Mr. Holmes – Il mistero del caso irrisolto/ Il film dove lo spettatore diventa “investigatore”

Il film di Bill Condon, spiega ERICA DAL MAS nella sua recensione, muove lo spettatore a cercare di trovare l’autentico Sherlock Holmes dietro la malattia e la finzione

01.01.2016 - Erica Dal Mas
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Una scena del film

La memoria che tende a svanire, in un diario con buchi neri sempre più frequenti, si scontra con il fantasioso finale, elaborato dall’amico Watson, dell’ultima avventura, mentre l’ex investigatore più famoso di tutti i tempi cerca, per mezzo di una scrittura raffinata, di “riavvolgere il nastro” della sua mente eccezionale, ma gravemente indebolita dallo scorrere del tempo. E a proposito di tempo, mentre inizia il 2016 può essere interessante “recuperare” un film dello scorso anno, Mr. Holmes – Il mistero del caso irrisolto (regia di Bill Condon), in cui il protagonista ormai anziano (interpretato da Ian McKellen) si sforza di separare la realtà dalla celebrità del personaggio. 

Nel 1947, una volta ritiratosi nella sua casa sulla costa inglese, dove trascorre i suoi ultimi anni di vita prendendosi cura delle amate api, Holmes si riscopre tormentato dal fantasma della “donna del guanto”. Per un misterioso motivo quest’ultima indagine coincide con il suo riposo anticipato, così nel film, basato sul romanzo “A Slight Trick of the Mind” di Mitch Cullin, lo spettatore assiste, grazie a un’accurata manipolazione temporale, all’innovativa contrapposizione tra il 1919, anno del caso, apice del glorioso periodo dei classici Holmes/Watson, e il 1947, anno in cui il vecchio Holmes, tornando dal Giappone devastato dalla guerra, trova, tra le rovine causate dalla bomba atomica, un fiore “miracoloso” contro l’inesorabile deperimento della sua memoria. Come Hiroshima tenta di risorgere dalla polvere e dalle radiazioni nucleari, così lui si rifugia in Inghilterra dove, riprendendo il contatto con le sue radici, cerca di far rifiorire la sua vita. 

Mentre l’icona del personaggio in quel tempo fa breccia nell’immaginario collettivo, il protagonista rivede con sorpresa ironia se stesso in un vecchio B-Movie (interpretato da Basil Rathbone e Nigel Bruce) al cinema e un ragazzo di nome Roger (Milo Parker), figlio di miss Munro (Laura Linney), riporta alla luce gli indizi che la mente dell’anziano ha perso, rendendo più chiaro il ritorno al passato: ventotto anni prima Thomas Kelmot (Patrick Kennedy) chiese aiuto all’investigatore per tentare di capire il pesante dolore della moglie Anne Kelmot (Hattie Morahan) e l’esistenza irrazionale delle due tombe vuote dei suoi bambini mai nati. Di domanda in domanda, alla fine, un segreto più profondo si scoprì troppo tardi al di là dell’evidenza. 

Una sedia, un guanto della donna, una lente d’ingrandimento e un regalo dell’amico Umezaky (Hiroyuki Sanada) compongono, dunque, un puzzle che, spostandosi tra due epoche e due culture diverse, crea un film particolarmente interessante da vedere. La sua bellezza, infatti, per la prima volta, non risiede nell’intreccio cinematografico, ma nello spettatore “investigatore” che cerca di trovare l’autentico Sherlock Holmes dietro la malattia e la finzione perché, come l’iris resiste non lasciandosi influenzare dalle circostanze, anche la “ginestra holmesiana” della razionalità non perda la sua dignità di fronte alla sconcertante potenza della realtà. 

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