EIJI TSUBURAYA / Non solo Godzilla: i doodle di Google “fanno la storia” (oggi, 7 luglio 2015)

- La Redazione

Google celebra Eiji Tsuburaya con un doodle animato. Ricorre oggi il 114esimo anniversario della nascita del direttore della fotografia e creatore di effetti speciali giapponese.

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Il doodle animato per Eiji Tsuburaya

Google dedica oggi il suo nuovo doodle alla nascita di Eiji Tsuburaya, ma il 7 luglio ha assunto negli anni diversi significati per Mountain View che negli anni ha presentato in questa giornata diversi loghi celebrativi. Lo scorso anno, così come nel 2013 e nel 2010, la scelta di Google è stata quella di ideare un doodle che celebrasse “Tanabata”, la tradizionale festa che si tiene ogni anno in Giappone per celebrare il ricongiungimento tra Orihime e Hikoboshi, due divinità rappresentanti le stelle Vega e Altair, secondo la leggenda amanti costretti alla separazione prima di ritrovarsi nella Via Lattea un solo giorno all’anno: il 7 di luglio. Nel 2013, mentre gli utenti giapponesi ammiravano il doodle riservato a Tabanata, gli abitanti della Federazione Russa potevano gustare quello dedicato al 150 anniversario della nascita del clown Vladimir Durov. Nel 2012 il celebre motore di ricerca ha omaggiato il poeta bielorusso Yanka Kupala, mentre nel 2011 è stata la volta dello scrittore jugoslavo Miroslav Krlea. Il 7 luglio 2009 ha rappresentato l’occasione per allietare l’Italia, vista la ricorrenza dell’anniversario della pubblicazione di Pinocchio, mentre il 7 luglio 2008 è coinciso con l’ideazione di un doodle che ha ricordato a tutto il mondo l’anniversario della nascita del pittore Marc Chagall.

Anche un’azienda produttrice di sake ha voluto renedere omaggio a Eiji Tsuburaya, il direttore della fotografia e produttore televisivo di cui oggi ricorre il 114esimo anniversario della nascita. Come riportato da Japan News, lazienda si trova proprio a Sukagawa, città giapponese della prefettura di Fukushima dove Tsuburaya è nato il 7 luglio 1901: in suo onore è stata creata una particolare versione di alta qualità della tradizionale bevanda alcolica giapponese e parte del ricavato è stato destinato alla Fondazione Ultraman creata dopo il devastante terremoto del 2011 verificatosi al largo della costa della regione di Tohoku in Giappone che causò la morte di oltre 15.700 persone.

La famiglia di Eiji Tsuburaya, il creatore di effetti speciali giapponese di cui vengono celebrati oggi i 114 anni dalla nascita, era fedele alla scuola buddista Nichiren che fa riferimento agli insegnamenti dell’omonimo monaco buddhista. Nel 1929 Tsuburaya incontrò sua moglie, Masano Araki, durante una visita di lei a Kyoto dove lui lavorava presso gli Shochiku Kyoto Studios come cameraman. La coppia si sposò nel febbraio del 1930 ed ebbe tre figli, ma in età avanzata il direttore della fotografia decise di convertirsi al cattolicesimo proprio per sua moglie.

Alcuni dei film-documentari creati dal giapponese Eiji Tsuburaya durante la Seconda Guerra Mondiale furono così di grande effetto che non solo il governo Imperiale decise di utilizzarle e elevarle così al grado di propaganda, ma anche gli Americani fecero uso della sua pellicola sullattacco a Peal Harbor. In particolare sembra che il Generale MacArthur le fece trapelare e le vendette al regista Frank Capra perché venissero utilizzate nelle pellicole Movietone, la propaganda Americana. Fra le sue pellicole di guerra ricordiamo: The Imperial Way of Japan e The War at Sea from Hawaii to Malaya. Uno degli ultimi film di Tsuburaya ha come titolo I Bombed Pearl Harbor (Ho bombardato Pearl Harbor), ha come protagonista un pilota giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale ed è stato tradotto per il pubblico di lingua inglese.

Eiji Tsuburaya è rimasto profondamente segnato dalla visione del film del 1933 sullo scimmione King Kong che infatti lo ha influenzato lungo tutta la sua carriera. A seguito del grandissimo successo della sua pellicola del 1954 Godzilla, intervistato, Eiji Tsuburaya ha dichiarato di non aver mai dimenticato la visione del film quando arrivò a Kyoto, mentre lavorava per i Nikkatsu Studios, ne trasse ispirazione e si pose come obiettivo realizzare un film con un mostro ed emulare il capolavoro di King Kong. Negli anni 60 realizzò poi King Kong vs. Godzilla (tradotto in Italiano con il Il Trionfo di Kingo Kong) e King Kong Escapes. A differenza del film da cui si ispirò, non usò la tecnica dello stop motion, che allora era molto comune per realizzare il mostro, ma utilizzò un uomo in un costume di gomma.

