Squadra Mobile/ Tirabassi non salva la fiction dal suo destino. Analisi e ascolti tv quinta puntata

- La Redazione

“Squadra Mobile” arriva al quinto episodio senza appassionare e incuriosire gli spettatori. Tirabassi da solo non basta a far rivivere i fasti di Distretto di polizia. 

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I protagonisti di Squadra Mobile

Alla fine, però, Squadra Mobile stava per farcela. Sono settimane che parliamo della delusione per i fans della serie che si aspettavano altro dal prodotto finendo per restare con un palmo di naso. Ieri sera, però, stava per accadere il miracolo visto che la fiction ha tenuto testa al suo competitor nonostante il fatto che si trattasse di una puntata finale della show. In particolare, la fiction ha portato a casa ha raccolto davanti al video 3.888.000 spettatori pari al 15.42% di share, poochi decimi in meno di Carlo Conti e dei suoi vip. Questo migliorerà l’umore dei fans?

Da quanto si legge sul web, Squadra Mobile – la fiction Taodue nata come spin-off di Distretto di Polizia – ha entusiasmato i telespettatori con la sua quinta puntata. I dubbi, poi confermati di Ardenzi e Sandro, l’incontro con lo spacciatore, l’omicidio di Sabatini e la rabbia di Isabella per non essere giunta in tempo ad aiutare Cristina. I casi si sono mescolati alle storie personali dei personaggi in un modo che sembra essere riuscito a convincere la maggior parte. “Bellissima puntata! Ardenzi un grande” scrive qualcuno commentando sulla pagina Facebook ufficiale, ma si legge anche “Ci piace sempre più Ardenzi”, “Bella puntata… Come sempre Ardenzi un fuoriclasse”, “Ardenzi ormai è una conferma del cinema e della televisioni italiana…però anche Liotti fa una gran parte” e infine “E stata bellissima questa puntata, scene forti e reali”. Come andrà settimana prossima, quando ci si avvicinerà sempre di più al finale?

Un clima di attesa aveva accompagnato l’esordio di “Squadra Mobile”. I numerosi fan dell’ispettore Ardenzi bramavano il suo ritorno, rievocando le doti investigative che lo avevano reso celebre in Distretto di polizia. Giorgio Tirabassi è tornato, il carico di crimini e misfatti pure, ma i toni sono completamente cambiati, nulla riesuma l’appealing narrativo di Distretto di polizia e la presenza di Ardenzi non è bastata a decretare il successo di una fiction segnata sin dall’inizio. Puntata dopo puntata anche gli affezionati più incalliti hanno mollato la presa facendo precipitare gli ascolti sotto la soglia dei 4 milioni. Se la scorsa settimana Si può fare lo aveva battuto per poco, dopo questa puntata non gli resterà che raschiare il fondo del barile alla ricerca di quel minimo sindacabile di sensatezza necessaria a rendere una fiction almeno passabile. Nella puntata di questa sera la storia si ripete: i casi da risolvere strizzano l’occhio alla solita cronaca attuale, pane quotidiano per la fiction nostrana da prime time, ma risultano privi di qualunque senso narrativo, spurgati di ogni taglio stilistico. Si buttano nel calderone terrorismo, immigrazione clandestina, corruzione tra le forze dell’ordine senza un minimo di oculatezza e ritmo. A pepare i plot slegati dal contesto e scialbi la solita retorica sentimentale che scompagina gli equilibri professionali. La scarsa originalità comunque è l’ultimo dei problemi perché neanche la nota romance riesce a dare mordente alla fiction. che scorre nel modo più anonimo possibile. Un poliziesco? Una commedia? Un dramma? Dovrebbe essere il perfetto incrocio tra le parti e invece il risultato è un prodotto che manca di personalità: nei blitz non crea suspense, negli intrighi amorosi non alimenta la curiosità e tantomeno stimola la fantasia dei più romantici, e infine quando cerca di alleggerire i toni lo fa molto male: l’humour è latitante in tutte le sue forme, al suo posto solo una valanga di banalità. E i personaggi? Privi di sfumature, non incuriosiscono e non generano immedesimazione negli spettatori. Nato con l’etichetta di spin off “Squadra Mobile” non ha la capacità di vivere una vita propria, non perché sia costretto a essere nell’ombra del suo creatore, ma semplicemente perché la sua ragione di esistere appare sempre più precaria. (Chiara Temperato)

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