MARCELLINO PANE E VINO/ Uno sguardo che da 60 anni ci ricorda che abbiamo un “amico”

- Gianni Foresti

Nel 1955 balzò agli onori della cronaca un filmetto che spodestò le grandi produzioni di Hollywood e che val la pena rivedere anche oggi. Ce ne parla GIANNI FORESTI

marcellinoR439
Dal film "Marcellino pane e vino" (1955) di L. Vajda
Pubblicità

Nel 1955 balzò agli onori della cronaca un filmetto che spodestò le grandi produzioni di Hollywood, Marcellino pane e vino, il film della morale cattolica. La pellicola girata da Ladislao Vajda ebbe un successo travolgente in Spagna e in tutta Europa. Girata con pochi mezzi e pochi soldi, ma con una buona regia tecnica e di montaggio, sbancò i botteghini. E vale la pena rivederla oggi, 60 anni dopo, e proprio nel periodo pasquale.

La Spagna di allora già precorreva i tempi in fatto di adozioni: un bimbo, Marcellino, cresciuto in un convento con 12 frati (numero degli apostoli). Non  però con Elton John e il suo socio. Un film semplice, così come lo è la storia, tratta da una favola di José Maria Sanchez Silva.

“Se non ritornerete come bambini non entrerete nel Regno dei Cieli”. Marcellino ha un cuore semplice e puro, come tutti i bimbi. Non ha sovrastrutture. Anni or sono, in un viaggio estivo, il mio figlio più piccolo, che al tempo aveva 5 anni, mi torturò a raffica per tre ore con domande: perché questo? Perché quello?

Pubblicità

Cervello, cuore e occhi aperti a tutto. Marcellino ha un desiderio semplice, di ogni bimbo, quello di incontrare la sua mamma che non ha mai visto, un desiderio di felicità, di compiutezza. Poi incontra un amico nascosto in soffitta e al cuore dei frati, il crocefisso con Nostro Signore. Gli porta pane e vino, una coperta per riscaldarlo, una poltrona perché sia più comodo, gli toglie la corona di spine perché sicuramente è dolorosa. 

Gesù gli diventa amico, come con San Pietro e gli apostoli. I frati si preoccupano della solitudine di Marcellino, ma lui risponde: “Io non sono solo: ho un amico che è tanto buono”. E Gesù esaudisce il desiderio di Marcellino che vuole stare con la sua mamma, compie il miracolo e lo porta in Cielo, lo porta nell’Eternità, Marcellino non sa cos’è la morte, Gesù lo porta al compimento della suo desiderio di felicità.

Pubblicità

Il figliolo compie marachelle, i frati lo passan per cattivo, ma può essere peccatore un bimbo? Solo Gesù vede il suo cuore. Ma veniamo al punto nodale. La mia nipotina  di 5 anni, settimana scorsa, guardando il film The Blues Brothers, ha chiesto dove avesse preso Elwood la bomboletta di mastice per bloccare i freni del camper degli inseguitori. In tutto il film non si era ancora vista perché Elwood l’aveva trafugata dove lavorava, ma la scena nel film non c’è, è stata tagliata in montaggio.

Bene, che sguardo! È come lo sguardo di Marcellino, puro, semplice, libero, senza preconcetti e aperto alla vita, non pensa, guarda, vede ciò che noi adulti (i frati) spesso non vediamo. Come vorrei essere così anch’io! I suoi occhi guardano con stupore e affetto il Crocefisso, guardano Gesù. 

Termino con una frase di don Giussani: “Per questo dico che gli occhi di  Marcellino pane e  vino sono la morale cattolica: uno sguardo pieno di meraviglia, di soggezione e di attaccamento senza eccezione, senza termine”. (“Dal temperamento un metodo” – Bur)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità

I commenti dei lettori