ZOOLANDER 2/ Il film che “rompe con il passato” a suon di risate

- Dario Zaramella

Ben Stiller ritorna nei panni di Derek Zoolander accanto a Owen Wilson. L’anima demenzial-surreale del film rimane intatta e al passo con i tempi, spiega DARIO ZARAMELLA

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Una scena del film

L’idea per il primo Zoolander è nata, quasi per caso, durante una sfilata di moda. La satira di un mondo patinato ed esclusivissimo come quello dell’alta moda incontra la demenzialità di Ben Stiller, regista e attore che si prende ben poco sul serio, e dà vita a un personaggio – quello di Derek Zoolander, interpretato dallo stesso Stiller – che trascende i limiti fisici della pellicola e diventa icona pop in carne e ossa.

La campagna di marketing per Zoolander 2 punta proprio su questo: infiltrati speciali a una sfilata di Valentino o manichini in vetrina, l’immagine di Zoolander e del suo “collega” Hansel McDonald (Owen Wilson) hanno rilanciato positivamente un titolo che sembrava sepolto da 15 anni, e che invece pare avere ancora qualche cartuccia da sparare.

Se la trama del primo film era assurda (tra cospirazioni nelle alte sfere della moda, omicidi internazionali e lavaggi del cervello) quella di Zoolander 2 spinge sull’acceleratore: Derek e Hansel, dopo anni di inattività a causa di un incidente, vengono chiamati a Roma per partecipare a una misteriosa sfilata; nel frattempo Derek deve cercare il figlio scomparso mentre una serie di giovani star stanno morendo misteriosamente e la nemesi del primo film Jacobean Mugatu (Will Ferrell) riesce a fuggire di prigione. Guarda caso, il bandolo della matassa ruota tutto attorno alla coppia di ex-modelli, aiutati dall’agente dell’Interpol Melanie Valentina (Penélope Cruz).

La carne al fuoco è tanta e, complice forse un budget quasi duplicato rispetto al primo, la sovrabbondanza di sequenze e ambientazioni – principalmente Roma in tutte le sue sfaccettature, ma anche deserti e una prigione a picco sul mare – fa perdere di vista il filo rosso che è, a conti fatti, la ricerca del figlio di Derek.

Per quanto il mondo dell’alta moda rimanga al centro della pellicola, Stiller decide di dedicare meno tempo alla passerella, vero campo di battaglia del primo Zoolander, per dare risalto alla componente action e avventurosa. Scelta lodevole che rompe con il passato, ma che si incaglia in una trama troppo confusionaria per poter essere messa così prepotentemente in primo piano.

Il discorso cambia se ci si sposta sul versante della comicità. È vero che Derek ha un po’ perso quello smalto di genuina idiozia del prequel, ma l’anima demenzial-surreale del film rimane intatta e al passo con i tempi. Il mondo della moda continua a essere, oggi come allora, un mondo di freaks da cui Derek, ormai distaccatosi, prende le distanze; un mondo irraggiungibile in cui cariatidi in cerca dell’immortalità per mezzo di una bislacca profezia edenica si mescolano ai volti dello spettacolo, da Sting ad Ariana Grande, da Justin Bieber a Billy Zane. Rimane comunque l’amaro in bocca per una Penélope Cruz sfruttata al di sotto delle aspettative, soprattutto se si confronta il suo personaggio con quello che fu di Christine Taylor nel primo film.

È difficile parlare male di Zoolander 2 perché, nonostante le evidenti debolezze e i debiti nei confronti del prequel, si prende talmente poco sul serio e riesce a fare ridere talmente bene che l’ora e mezza scivola via con leggerezza, coronata – dulcis in fundo – da un’esilarante apparizione di Valentino. 

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