L’ABBIAMO FATTA GROSSA/ La “rarità” che premia il film di Verdone e Albanese

- Emanuele Rauco

Il nuovo film di Carlo Verdone, spiega EMANUELE RAUCO, è una rarità nel percorso da commediante perché lo vede affiancato da un comico come Antonio Albanese 

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Una scena del film

Il cinema di Carlo Verdone non ama molto i duetti: dopo gli esordi con gli istrionici one man show, i suoi film sono virati verso la commedia corale o i passi a due con compagne femminili. E quando gli è capitato di dividere la scena con un uomo non era un attore del suo stesso valore (Silvio Muccino, Beppe Fiorello). Per cui L’abbiamo fatta grossa, il suo nuovo film, è una rarità nel percorso da commediante perché lo vede affiancato da un comico come Antonio Albanese che definire spalla sarebbe riduttivo.

I due interpretano una strana coppia coinvolta in un curioso intrigo: Verdone è uno scalcinato investigatore privato, Albanese un attore in crisi che gli chiede di pedinare la moglie per farle causa. Ma incappano per errore in una storia di soldi, ricatti e la più classica delle valigette che li metterà in grossi guai. 

Scritto da Verdone con i sodali Pasquale Plastino e Massimo Gaudioso, L’abbiamo fatta grossa è una commedia dal sapore di thriller con cui Verdone dopo decine di commedia a sfondo sociale o umano, in linea con la tradizione della commedia italiana classica, riscopre il meccanismo comico puro, fatto di equivoci, azioni, gag, travestimenti con uno sguardo ai più avventurosi autori italiani e l’altro agli amatissimi fari d’oltreoceano come John Landis e Blake Edwards.

Verdone si impossessa degli stereotipi del racconto e li rilegge con humour e senza manierismi parodistici: il detective e le sue pose, la femme fatale, che in realtà è una tenera barista dell’est, gli scambi continui e i pedinamenti, ma anche le questioni di corna e spionaggi sentimentali vengono utilizzati dal regista con intelligenza e naturalezza, puntando a reinterpretarli secondo le proprie corde narrative e registiche e sfruttando bene le interpretazioni di tutto il cast, dove ovviamente spicca Albanese, capace di usare il suo repertorio a servizio della poetica del collega Verdone. 

Inoltre, dopo i risultati artisticamente deludenti delle ultime pellicole forzatamente attaccate alla realtà, Verdone ha compiuto una scelta interessante per ravvivare un po’ il suo percorso da cineasta, comprendendo anche che la purezza dell’ingranaggio comico lo aiuta a filtrare con meno pressioni e macchinosità, rendendo però uno sfondo sociale e umano credibile e convincente. 

Certo, L’abbiamo fatta grossa non ha il tocco filmico del Verdone migliore – che non è mai stato un esteta della macchina da presa, ma ha spesso avuto l’eleganza del commediante -, ha più di una lungaggine e il cambio di tono nel sottofinale (sottolineato dalla musica di Andrea Farri) può irritare: ma il meccanismo del film funziona, le risate non mancano così come i momenti o i personaggi riusciti. E i duetti con Albanese hanno il piglio giusto, segno che stavolta Verdone non ha sbagliato nel rischiare di farsi rubare la scena. 



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