come faccio a sbarazzarmi di quello vecchio senza che mi torni indietro? Al Bano e Romina sono tornati a esibirsi insieme per una ragione sentimentale (Il ballo del qua qua) o per un sentimento scientifico-razionale (Il ballo del quark quark)? Perché, se una giocatrice di tennis è brutta, non si dice che è una racchietta?

Lo sport, in effetti, è una fucina di curiosità che faticano a essere soddisfatte. E allora, per cercare di trovare le risposte giuste, abbiamo lanciato un’iniziativa: “La Cassetta dello Sport”. Di che si tratta? una casella postale per sole mail dedicate alle grandi domande sullo sport. Perché ogni “Perché?” ha sempre il suo “Perché!”. Perché? Perché, perché Perché è così e basta! bastato solamente un accenno delle nostre intenzioni che ci siamo ritrovati immersi dai quesiti: in pochissimi giorni ne sono già arrivati decine di centinaia di migliaia. Questi li abbiamo selezionati per voi.

Mi chiamo Emilio Modenese, sono originario di Piacenza, ma ora abito a Reggio Emilia. Lavoro a Bologna e passo di solito le mie vacanze sui Lidi ferraresi. Ho una domanda che mi assilla, a tal punto da procurarmi ogni volta che me la pongo un forte indolenzimento della Spal. Sono un tifoso del Parma: perché la mia squadra è fallita?

La vicenda parte un po’ da lontano, anzi da Tanzi anni fa. Correvano gli anni Novanta, e il Parma correva con loro nelle zone alte della serie A; a quel tempo di proprietà della Parmalat, era una squadra che sfornava campioni e bel gioco. Poi, il crac dell’azienda di Callisto Tanzi pose fine al sogno. Per i tifosi, fu come bere un bicchiere di latte cagliato: la cosa non andò proprio giù! Le cause? Inutile piangere ora sul latte versato. Avvenne e basta, certo è che i guai ebbero inizio lì. Questa la storia condensata, come in un tubetto di latte. Condensato!

Mi chiamo Donald McDonald’s e vi scrivo da Edimburger, un sobborgo di Edimburgo famoso in patria come “la capitale degli hamburger”, di cui sono ghiotto e davanti ai quali non so resistere: mai saltato un pasto! Gli unici salti che mi concedo sono quelli dell’atletica. Perché mai, dunque, gli scozzesi, che pur sono bravi in tanti sport, non si fanno notare anche nel salto con l’asta?

In realtà, una lunga tradizione di saltatori ha sempre accompagnato questo popolo, assai fiero delle proprie origini. Infatti, secondo il noto studioso (noto soprattutto agli internauti, poiché i suoi testi sono rintracciabili esclusivamente online) di storia scozzese, Ian McIntosh, fin dai tempi dei primi insediamenti celtici gli scozzesi praticavano un particolare tipo di salto, il salto con lastra, utilizzando pezzi di lamiera delle dimensioni di uno scudo, con i quali si facevano letteralmente catapultare sui nemici. Qualcuno addirittura ha paventato che siano stati loro i veri inventori della specialità, così come è conosciuta ai giorni nostri; certo, allora veniva praticata con il tipico kilt, il tradizionale gonnellino. Perciò, in ogni caso, era davvero un gran bel vedere, soprattutto per le signore del tempo, che numerose assiepavano gli spalti delle competizioni sportive. 

Mi chiamo Gino Benvenuti, sono un tipo pugnace, ho sempre affrontato la vita come un ring, talvolta sono andato ko, ma mi sono sempre rialzato, anche se, dovendo fare un bilancio, oggi mi ritrovo con un pugno di mosche in mano. Mi piace tanto la boxe. E vorrei che mi aiutaste a rispondere a una domanda difficile, per me inspiegabile, davanti alla quale mi sentirei quasi di gettare la spugna. Perché a Mike Tyson è rimasto il desiderio di affrontare un’altra volta Evander Holyfield?

Con tutta probabilità, si tratta della cosiddetta “Sindrome da grande match”. Questa sintomatologia prende il nome dal recente (2013) film, “Il grande match” diretto da Peter Segal, che vede come protagonisti due pugili (interpretati da Sylvester Stallone, il famoso Rocky Balboa, e Robert e Niro, indimenticabile interprete di Toro scatenato) eternamente rivali, ma ormai in pensione, che decidono di giocarsi la “bella” (dopo una vittoria a testa) a trent’anni di distanza dal loro ritiro dal ring. Dopo i titoli di coda del film, il manager Dante Slate jr fa di tutto (e il progetto non è ancora stato abbandonato…) per convincere Tyson e Holyfield a sfidarsi di nuovo, a quasi vent’anni di distanza dal mitico combattimento. In quel 28 giugno 1997 – come tutti ricordano – Tyson, nell’intento di strappare la corona dei pesi massimi al campione uscente, riuscì nella ben più modesta impresa di strappare a morsi un orecchio all’avversario, sputandolo immediatamente a terra. Dopo di allora Tyson, colpito in una sorta di pena delcontrappasso da un’insidiosa forma di parotite epidemica (meglio conosciuta con il nome popolare di “orecchioni”), ha deciso di ritirarsi dal ring e rifugiarsi in una poco nota masseria del Salento, dove ha scoperto i piaceri della cucina pugliese. Ora, però, dopo anni di orecchiette alle cime di rapa, vorrebbe tornare a cimentarsi con qualcosa di più… sostanzioso. “Questa volta – ha dichiarato Tyson – non sputerò nel piatto dove ho mangiato, perciò non sputerò più l’orecchio”. Holyfield, interpellato in proposito, avrebbe però fatto “orecchie da mercante”, affermando che non “sente” più la voglia di rivincita come un tempo. 

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