LA VERITÀ STA IN CIELO/ Il film per colmare il “vuoto” sul caso Orlandi

Il film di Roberto Faenza, dice ADELE RESTIVO, è una pellicola di denuncia, che vuole ricordare come manchi poco a scoprire la verità sulla scomparsa di Emanuela Orlandi

10.10.2016 - Adele Restivo
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Una scena del film

Il film La verità sta in cielo è una pellicola di denuncia che nasce dalla convinzione, svelata dallo stesso regista, di dare una risposta al dolore della famiglia e che ripercorre, con ritmo, le congetture e le ipotesi che sono seguite alla scomparsa della giovane cittadina vaticana Emanuela Orlandi, uno dei misteri più oscuri di tutta la recente storia italiana. Figlia di un messo pontificio, la quindicenne Emanuela sparisce il 22 giugno 1983 dal centro di Roma, dopo essersi recata alla consueta lezione di musica, nei pressi della Basilica di Sant’Apollinare. Quello che diventa il “caso Orlandi” vede coinvolte le alte sfere vaticane, la criminalità romana in un intreccio difficile da dipanare.

L’ultima fatica del regista Roberto Faenza è un documentatissimo film, attento alle fonti e alle carte processuali, che opera una puntuale ricostruzione storica dei fatti. Non serve infatti romanzare una storia in cui, come direbbe Shakespeare, “tutto è così incredibilmente vero da sembrare impossibile”.

L’occasione, la finzione narrativa, per riaprire il trentennale mistero Orlandi è data da un’inchiesta che una tv inglese decide di fare, sul caso “Mafia capitale”. Viene inviata a Roma la reporter di origini italiane Maria, interpretata da una Maya Sansa molto credibile, che inizia a investigare, seguendo le varie piste che negli anni si sono fatte strada per spiegare la scomparsa della ragazza; servizi segreti deviati, la “pista bulgara”, massoneria vaticana in azione. 

Fondamentale si rivelerà la collaborazione con un’altra giornalista, Raffaella Notariale (Valentina Lodovini) che lavora per la Rai, che ha scoperto una nuova pista, in cui il personaggio chiave è Sabrina Minardi (Greta Scarano), amante di Enrico De Pedis, detto Renatino, interpretato da Riccardo Scamarcio, boss di primo piano della mala romana degli anni Ottanta, leader della banda della Magliana che finirà poi ucciso dai rivali della banda e che all’epoca della scomparsa di Emanuela era latitante.

Nelle intenzioni del regista il film vuole essere un assist, un pungolo per “percorrere il metro che manca per arrivare alla verità”, che appare davvero vicina, come ha ricordato in conferenza stampa Faenza. La chiave per risolvere il mistero Orlandi sarebbe infatti in un dossier conservato in Vaticano, a tutt’oggi ancora segreto. Il film, prodotto da Rai cinema è un esempio coraggioso del servizio pubblico, che la Rai sa ancora svolgere a dovere.

Gli attori tutti in parte, bravissimi. Meritano una menzione particolare Paul Randall, che interpreta perfettamente un disinvolto e senza scrupoli monsignor Marcinkus, e Riccardo Scamarcio, nei panni, molto trendy, di Renatino De Pedis.

Durante l’incontro tra papa Francesco e i familiari di Emanuela, il Santo Padre, rivolgendosi al fratello Pietro sussurrò, “Emanuela è in cielo”: per la prima volta, quindi, un pontefice si esprime apertamente sul caso, facendo esplicito riferimento alla morte della ragazza. La verità sulla sorte della piccola Emanuela Orlandi non è quindi in cielo, ma saldamente sulla terra, serve solo la volontà, tutta umana, di rivelarla finalmente.

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