I TRE GIORNI DEL CONDOR/ Un thriller pieno di star (e di piccole “profezie”)

- Gianni Foresti

Tratto dal romanzo di James Grady, il film di Sydney Pollack con Robert Redford è girato con accuratezza e tiene incollati alla poltrona. La recensione di GIANNI FORESTI

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Robert Redford nel film

Nel 1975 arrivò nelle sale un film diretto da Sydney Pollack, I tre giorni del Condor, tratto dal romanzo di James Grady, “I sei giorni del Condor”. un thriller di genere spionistico girato con accuratezza, che tiene incollati con suspense alla poltrona: da rivedere in una di queste serate estive. Non ha la velocità e le azioni di oggi, ma considerate che siamo nel 1975.

Nel 1972 scoppiò in America il caso Watergate e il presidente Nixon si dovette dimettere. Negli Usa quest’aria di complotti era ben presente, perciò il film si pose al momento giusto. Il giovane Condor, Robert Redford, è un’analista della Cia che interpreta e seleziona notizie per la sicurezza del suo Paese. Legge, giornali, fumetti, riviste e libri. La copertura della Cia è un’associazione di letteratura di New York e rientrando una mattina in ufficio scopre che i suoi sei colleghi sono stati uccisi. Scappa, contatta la sua sezione, ma all’incontro con un suo vecchio amico adescato ad hoc e poi ucciso, cercano di fargli la pelle.

Si rifugia sequestrandola, da Kathy (Faye Dunaway), che poi si rivelerà amica, aiutandolo. Condor capisce che nella CIA sono attivi dei servizi deviati, gli stessi  che hanno compiuto il massacro dei suoi colleghi. Una CIA dentro la CIA. Condor aveva segnalato un articolo, un falso documento creato appositamente, per giustificare un intervento militare Usa nel Medio Oriente, che avrebbe giovato ritorni economici elevati a favore di aziende e lobby. Braccato, contrattacca andando fino in fondo presentando un dossier al New York Times. Il finale del film resta aperto, con il suo superiore che gli chiede: “Ma sei sicuro che poi lo pubblicano?”

Se guardiamo poi alla storia, dal 1975 a oggi, vediamo che questi fatti trattati nel film sono accaduti e accadano veramente. Gli Usa hanno armato inizialmente Bin Laden, le armi chimiche sono state un pretesto per rioccupare l’Iraq. Questi alcuni esempi.

Torniamo al film. un capolavoro nel suo genere e Pollack ha nel suo carnet altri film thriller di buon livello, ricordo solo The Interpreter e Il Socio, e ha vinto un Oscar per la miglior regia e per il miglior film con La mia Africa. Non perciò un mestierante, ma un grande regista. stato anche attore e produttore. 

Il sodalizio con Redford lo ha portato a fondare con l’attore il Sundance Film Festival. Questo era il quarto film della coppia, uno su tutti Corvo Rosso non avrai il mio scalpo. Il biondo Redford era già una star e con occhi azzurri Newman aveva vinto, l’anno prima, l’Oscar per il miglior film con La Stangata. Vivace e convincente la sua interpretazione, antesignano del ruolo fatto poi in Spy Game. Così come il doppiaggio italiano è di altissima qualità.

Anche Faye Dunaway, oltre che essere incantevole, era già affermata: aveva lavorato con grandi registi e nel 1977 ha poi vinto la statuetta d’oro per l’interpretazione in Quinto Potere. Andate a vedere i film in cui ha recitato e inchinatevi. Altra star è Cliff Robertson, Higgins cinico superiore di Condor. Aveva vinto un Oscar nel 1969.

Mi è piaciuto oltre a Redford, l’interpretazione asciutta ma pressoché perfetta dell’agente segreto free lance Joubert,fatta da Max von Sydow, che darà il colpo di scena finale del film. Anch’egli era orai stra-famoso per essere l’attore feticcio di dieci film del grande regista Ingmar Bergman.

Due frecciatine allo star system di Hollywood. Scandaloso che Redford abbia vinto l’Oscar alla carriera e mai come protagonista. Taluni dicono che gli fu fatto vincere perciò con la regia di Gente comune. Malelingue. La stessa cosa vale per Max von Sydow: solo per essere stato l’attore del regista svedese doveva vincere la statuetta.

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