Pietro Bartolo / Il medico e attore è ospite di Fabio Fazio. L’intervista sui migranti, video (Che fuori tempo che fa, seconda puntata 2 ottobre 2016)

- La Redazione

Pietro Bartolo, il medico e attore è ospite nel salotto di Fazio in onda questa sera su Rai 3, parlerà di “Fuocoammare” (Che fuori tempo che fa, seconda puntata 2 ottobre 2016)

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Fabio Fazio (Lapresse)

Domani Rai Tre trasmetterà “Fuocoammare” e oggi Che fuori tempo che fa ospita uno dei protagonisti del film diretto Gianfranco Rosi, il medico Pietro Bartolo. Su Rainews.it troviamo una sua recente intervista in cui parla dei migranti: “Arrivano a Lampedusa che non si reggono in piedi”. Riguardo alla candidatura della pellicola ai prossimi Oscar, il medico crede nella possibilità di far finalmente capire all’America cosa succede nel Mediterraneo. Il medico ha anche parlato di quella che dovrebbe essere una priorità per chi si occupa della questione migranti e cioè formare medici e paramedici sulle patologie comuni di migranti e rifugiati. Clicca qui per vedere l’intervista di Francesco Gatti a Pietro Bartolo.

C’è molta attesa per la presenza di Pietro Bartolo negli studi di Rai Tre, in qualità di ospite della prossima puntata di Che fuori tempo che fa, lo show condotto da Fabio Fazio. Il medico di Lampedusa, infatti, è ormai universalmente conosciuto per la fotografia che lo ritrae insieme a Favour, la piccola di nove mesi arrivata sull’isola dopo una incredibile traversata al termine della quale è stato impossibile ritrovare la madre. Una notorietà ulteriormente accresciuta da Fuocoammare, il bellissimo documentario di Francesco Rosi che ha raccontato la vicenda e che è ora il candidato italiano ai prossimi Oscar. L’opera è già stata premiata al Festival di Berlino, con l’Orso d’argento e si affaccia alla kermesse hollywoodiana con l’autorevole avallo di Meryl Streep, che non ha esitato a giudicarla degna del premio.

, ospite di Che fuori tempo che fa, è nato sull’isola nel febbraio del 1956 e si è laureato presso l’università di Catania, specializzandosi in ginecologia. Alla attività professionale ha poi aggiunto quella politica, che lo ha portato ad assumere la carica di vice sindaco e assessore alla sanità nella giunta comunale che ha guidato Lampedusa e Linosa tra il 1988 e il 1993. Dal 1992 coordina le attività a favore dei migranti che arrivano sull’isola e in particolare le prime cure. Una attività nella quale non si è mai risparmiato, tanto da continuare a prestare soccorsi anche nel periodo successivo a una ischemia cerebrale che lo ha colpito nel 2013. Si calcola che nel corso della sua attività abbia agito in favore di circa 300mila migranti. Naturalmente la sua lunga attività di soccorso lo ha spinto ad assumere posizioni sempre più intransigenti verso le politiche di accoglienza messe in campo a livello continentale, da lui definite spesso con estremo sarcasmo. Ha inoltre bollato con parole di fuoco la vicenda dello sgombero del campo profughi greco di Idomeni, avvenuto nel maggio di quest’anno, definendo la decisione del governo ellenico un atto di cui vergognarsi, sul quale l’Unione Europea ha partecipato attivamente. Ha anche attaccato in maniera frontale l’accordo tra le autorità continentali e la Turchia, dichiarandosi stupito di come la civilizzata Europa possa scendere a patti con un personaggio screditato dal punto di vista democratico come Erdogan. Tanto da considerarlo alla stregua dell’ormai famigerato sgambetto fatto da una giornalista ai danni di un migrante il quale era riuscito a oltrepassare insieme al figlio il confine con l’Ungheria. Nel corso di una recente intervista ha parlato in maniera diffusa di quanto sta accadendo sin dal lontano 1991, anno in cui (pochi lo sanno) avvenne il primo sbarco a Lampedusa, ad opera di tre cittadini provenienti dalla Tunisia. Ha anche spiegato l’evoluzione nell’operato degli scafisti, i quali se prima portavano personalmente i migranti utilizzando imbarcazioni più sicure, oggi usano gommoni di cui delegano il trasporto a coloro che devono arrivare a destinazione. Una decisione che è alla base dei ripetuti affondamenti che hanno trasformato il Canale di Sicilia in un vero e proprio cimitero. Ha anche ricordato che contrariamente a quanto si pensa, anche a seguito delle immagini televisive, i migranti che arrivano a Lampedusa sono solitamente sani e non rischiano di trasmettere malattie infettive. Le sue esperienze sono state da poco trasposte nel libro Lacrime di sale, scritto per Mondadori insieme a Lidia Tilotta.

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