DAMIANO TOMMASI/ Chi è il Presidente dell’Associazione italiana calciatore ospite a Che fuori tempo che fa. Parlerà di calcio scommesse?

- La Redazione

Stasera va in onda una nuova puntata di Che fuori tempo che fa, il talk condotto da Fabio Fazio. Tra gli ospiti vedremo anche l’ex calciatore della Roma Damiano Tommasi

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Damiano Tommasi

Torna questa sera Che fuori che tempo che fa, il programma del fine settimana di Raitre condotto da Fabio Fazio. Ospite in studio sarà Damiano Tommasi, ex calciatore di Verona e Roma con all’attivo 262 partite in Serie A. Appase le scarpette al chiodo, però, Tommasi ha vestito, dal 2011, gli abiti di Presidente dellAssociazione Italiana Calciatori. E’ in questa veste che sarà ospite questa sera proprio nel momento caldo di un nuovo scandalo del calcioscommesse. Parlerà di questo questa sera oppure no? Fazio gli farà gli auguri per il suo 41esimo compleanno della scorsa settimana? 

Giocare un anno in una squadra di Serie A per 1500 euro al mese? Sembrerebbe fantascienza pura, invece è semplicemente Damiano Tommasi,  ex centrocampista della Roma, dal 2011 presidente dell’Associazione Italiana Calciatori. Nasce nel 1974 a Negrar in provincia di Verona, luogo a cui rimane sempre legatissimo. Come spesso accade, la passione per il calcio sboccia già da bambino, mostrando discrete qualità in piccole squadre dilettantistiche del suo paese fino ai 16 anni, età in cui viene reclutato dalla primavera del Verona. L’inevitabile gavetta, affrontata con dedizione, poi nel 1993 l’agognato esordio con la prima squadra in Serie B.

Quel Verona si rivelerà fucina di talenti, lanciando tra le stelle oltre Tommasi anche Pessotto e Inzaghi. Come loro, anche lui negli anni successivi cerca fortuna al di fuori di Verona scegliendo di rispondere alle sirene della Roma. Diventa poco dopo uno degli idoli della curva, presentandosi quasi subito con due goal in altrettante partite della prima fase a eliminazione diretta di Coppa UEFA. I tifosi imparano subito ad apprezzare ed amare la sua professionalità e il suo spirito di abnegazione, eccellente supporto delle giocate sfolgoranti di campioni come Totti e Montella.

La sua duttilità tecnico-tattica ne fa una pedina molto importante per quasi tutti gli allenatori che siederanno in quegli anni sulla panchina giallorossa, da Carlos Bianchi passando per Zeman (al quale il centrocampista rimarrà molto legato) e arrivando anche a Capello, l’allenatore dello scudetto romanista del 2001. Nel frattempo a 24 anni, nel 1998, arriva anche la consacrazione: la maglia azzurra. Nel 2002 fa parte della spedizione per il Mondiale di Corea e Giappone, che pur avaro di soddisfazioni per la nazionale, risulta comunque positivo a livello individuale per lo stesso Tommasi. Il rimpianto è di quelli amarissimi: il “golden goal” annullato ai supplementari era proprio il suo. Solo un probabile errore dell’arbitro lo priva dunque di quella che sarebbe stata certamente una delle sue più grandi soddisfazioni professionali.

La sua avventura romanista comunque prosegue, con soddisfazione nonostante lo scarso palmarès, fino allo sfortunatissimo crack nell’estate del 2004 durante Roma-Stoke City, amichevole estiva come tante. Un contrasto contro l’arcigno difensore Gerry Taggart costa a Tommasi il ginocchio sinistro e una lunghissima convalescenza. Tornerà in campo nell’ottobre del 2005, e in panchina c’è un Luciano Spalletti che dimostrerà subito di credere ancora in lui. Proprio in quei periodo arriva il gesto per il quale è tutt’ora considerato un’icona dell’amore per il calcio. Per riconoscenza alla squadra che lo ha curato e atteso con pazienza, il centrocampista decide di giocare per un anno con lo stipendio minimo sindacale per un calciatore di serie A: 1500 euro al mese, nulla più. Diventa ancor più, se possibile, idolo di tifosi e compagni, e nella sua ultima stagione in maglia giallorossa torna protagonista negli schemi della squadra.

Qualcosa però si rompe in quella che fino a quel momento era stata un’atmosfera praticamente perfetta. Tommasi comincia a non sentirsi più a casa sua, e mantenendo il suo solito garbo decide però di non rinnovare ulteriormente il contratto. Dopo alcune esperienze anch’esse positive in Spagna e Cina dirà basta al calcio professionistico, ritirandosi definitivamente dopo aver giocato per alcuni mesi del 2009 in una squadra dilettantistica delle sue zone di nascita. Da allora fa parte dell’Associazione Italiana Calciatori, divenendone il presidente dal 2011 e lottando con il suo tradizionale aplomb per i diritti della categoria e per un calcio più pulito.

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