PREDESTINATION/ Un film artigianale” per aiutare il risveglio della fantascienza

- Emanuele Rauco

Quello dei fratelli Spierig è un film complesso e fruibile, in cui i registi fanno con le immagini audiovisive ciò che lo scrittore fa con le parole. La recensione di EMANUELE RAUCO

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Una scena del film

Gli anni Duemila hanno rappresentato la rinascita del cinema di genere australiano, dopo almeno un ventennio di silenzio e oblio. I fratelli Michael e Peter Spierig sono stati i portabandiera dell’ozploitation (il genere horror più violento declinato all’australiana) con Undead, film che li ha proiettati verso Hollywood e la collaborazione con Ethan Hawke. Dopo Daybreakers, registi e attore si ritrovano insieme per Predestination, interessante film di fantascienza “adulta”.

Il protagonista è un agente temporale, ovvero un poliziotto dello spazio-tempo che ha il compito di fermare tra passato e futuro un atto terroristico, sulla sua strada incontra un uomo solitario che gli racconta la sua storia complicata, tragica e romantica. Le due vicende finiranno per intrecciarsi molto presto. 

Scritto dagli Spierig a partire da un racconto (“All You Zombies”) di Robert Heinlein datato 1958, Predestination è nelle premesse un tipico film di fantascienza basato sui paradossi temporali e i viaggi oltre le leggi della fisica come il recente Looper, ma a cui aggiunge un’atmosfera hard-boiled, da poliziesco vecchio stampo, che incide soprattutto su personaggi e dialoghi. 

Aperto da un incipit degno del miglior cinema fumettistico, il film degli Spierig è un ottimo esempio di possibilità di adattamento di una forma letteraria ostica come il racconto, quando il cinema hollywoodiano tratta il film come una forma di romanzo: ma la stringatezza degli eventi e l’importanza della scrittura, quindi del linguaggio che diventa spesso il vero protagonista in un’opera breve, permettono ai fratelli di concentrarsi sulle figure al centro della pellicola, sui dialoghi con cui costruirle e quindi sulla regia, sulla scelta delle immagini e sul loro andamento. 

Ne viene fuori un film complesso e fruibile, in cui i registi fanno con le immagini audiovisive ciò che lo scrittore fa con le parole, rendendo compatto ma allo stesso aperto, avvincente e intimo un racconto di amore, morte e vita che gioca, come i suoi personaggi, con i tempi del cinema, magari causando qualche scompenso – per esempio, il secondo atto e la rivelazione sono troppo frettolosi – ma che ne esce vincitore.

Gli Spierig qui si dimostrano più che professionisti affidabili, ma ottimi artigiani e mostrano un’ottima alchimia con Ethan Hawke, attore più volte in difficoltà fuori dall’affilato tepore del cinema di Richard Linklater, mentre qui a suo agio in un ruolo stratificato e poliforme. Un film che è uno dei non pochi segnali di risveglio della fantascienza contemporanea. 

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