In Italia un cinema sui mostri, più in generale dell’orrore, non era nemmeno concepito all’inizio degli anni Cinquanta. Si passava dal Neorealismo a quelli che erano gli albori di quella che sarebbe stata la commedia all’italiana. Non c’era spazio per storie cruente e violente. Tant’è che quando Tsuburaya era a lavoro per Godzilla e Godzilla Raids Again in Italia il primo fenomeno orrorifico  era ancora molto lontano. Devono passare infatti ben quattro anni per vedere in Italia un cinema di un altro tipo da quello abituale. In mezzo Tsuburaya lavora a Jujin Yuki Otoko, Rodan, I misteriani, The H.Man, Varan the Unbelievable e Inferno nella stratosfera anche se poi in Europa il film ad avere il più grande successo fu proprio il primo, Godzilla. Bisognerà aspettare il 1959 per vedere in Italia finalmente l’arrivo dell’orrore e la nascita del cinema  dei mostri. A portare il titolo di ideatore  di questo particolare genere nel paese tricolore è Roberto Freda che insieme all’aiuto di un giovane assistente realizza Caltiki – Il mostro immortale. Le reazioni del pubblico sono discordanti anche perchè il risultato visivo non è certamente ai livelli della fluidità mostrata dall’artista giapponese, c’è ancora molto da imparare ma la strada tracciata pare quella buona. Precedentemente la coppia Freda-Bava erano già usciti nelle sale con un film innovativo che si avvicinava al genere, I Vampiri del 1957 è il primo film italiano che si proietti nel mondo dell’horror. Sono anni di grande fermento i sessanta e in Italia continuano a proporsi nuovi artisti che sulle orme tutti dello sbocciato Mario Bava provano a dare il loro meglio mostrandosi capaci e molto professionali. E’ il cinema degli artigiani ed è qui la principale differenza con quello giapponese di Tsuburaya, molto più organizzato e con uomini pronti a dividersi le mansioni per lavorare in ogni tipo di reparto. In Italia invece è spesso il regista che si inventa anche scenografo, ideatore degli effetti speciali e artista a 360. E’ così per Mario Bava, ma anche per un altro grande artista Antonio Margheriti. Sarà proprio lui a elaborare un cinema del mostro cercando di creare un sembiante sempre pronto a rendersi protagonista come accumulatore di malignità e perversione. Differenze tra il cinema giapponese del’epoca e quello del nostro paese sono evidenti, anche se poi con il passare del tempo capiremo che in Italia ci sarà un evoluzione diversa  che i mostri li farà diventare reali e li integrerà con la quotidianeità. Per questo però dovranno passare ancora molti anni, Dario Argento negli anni settanta reinventerà il thriller all’italiana.

Eiji Tusburaya era stato soprannominato “il mago” proprio perché le sue mani erano in grado di creare incantesimi che poi venivano impressi sulla pellicola. Ovviamente tutto è nato con la realizzazione di Godzilla, successo commerciale e internazionale che ha portato poi a diversi spin-off e anche a un paio di recenti remake che però non hanno registrato le attese dei fans. Insieme a Inoshiro Honda è nato un sodalizio che ha portato alla realizzazione di un film tanto controverso quanto interessante anche perchè sorretto da motivazioni puramente ideologiche. Sono interessanti le parole dello stesso regista riportate dal libro scritto da Luigi Cozzi ”Il cinema dei mostri”: “Godzilla è nato dalla collaborazione con Mori, vice direttore della Toho, il direttore della fotografia Tokugawa e naturalmente con Eiji Tsuburaya. Il film si chiamava Gojira che voleva mettere insieme il gorilla e il termine giapponese Kujira che vuol dire balena. Il nome è nato quasi per uno scherzo perchè c’era un tecnico tozzo che veniva chiamato così negli studios e decidemmo di dare quel titolo che piacque e rimase. Il riferimento che avevamo in mente era la bomba atomica. Quel problema in Giappone è sempre stato sentito e lo era molto nel 1954 quando Hiroshima e Nagasaki erano già state colpite. Abbiamo voluto dire che la bomba può distruggere tutto all’improvviso, un nuovo Godzilla può sempre sorgere e creare problemi”.

Eliji Tsuburaja si fa strada come creatore di effetti speciali nel 1937.Tra le tantissime pellicole da lui curate ricordiamo la saga di Godzilla. Come tutti sappiamo, il film narra di un mostro enorme che ha sviluppato forza e resistenza fuori dal comune e una singolare capacità di emettere raggi distruttivi. Solo lo scienziato Serizawa riesce a ragionare con lucidità di fronte a cotanta creatura che minaccia il giappone: produce una bomba potentissima e trascina Godzilla in una guerra subacquea che, per fortuna, riesce a vincere, salvando il suo paese. Se la trama di questo film rimane, anno dopo anno, sempre interessante, la sua prodizione desta una ancora maggiore curiosità. Gli effetti speciali, curati da Tsuburaja, sono ancora oggi attuali: miniature del mostro che distrugge minuscoli plastici dei palazzi, pesantissime tute di gomma che incarnano la belva, ma soprattutto le tecniche di scena: gli spezzoni in cui appare il mostro, girate ad altissima velocità rispetto al resto della pellicola, danno un fortissimo impatto agli occhi dello spettatore.E l’alito radioattivo che diffonde il nostro animalesco protagonista? un semplice disegno animato fatto direttamente sulla pellicola. Ve lo aspettavate? 

