CINECITT/ Se Hollywood “ama” Roma lo dobbiamo al Grande Giulio (Andreotti)

- Gianni Foresti

Hollywood riscopre Roma e torna a girare nella capitale. Una notizia importante per l’Italia. GIANNI FORESTI ci aiuta però a non dimenticare a chi si deve la rinascita di Cinecittà

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Il Selfie di Ben Stiller a Cinecittà
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Roma Capitale? Dopo l’annuncio del Giubileo, un’altra buona notizia. Ero a Roma per lavoro un paio di settimane or sono e ho incrociato il set di 007: Spectre che ha mandato in tilt il traffico facendo arrabbiare i romani. In questi giorni stanno girando il remake di Zoolander (2) e a Cinecittà,  Ben Hur. Torniamo agli sfarzi di Roma, con Hollywood sul Tevere? Speriamo. 

Un passo indietro. Rodolfo Sonego, sceneggiatore dei film di Sordi, ha affermato: “Andreotti ha ammazzato 5 film, ma ne ha fatti fare cinquemila” (tratto dal libro “Il cervello di Alberto Sordi. Rodolfo Sonego e il suo cinema” di Tatti Sanguineti, Adelphi). Sì, il Grande Giulio resuscitò nel dopoguerra Cinecittà e invogliò gli americani a venir a girare a Roma, lasciando dollari e  royalties degli incassi. 

Tra sgravi fiscali e bonus gli americani son tornati a Roma, e questo è un bene per la città, per l’economia e il lavoro. Cinecittà Studios è all’opera ed è stato aperto Cinecittà World, una sorta di parco divertimenti con a tema il cinema. 

Sicuramente si faranno vanto di ciò il paroliere Renzi e il pandista Marino, ma la storia non si cancella e neppure la sua verità. Il Grande Giulio fu definito un censore di film, ma invece valorizzò il settore. Andate a guardarvi il documentario “Giulio Andreotti. Il Cinema Visto da Vicino” presentato a Venezia 2014, sempre di Tatti Sanguineti (ma quanti anni ha?), e capirete che il cinema lo capiva e gli piaceva.

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Certo che Cinecittà visse anche dei film italiani, basti pensare a Fellini, anche se i botteghini di allora incassavano per i film stranieri. Sempre Sonego dice: “Quattro a uno”. Quattro film americani, che incassavano molto, contro uno italiano che incassava poco.

Adesso il cinema italiano è ancora alla frutta, da dopo Sole a catinelle (51 milioni di incassi) è arrivato il diluvio. Vanno solo le commedie e l’ironia, mentre i film cosiddetti “d’autore” prendono premi, ma van male negli incassi (per esempio, Hungry Hearts di Saverio Costanzo, vincitore a Venezia con due Leoni, ma poco visto al cinema). Ma qui c’è un problema autoriale di fondo.

Ripartiamo dal Grande Giulio e mettiamo una sua statua a Cinecittà.

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