OPERAZIONE UNCLE/ La “missione fallita” dello spy-film in vecchio stile

- Emanuele Rauco

Nei cinema è uscito il film di Guy Ritchie, che si rifà al vecchio stile del genere spionaggio, con poca azione e più commedia rosa. La recensione di EMANUELE RAUCO

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Una scena del film

Resistere al fascino delle spie cinematografiche è arduo. Specie se poi hanno laria glamour degli anni 60 e lefficacia da usato sicuro di una serie tv. Operazione UNCLE, nuovo film di Guy Ritchie dopo le due pellicole dedicate a Sherlock Holmes, risponde proprio a questi elementi cardine dellintrattenimento cinematografico. Protagonisti sono Napoleon Solo, spia americana impegnata in missione – nel pieno della Guerra fredda – oltre la Cortina di ferro, e Illya Kuryakin, spia sovietica da sempre rivale dellamericano. Dovranno mettere da parte la loro inimicizia e allearsi per salvare il mondo da unorganizzazione criminale che ha rapito uno scienziato per fargli costruire una micidiale arma nucleare. A fare da esca, la figlia dello scienziato, che si rivelerà più dura di quanto immaginato.

Scritto da Ritchie con Scott Burns e Lionel Wigram, Operazione UNCLE – partendo dallomonima serie tv degli anni 60 – è un film di spionaggio molto vecchio stile, che in un certo senso rinnega le evoluzioni atletiche e adrenaliniche di Mission: Impossible e quelle narrative di James Bond per tornare agli stereotipi originali: eleganza, bizzarria umoristica, classe e lusso, belle donne, qualche tangenziale scazzottata.

Guy Ritchie infatti parte dallimmaginario dello spionaggio tv dei vecchi tempi, quindi anche Il santo, e imposta il film come una commedia di caratteri: portato al grado zero tanto lintreccio – basico per ogni spy story, con ogni cliché al suo posto – quanto lazione, limitata a due o tre sequenze, Operazione UNCLE diventa quasi una commedia giallo-rosa in cui il triangolo amoroso, la rivalità che finisce per diventare stima e amicizia, il gioco delle parti che fa tanto commedia sofisticata dantan domina insieme allambientazione italiana e ai paesaggi di grande classe.

Ne viene fuori un film dintrattenimento leggerissimo e vacuo, il che non sarebbe affatto un problema se Ritchie riuscisse a trovarsi a proprio agio nello spartito, troppe volte rimaneggiato dalla produzione e che ha tolto al regista lo spirito guascone, eccentrico (che resta in un paio di sequenze, le migliori del film, come quella con la musica di Peppino Gagliardi) per dargli unaria blasé che lo rende innocuo, fiacco, goffo.

Uno di quei film ottimi per una serata scaccia-pensieri, magari in tv, ma che rende poco sul grande schermo, tanto per lo stile e la messinscena, quanto per la narrazione e per i personaggi, che non paiono reggere il tentativo di serializzazione che la produzione vorrebbe imporre. E questo nonostante Henry Cavill sia ottimo nel ruolo di anti-007 e Alicia Vikander sia molto seducente. 

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