UN MERCOLED DA LEONI/ Tra surf e California il film per “ricordarsi” cosa vuol dire crescere

- Claudia Cabrini

Uscito nel 1978, ambientato in California nell’ambiente dei surfisti, il film di John Milius non perde certo d’attualità. CLAUDIA CABRINI ci spiega perché nella sua recensione

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Una scena del film

Originariamente Big Wednesday, ha conquistato tutti i botteghini, anche quelli italiani, nel 1978 con il titolo Un mercoledì da leoni, ché d’altronde – si sa – a noi i titoli piace rifarli un po’ a nostro piacimento. Se avete tanta voglia di sperimentare, sia in cinema che in avventure, questo potrebbe essere il film estivo che fa per voi. Diretto da John Milius e dedicato al mondo del surf, catapulta in modo inaspettato in mezzo all’Oceano, stupendo lo spettatore – o per lo meno stupendo me – con una serie di incredibili e adrenaliniche acrobazie da surfista patentato.

Neanche a farlo apposta è ambientato in America, e più precisamente in California, patria del surf per eccellenza. Con la voce narrante fuori campo di Fly, veniamo introdotti energicamente ma altresì in punta di piedi nella vita di tre giovani belli, simpatici e appassionanti: rispettivamente Matt, Jack e Leroy, amici da tempo e sempre più convinti di volersi vivere l’estate più libera e pazza di sempre.

Tre giovani normali, uniti ma diversissimi l’uno dall’altro. Leroy più timido e introverso, Jack decisamente furbo ma altresì orgoglioso e cauto, e il maturo Matt che quasi non ci crede che anche lui stia diventando grande, che il tempo stia passando e che, soprattutto, presto diventerà papà. Non manca quindi, oltre all’amicizia, il tema dell’amore che, si sa, non può proprio mai mancare a far da collante in qualsiasi racconto che si rispetti, indipendentemente da genere e ambientazione.

Quasi un viaggio, effettivamente indietro nel tempo perché dal ’78 a oggi tutto si è evoluto, a capofitto nel mondo di un paese, quello della California, tanto diverso da noi quanto altresì affascinante, colorato, ricco e – oserei dire – tutto da scoprire.

Come tutta da scoprire sembra la vita di Bear, surfista esperto e a sua volta artigiano di tavole di legno, dal quale i tre ragazzi resteranno sempre più impressionati, in un mood più che positivo si intende, per tutta l’esperienza che questo uomo semplice, povero (a causa di un amore che oltre a farlo crescere lo ha economicamente distrutto) e generoso di consigli sembra voglia condividere gratuitamente con loro. 

Nonostante lo si possa definire prettamente una commedia americana, Un mercoledì da leoni è un film che a me è sempre piaciuto tanto perché, strano ma vero, dimostra come lo stereotipo del “californiano biondo-occhi azzurri e pallone gonfiato” non rappresenti e non abbia mai rappresentato effettivamente il vero. Per chi non lo sapesse, infatti, la California fu colpita da tre grandi inondazioni, che portarono al popolo americano dolore e distruzione. Difficoltà raccontate benissimo dallo stesso Milius che, senza cadere nel banale o tanto meno nel fuori luogo, è riuscito a esemplificare, anche a chi in quegli anni non fosse stato presente, ciò che provarono alcuni nel ritrovarsi senza casa e magari con qualche ferito o disperso in famiglia. Il tutto, ovviamente, “arricchito” da una spietata (e insensata) Guerra del Vietnam che, nemmeno a farlo apposta, ha tolto la vita a tanti giovani zeppi di sogni e speranze, in quegli anni. Anche i nostri tre protagonisti dovranno allora far i conti con la morte, non la loro ma quella del loro amico Waxer, caduto in battaglia. 

Un film completo, che amo perché racconta di quella libertà che i giovani vanno spesso tanto anelando, senza tuttavia saper davvero come agire per poterla conquistare. Un percorso, quello raccontato da Milius, intenso, ma altresì vero, reale e assolutamente intrigante. Alla (ri)scoperta di cosa significhi diventare grandi. Un insieme di emozioni che, nonostante certo il luogo in cui nasci condizioni la tua vita per sempre, potranno aiutare a riflettere anche quelli che la prima giovinezza l’hanno passata da un po’, e l’hanno passata lontana dal mare, dall’America. 

Un film “vecchiotto” ma assolutamente attualissimo, che vi consiglio di non perdere e anzi di rivedere più e più volte, per poterlo capire sempre più a fondo.

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