MOSE / Cos’è il progetto per Venezia al centro dell’inchiesta della puntata di Report di domenica 7 giugno 2015

Il MOSE, il progetto di geoingegneria in fase di costruzione a Venezia, sarà al centro della prossima puntata di Report, in onda su Rai Tre domenica 7 giugno. Ecco cos’è e la sua storia

06.06.2015 - La Redazione
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Il , il progetto di geoingegneria in fase di costruzione a Venezia, sarà al centro della prossima puntata di Report, in onda su Rai Tre domenica 7 giugno. Ecco cos’è e la sua storia. Il MOSE, ovvero il Modulo Sperimentale Elettromeccanico, è un progetto ideato in Italia che prevede la costruzione di un sistema di dighe di ultima generazione per difendere dal pericolo dell’acqua alta alcune città lagunari come Venezia e Chioggia. Si tratta di un progetto con fini ambientalistici, mirato alla salvaguardia e alla protezione del territorio e delle bellezze artistiche di alcune tra le più belle città italiane. Il progetto ha una storia molto lunga che risale agli anni Sessanta. In questi anni (soprattutto dopo l’alluvione avvenuta a Chioggia, Venezia ed altre città vicine che ha sommerso con una marea di 194 cm di acqua i centri abitati) inizia a prendere piede l’idea che il problema dell’acqua alta possa essere risolto con un sistema di difesa tecnologico. Viene emanata, per questo motivo, la prima Legge Speciale per Venezia. Seguono molti anni caratterizzati da insuccessi: nessuno dei progetti presentati al Ministero dei Lavori Pubblici soddisfa, infatti, i requisiti richiesti e necessari. E’ solo agli inizi degli anni Ottanta che viene fondato il Consorzio Venezia Nuova, che raduna una serie di imprese italiane che lavorano nel campo delle costruzioni. Pochi anni più tardi nasce il MOSE, che viene sperimentato per la prima volta nel 1989. Il progetto del Modulo Sperimentale Elettromeccanico ha però ottenuto l’approvazione definitiva soltanto nel 2003, anno in cui sono effettivamente iniziati i lavori per la sua costruzione. Sono oltre 5 i miliardi di euro spesi fino ad oggi per completare l’opera che, al momento, risulta ultimata all’80%. Rispetto ai costi previsti nel progetto del 1989, il budget stanziato per il MOSE è considerevolmente aumentato. Questo vale anche per le tempistiche, che si sono allungate man mano che i lavori procedevano. Questo rallentamento non è, però, dovuto soltanto a questioni tecniche. Il progetto del MOSE è, infatti, stato al centro di una serie di scandali e di indagini che, nell’ultimo anno, hanno bloccato i lavori portando la questione all’ordine del giorno per l’opinione pubblica. Era il giugno del 2014 quando il caso MOSE esplose, invadendo le prime pagine di giornali e televisioni, e che (fino ad’ora) ha portato all’arresto di ben 35 persone, che al momento hanno patteggiato oppure aspettano nell’attesa che si svolga il processo. Sotto inchiesta sono finiti anche il Comune di Venezia e il Consorzio Venezia Nuova, ora entrambi commissariati. L’accusa? Una grande giro, dalle dimensioni milionarie, di appalti truccati, di fatture false e di tangenti. Un’esplosione che trova, però, le sue origini alcuni anni prima. Le indagini partono infatti nel 2009 quando la Guardia di Finanza inizia ad effettuare dei controlli sulle società collegate al Consorzio Venezia Nuova. Nel febbraio del 2013 iniziano gli arresti per frode e appalti truccati. Viene scoperto un giro di soldi sottratti dal Consorzio per essere portati all’estero, che ha come protagonisti Piergiorgio Baita, amministratore delegato della Mantovani Costruzioni, Niccolò Buson, suo socio in affari, Claudia Minutillo, segretaria personale dellex governatore Galan, e Ambrogio Colombelli. Sono questi i primi nomi che escono dalla immensa mole di carte e fascicoli delle autorità. Ma bastano poche indagini per capire che il giro è più ampio e che sono coinvolti anche personaggi politici, amministratori pubblici, dirigenti di Stato, magistrati e molti altri ancora. Anche alcune personalità di spicco della politica italiana vengono coinvolte nelle indagini, primo fra tutti il sindaco di Venezia Giorgio Orsini che viene indagato e, il 5 giugno del 2014, sospeso dalla sua carica (in seguito sarà lui stesso a presentare le dimissioni, dopo essere stato sfiduciato anche dal suo partito politico, il Pd). Ma anche l’ex presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, si ritrova presto al centro dello scandalo. Galan al momento si trova agli arresti domiciliari dopo aver trascorso 78 giorni in carcere. In questi anni di indagini sono stati selezionati tre commissari che, al momento, stanno controllando tutte le carte e tutti i conti per capire quello che è realmente successo. Il compito non è semplice anche perchè la maggior parte del lavoro svolto si trova sotto l’acqua di Venezia ed è davvero difficile da controllare. Al di là delle vicende legate agli appalti truccati, trova anche molto spazio la questione ambientalista. Fin dalla sua costruzione, il MOSE è stato oggetto di critiche da parte di moltissime associazioni di difesa dell’habitat lagunare che vedono nel progetto un rischio per il delicato equilibrio idrogeologico della laguna (compromesso dalla realizzazione di una serie di piloni di cemento, da utilizzare come supporto della struttura, che richiedono un livellamento del fondale marino). Una vicenda giudiziaria che ancora non è stata definita ma che, secondo la Guardia di Finanza, ha prodotto fino ad ora 25 milioni di euro di fondi neri e un ammanco nelle casse della città di Venezia per ben 60 milioni di euro.

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