MAGIC MIKE XXL/ Il “film-strip” con il nulla intorno

Il film di Gregory Jacob, interpretato ancora da Channing Tatum, non solo risulta volgare, ma ha anche delle evidenti lacune di scrittura. La recensione di MARIA LUISA BELLUCCI

25.09.2015 - Maria Luisa Bellucci
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Una scena del film

Dopo tre anni della nuova vita, lontano dal palcoscenico e dallo strip, il bilancio di Mike (interpretato dal sempre muscolosissimo Channing Tatum) non è dei più positivi. Un anello di fidanzamento rifiutato e la falegnameria che stenta a decollare lo rendono vulnerabile e malinconico di fonte al passato che torna a bussare alla sua porta. I suoi amici di spogliarello, infatti, – tutti tranne Dallas (Matthew McConaughey), che ha lasciato il gruppo per assecondare il business in terra cinese – sono in marcia verso l’ultima esibizione – quella che consacrerà i loro nomi e muscoli nel firmamento del desiderio femminile – e come sirene lo richiamano al piacere di un passato che sta per essere definitivamente archiviato. 

L’occasione è la convention annuale degli spogliarellisti, a Myrtle Beach, nella Carolina del Sud, dove migliaia di femmine affamate di spettacoli hot si aspettano di essere stupite, assecondate e lusingate da una massa di muscoli testosteronici, tutto in cambio di un’incredibile pioggia di banconote.

Magic Mike XXL, road movie firmato da Gregory Jacob, braccio destro di Steven Soderbergh, è decisamente leggero e vacuo come il tema che tratta. Non che il primo Magic Mike fosse profondo nei contenuti, ma quanto meno, ispirandosi alla storia vera di Channing Tatum, interpretava il classico sogno americano del ragazzo che dal nulla si costruisce la strada verso il successo. Qui, invece, ci sono solo un furgone che in qualche modo tenta di arrivare a destinazione tra mille interruzioni e inconvenienti e il messaggio, sostenuto dal carismatico Mike, che ognuno di noi deve liberarsi dai vincoli esterni ed essere semplicemente se stesso, con passione ed entusiasmo.

Tutto il resto, come sicuramente ci si può aspettare, è solo un trionfo di muscoli e balletti sempre più nudi e, va da sé per il genere di cui stiamo parlando, decisamente volgari.

La storia, a dire il vero, lungo il tragitto da Tampa a Myrtle Beach esonda di spettacoli per sole donne, accompagnati da evidenti carenze di scrittura che non sono giustificabili dall’atmosfera rarefatta del tema. questa la lacuna maggiore del film e va oltre qualsiasi giudizio morale sulle immagini mostrate. Una struttura più ragionata, infatti, avrebbe potuto dare un senso e un sostegno maggiore, permettendo allo spettatore di trovare dei contenuti, più o meno condivisibili, certo, ma pur sempre argomentati.

Quello che resta, al di là strip improvvisati o di scenografie ben studiate di pelle nuda e muscolosa, è la mercificazione dell’uomo e della donna. 

Il primo ricoperto di banconote, vende il proprio corpo per assecondare i desideri e le lacune affettive femminili. La donna, che mercifica la propria intelligenza mettendola al servizio di urla di piacere e di un business creato sfruttando le sue fragilità.

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