ANNIE – LA FELICIT CONTAGIOSA/ Il musical sulle “belle sorprese” della vita

- Erica Dal Mas

Grazie al contributo energico del canto e della danza, si capisce subito dal film che non bisogna mai sottovalutare la prorompente bellezza della vita. La recensione di ERICA DAL MAS

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Una scena del film

Una banale interrogazione di storia sui presidenti degli Stati Uniti d’America si tramuta in una fantastica performance: così inizia un avvincente connubio tra tradizione e attualità. La protagonista di nome Annie (interpretata dalla più giovane candidata agli Academy Awards Quvenzhanè Wallis) si rivolge alla classe come un direttore d’orchestra e i suoi compagni la seguono, nel canto e nei gesti, come un coro a più voci: i pugni dei “poveri” contro le risate e il battito di mani dei “ricchi”. Questa scena iniziale esprime immediatamente la forza del film (regia di Will Gluck) e l’importanza del suo titolo “La felicità è contagiosa”. 

Cantando a piena voce una versione più moderna di diverse canzoni come “Tomorrow”, Annie corre per non perdere l’attimo, alla costante ricerca dei suoi genitori e il suo sorriso brilla nella vastità di New York. La potenza della musica, originale unione dei generi del passato con quelli del presente, accompagna l’avventura della protagonista che, dal teatro di Broadway, danza sicura e ottimista verso la contemporaneità. 

Abbandonata fin da piccola, Annie, vive in affidamento e anche ovunque, nella speranza di scoprire “Il sole del domani”: le sue origini. Ma le cose si evolveranno molto diversamente. A partire da un fortuito e salvifico incontro tra la bambina e Will Stacks, il probabile candidato a sindaco di New York (interpretato da Jamie Foxx), il canto e il ballo da musical doppiato segneranno, così, i passaggi fondamentali dell’intreccio. Gli oggetti di scena e i personaggi, nella loro doppia natura di attori e di performers non professionisti, si caricheranno di una valenza particolare, enfatizzata dalla genuina spontaneità delle coreografie adeguate alle circostanze. 

Il contrasto tra il mondo dell’emarginazione, dove la bambina deve tenere duro per sopravvivere, e il mondo d’élite, dove tutto è possibile, risalta attraverso i piani medi, il cinema nel cinema e le carrellate della cinepresa che immortalano i diversi personaggi danzanti, presentandone un’innovativa chiave di lettura. Annie, infatti, una volta salvata dal signor Stacks, capisce che il proprio compito è quello di trasferire la magia del suo sorriso nella creazione di una nuova famiglia, unita dalla sua voglia di vivere. Al contrario, il signor Stacks, capo della più grande rete di cellulari al mondo, non ha mai pensato di aver bisogno di un rapporto umano nella sua vita: il motivo è la ricchezza. Per lui è importante solo il duro lavoro di “ogni chiamata conta”, come unica cosa che gli rimane del rapporto con il padre scomparso e Annie, inaspettatamente, con la sua semplicità, insegna a quest’uomo potente, il valore della vita. 

Inizialmente Stacks, dopo un tentativo fallito di conquistarsi il favore della gente più disagiata, pensa, aiutato dalla sua brillante vice presidente Grace (interpretata da Rose Byrne) e dal suo braccio destro Guy (interpretato da Bobby Cannavale), di sfruttare il rapporto con la bambina per acquisire più voti, ma poi capisce che c’è in gioco qualcosa di più profondo: a entrambi, dunque, manca qualcosa, ma spesso ciò che si cerca, lo si trova davanti ai propri occhi. 

Stacks si rende conto di aver perso se stesso, proprio mentre la gioia di Annie tocca inconsapevolmente la profondità del suo cuore dicendo: «Si dice no per paura di dire sì». Nelle diverse soggettive, infatti, si salvano a vicenda, riportando alla luce anche le esigenze e i desideri più reconditi: la mano chiusa in un pugno diventa un’altra che con l’indice brama un misterioso “tu”. La capacità della bambina di vedere il buono in ogni situazione e il suo amore incondizionato verso chiunque, anche un cane randagio, rivoluzionerà le cose: Annie, infatti, cantando “Who I am” in continuity, con miss Hannigan (interpretata da Cameron Diaz) e Stacks, scatenerà dentro tutti i personaggi, compresa se stessa, un’interessante metamorfosi: il viaggio in un elicottero vero, se all’inizio era la volontà di possedere tutto, poi, sottolineato da campi lunghi, panoramiche e dirette riprese dall’alto, diventerà l’emblema di una particolare famiglia, dai componenti più disparati, come un dolce fuori programma. 

In conclusione, a me, personalmente, non piacciono molto i musical, ma questo film è bello e merita di essere visto perché esprime, con una straordinaria semplicità, in un perfetto equilibrio tra recitazione ed esibizione, il “contagio” della felicità capace di toccare tutti, personaggi e pubblico, indistintamente. Grazie al contributo energico del canto, della danza e della musica, si capisce subito dal film che non bisogna mai sottovalutare la prorompente bellezza della vita. È questo, ciò che il sorriso di Annie vuole trasmettere con profonda sensibilità, in un duro ma divertente gioco di ritmo e musicalità. 

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