SHERLOCK HOLMES/ La “bomba di adrenalina” in un film sull’investigatore più noto del cinema

In questo periodo estivo può essere piacevole una serata di indagini adrenaliniche, guardando il film di Guy Ritchie uscito al cinema nel 2009. La recensione di ERICA DAL MAS

07.08.2015 - Erica Dal Mas
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Una scena del film

Deduzione infallibile, forza fisica, profondo spirito di osservazione, intraprendenza oltre ogni limite: se si cerca tutto ciò, mentre si è immersi nella soffocante atmosfera cittadina, al fine di rendere l’estate particolarmente elettrizzante, allora cosa c’è di meglio del film intitolato Sherlock Holmes (regia di Guy Ritchie, anno 2009)? L’atmosfera buia e inquietante di una convulsa e uggiosa Londra, in piena rivoluzione industriale, viene adeguatamente controbilanciata dall’energica colonna sonora di Hans Zimmer, mentre lo straordinario investigatore (interpretato da Robert Downey Jr) insieme al suo fedele amico e formidabile assistente Watson (interpretato da Jude Law) tenterà di risolvere l’ennesimo mistero: la sorprendente resurrezione di un assassino condannato a morte per impiccagione: Lord Blackwood (interpretato da Mark Strong). 

Di fronte alla “deformazione della trama stessa della natura” Sherlock Holmes, se non accetterà che ciò vada oltre la sua logica, si ritroverà inevitabilmente prigioniero del suo stesso acume intellettivo. Cinque donne uccise per “un fine più alto” saranno solo il preludio per altri tre omicidi. Il dubbio principale da porsi, dunque, non è se Lord Blackwood è risorto, ma come. 

Nel mezzo di un intrigo che in apparenza si tinge di soprannaturale, Miss Irine Adler, un’abile ladra, femme fatale, nonché donna amata dal noto investigatore (interpretata da Rachel Mc Adams), incarica forzatamente Holmes di trovare uno scienziato scomparso: Reordan (interpretato da Oran Guy). Costui sarà poi il morto che sostituirà Blackwood nella sua bara. 

La notte del crimine, così, si contrappone alla luce dell’indagine diurna, mentre da Baker Street, la mente annoiata del protagonista procede nella convinzione dell’esistenza di un progetto folle, ideato da un’altra intelligenza ugualmente sopraffina: il professor James Moriarty (interpretato da Jared Harris). In un originale capovolgimento della realtà, la velocità del pensiero, dei rumori, si contrappone al rallenty della loro rappresentazione filmica e la lentezza realistica dell’azione si trasforma in una successione repentina degli eventi. 

Holmes domanderà: «il piccione o le due fave? Watson risponderà: «Veramente i miei dieci minuti di disponibilità sarebbero passati. Grazie a battute ironiche e pungenti come queste, la continua fibrillazione tra la mente e il braccio garantirà la sopravvivenza di questa coppia unica nel suo genere. Così, nel mezzo della lotta tra bene e male, vi è un macchinario chimico che rivoluzionerà l’arte della guerra. Solo i tanti piccoli dettagli di una polizia fintamente corrotta, con l’investigatore agli arresti, permetterà ai nemici di uscire allo scoperto, mentre la mano di Moriarty sembrerà agire indisturbata nell’ombra. 

«In un’altra vita sarebbe stato un eccellente criminale Holmes», dichiarerà l’ispettore di Scotland Yard (interpretato da Eddy Marsan). A una tale affermazione il mitico protagonista ribatterà: «E lei un buon poliziotto, Lestrad». In questo assurdo scambio dove la legge entra nei panni del crimine e quest’ultimo sembra assumere un potere incontestabile, solo il genio di Sherlock Holmes, abilmente travestito da “occhio bendato”, riuscirà a risolvere l’enigma contorto che utilizza Blackwood come canale per raggiungere il suo scopo. 

Questo film, dunque, è ottimo da vedere perché costituisce una bomba di adrenalina contro l’imminente apocalisse del mondo moderno.

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