Nel secondo film dedicato a Godzilla, vediamo il mostro combattere con un’altra creatura. Due naufraghi fotografano la scena e consegnano il materiale al professore Ymane il quale, dopo una attenta analisi, riconosce in Godzilla un Anchilosauro sicuramente mutato e potenziato dalle radiazioni.Godzilla vince la battaglia ma viene alla fine scacciato dall’esercito nipponico e seppellito sotto una montagna.Anche in questo secondo film a curare gli effetti speciali è Eliji Tsuburaja.Rispetto al primo tentativo però i miglioramenti sono tanti ed evidenti: godzlla finalmente muove gli occhi!Interessante però soprattutto l’impiego di ghiaccio vero nelle scene finali.Si dice però che la fretta con cui venne montata la pellicola ne diminuì sensibilmente la resa finale dell’effetto speciale tanto curato dall’esperto.

Dal 1939, Eiji Tsuburaya ha lavorato con successo per il dipartimento specializzato negli effetti visuali della Toho Company, grande casa di produzione cinematografica giapponese fondata nel 1932. Tuttavia, stando a una sua biografia online, dopo la Seconda guerra mondiale il suo nome veniva ancora associato allimpero giapponese terminato nel 1945 e per questo venne posto in una sorta di black list del mondo del cinema. Nonostante ciò, nel 1950 guidava un team di oltre sessanta persone nella Toho e insieme ai suoi collaboratori arrivò nel 1954 alla realizzazione del celebre Godzilla, il film che portò sul grande schermo uno dei mostri più famosi mai creati.

Lo scorso 9 aprile Godzilla, il mostro creato e vestito da Eiji Tsuburaya di cui ricorre oggi il 114esimo anniversario della nascita, è stato nominato cittadino onorario e Ambasciatore per il Turismo del quartiere Shinjuku di Tokyo. La cerimoia in pompa magna si è tenuta al centro del quartiere. Una comparsa simbolica nelle perfette sembianze di Godzilla infatti è stata insignita della carica e una gigante riproduzione del celebre dinosauro è stata adagiata sui tetti della Toho Company ltd che, nel 1954, fu la culla della creatura. Perchè una carica simile ad un antico dinosauro? Il sindaco della città, ha imputato questa scelta all’incrementare del turismo che si è verificato grazie alla fama che ha riscosso il film. Ha poi spiegato che ogni luogo ripreso nelle pellicole ha guadagnato valore e interesse agli occhi del giappone itero e dei turisti.

Gli amanti dei “tokusatsu”, quelle produzioni televisive giapponesi piene zeppe di “effetti speciali” devono gran parte della fortuna di questo genere a Eiji Tsuburaya, padre riconosciuto di questa branca costellata da supereroi evolutissimi dal punto di vista tecnologico, e creatore della famosissima serie, diventata ormai un “must” per gli appassionati, “Ultraman”. Il telefilm, apparso per la prima volta sui teleschermi della TBS nel 1967, “era indirizzato in un primo momento agli adulti” come confidato dall’amministratore delegato di Tsuburaya Productions Ken Fukui, ma in un secondo momento si capì che la qualità della produzione era capace di attrarre anche un pubblico più giovane. Il successo del progetto è da attribuire in gran parte alla fidelizzazione garantita da “Ultraman”, protagonista della serie omonima, extraterrestre dal cuore nobile, capace di distruggere i mostri (kaiju) che assediavano il pianeta Terra a colpi di raggi laser ed evoluzioni meccaniche difficilmente ripetibili. Basato su una trama alle volte parecchio complessa, Ultraman, gigante buono alto oltre 40 metri, è stato protagonista nella serie principale di oltre 40 episodi, prima di ispirare una lista di spin-off e di sequel la cui fine è ancora là da venire.

Un doodle animato celebra Eiji Tsuburaya, direttore della fotografia e creatore di effetti speciali giapponese di cui ricorre oggi il 114esimo anniversario della nascita. Per l’occasione, Google ha trasformato la pagina iniziale del suo motore di ricerca in un’animazione interattiva con la quale ricreare il set di un film: cliccando con il mouse è possibile ad esempio costruire gli edifici, vestire gli attori, illuminare il set e difendere la Terra da invasioni aliene. In ogni scena (dieci in totale) bisogna portare a termine un compito prestabilito necessario alla realizzazione della pellicola. Ogni momento è ovviamente ispirato a uno dei tanti film resi celebri da Tsuburaya durante la sua straordinaria carriera. Cè ovviamente Godzilla, serie iniziata nel 1954 che ha portato sul grande schermo quello che oggi è uno dei mostri più famosi della storia del cinema. Nella versione del 1954, il mostro era interpretato da un mimo che indossava una tuta di gomma imbottita, mentre per i campi lunghi venivano utilizzati due Godzilla in miniatura. Anche gli edifici che il mostro distrugge erano modellini in scala.

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