FOCUS – NIENTE COME SEMBRA/ Il “grande bluff” nel film con Will Smith e Margot Robbie

Il film con protagonisti Will Smith e Margot Robbie snocciola una serie di raggiri, ma alla fine racconta una storia damore. La recensione di MARIA LUISA BELLUCCI

05.03.2015 - Maria Luisa Bellucci
Focus_FilmR439
Una scena del film

Che sia chiaro. tutto un grande bluff, tranne, forse, il finale. Ma partiamo dallinizio del film Focus – Niente è come sembra. Da Nicky (Will Smith), truffatore nella vita e di discendenza familiare per parte di padre e nonno. Non un truffatore qualsiasi. Uno in giacca e cravatta, distinto ed elegante, circondato da unaurea di definita e innocente bellezza che rassicurerebbe chiunque. Nicky è specializzato, soprattutto, in furti e raggiri di alto livello che gli hanno permesso di dar vita a una vera e propria industria del settore. Tutto organizzato. Tutto perfetto. Tutto agilmente e silenziosamente creato e fatto scomparire in una notte per cancellare le tracce di un impero milionario e, ovviamente, clandestino.

Poi, un giorno, arriva Jess (Margot Robbie). Bella, anche lei, e ladra alle prime armi con il solo desiderio di imparare a fare della truffa una professione molto più che remunerativa. Sembra una coppia esplosiva. E infatti lo è sotto vari punti di vista. Il feeling professionale – Jess dimostra una leggerezza e flessuosità dazione che colpisce Nicky – si declina da subito in un rapporto sentimentale che rischia di minare la fredda lucidità di cui un truffatore impeccabile deve avere padronanza. Ecco la prima regola da tenere in mente: in questo mestiere non si possono avere distrazioni emotive.

Cè unaltra regola, ben più importante, che governa lagire di un truffatore (e dellintero film). La enuncia Nicky a Jess nel breve training a cui la sottopone. Se si riesce a deviare e concentrare lattenzione dellinterlocutore – il focus – su di sé, si riuscirà a realizzare qualsiasi truffa. Se, da una parte, la ragazza impara in fretta, dallaltra questa affermazione srotola davanti allo spettatore 90 minuti di raggiri che, come scatole cinesi, si aprono una dietro laltra confondendo, allinizio, lo spettatore e probabilmente conducendolo, ma solo in un secondo momento, a cogliere il punto centrale del film. Si, perché una volta enunciate le regole del gioco, noi che guardiamo pensiamo di essere diventati ormai uno di loro. A tutti gli effetti un membro della banda.

Scopriamo invece, scena dopo scena, che non è così. Perché le certezze e i trucchi che credevamo di aver imparato sono solo gli ingredienti per un nuovo, grande bluff in cui noi stessi cadiamo. Se cè una cosa, quindi, in cui regista e sceneggiatore sono bravi è disseminare fin dallinizio elementi che poi, allaprirsi delle diverse scatole cinesi, vengono raccolti dallo spettatore e ricondotti a una nuova consapevolezza. Il sentimento di chi guarda, quindi, è decisamente in evoluzione. Certo, comè normale che dovrebbe essere in ogni film. In questa storia e nel modo in cui viene raccontata, però, è diverso. Ci trasformiamo da truffati a osservatori attenti e quasi divertiti di quanto sta accadendo. E anche se non immaginiamo in che modo si risolverà il raggiro, sappiamo per certo che quello che stiamo guardando non è per niente ciò che sembra. Impariamo, in qualche modo, a non fidarci di quanto scorre davanti ai nostri occhi e godiamo senza coinvolgimenti di quello che sta succedendo. A essere distaccati, insomma. Che poi niente altro è se non la prima regola che il buon truffatore deve tenere ben presente.

Questo srotolarsi di scatole cinesi ci porta, finalmente, al cuore del film. Ovvero al personaggio di Nicky, che, nonostante regista e sceneggiatore non investano molte energie sulla sua definizione psicologica preferendo raccontarlo con gesti e azioni fortemente caratterizzanti la sua professione, è il focus dell’intera storia. Lui, nonostante la sua abilità e professionalità, infrange una delle regole sopra enunciate e si lascia distogliere da una distrazione d’amore. E c’è chi, in uno sprazzo di sincerità, lo definisce “un bravo ragazzo che ha fatto la sua scelta”.

Dopo poco più di 90 minuti di film arriviamo definitivamente alla conclusione che l’insieme di raggiri che si snocciolano scena dopo scena altro non è che un pretesto per raccontare in modo diverso una storia d’amore. Quindi sì, l’intera pellicola, come d’altra parte suggerisce il titolo, è decisamente un grande bluff.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori