RISORTO/ Il pregio e le pecche di un film “investigativo”

- Luca Brambilla

Nei cinema è arrivato il film di Kevin Reynolds tratto da un libro di Angela Hunt e dedicato a un’indagine sulla Resurrezione di Cristo. La recensione di LUCA BRAMBILLA

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Una scena del film

Nelle sale cinematografiche italiane è uscito il film Risorto, diretto da Kevin Reynolds e tratto dall’omonimo libro di Angela Hunt, nota scrittrice appassionata di storia che ha dato vita a più di cento libri e ha venduto oltre cinque milioni di copie. Il film racconta di una delle esecuzioni più famose della storia: la crocifissione di Gesù Cristo.

Dopo la sua morte Cristo, anziché essere gettato nella fossa comune, viene, dopo un accorato appello dei discepoli, deposto in un sepolcro. Questo viene sigillato perché Caifa e gli altri sacerdoti del Tempio temono che i discepoli del Nazareno possano trafugare il cadavere e raccontare che è risorto, come lui stesso aveva predetto prima di essere giustiziato. Anche il prefetto Pilato non vuole disordini e fa porre due guardie romane davanti al sepolcro per una maggior sicurezza.

La mattina del terzo giorno però il sepolcro viene trovato aperto, con i sigilli rotti e il cadavere scomparso. Ponzio Pilato incarica allora il tribuno Claudio (interpretato da un bravo Joseph Fiennes) di scoprire cosa sia accaduto e di recuperare il famoso corpo. È da questo momento che il film entra nel vivo e prende una prima svolta diventando più coinvolgente.

Il tribuno Claudio è un uomo d’azione e ha un desiderio preciso: fare carriera per poi avere una famiglia e “un giorno senza morte”. Inizia l’indagine scoprendo a ogni passo elementi misteriosi. Infatti, gli risulta evidente che i soldati di guardia al sepolcro non sono stati aggrediti, ma si erano semplicemente ubriacati. Uno dei due soldati viene sorpreso in una taverna a bere e nella confessione al tribuno risponde che i sigilli erano rotti da soli al mattino, quando erano stati svegliati da un rumore e inondati da una luce abbagliante. Il testimone conclude la sua confessione dicendo: “Non ho mai visto nulla di simile, per questo bevo, per non pensarci”.

Il tribuno Claudio invece è caratterizzato da una serietà che lo spingerà a cercare Gesù anche tra i discepoli, poiché nell’arco di poco tempo si è diffusa la voce dell’apertura del sepolcro e in tanti raccontano di averlo visto vivo. La storia prosegue seguendo i canoni dei film thriller verso un finale che non posso svelarvi.

Dovendo valutare questo film di Kevin Reynolds è doveroso fare però alcune osservazioni. Anche se è vero che non passa giorno che non esca un libro, un documentario o un film su Gesù di Nazareth, e quindi risulta evidente il rischio di ripetersi, questa storia ricorda troppo il film L’inchiesta di Damiano Damiani del 1986. Un’altra pecca, legata evidentemente a delle ragioni di vendita del film stesso, è quello di caratterizzare troppo certi personaggi e alcune scene che fanno richiami non proprio azzeccati ad altri generi cinematografici. La serietà dell’argomento e soprattutto la specificità di “fatto storico” viene quindi a tratti svenduta e si scivola in diversi punti su facilonerie e semplificazioni che possono urtare il pubblico più colto e fine. 

Una tra tutte è la caratterizzazione dell’Apostolo Bartolomeo, che viene tratteggiato come un sempliciotto e al limite della stupidità. Anche se, come è noto, non c’erano persone colte trai primi discepoli è attestato, e se ne hanno prove fin dagli Atti degli Apostoli, che erano tutto tranne che sempliciotti, ma anzi avevano acquisito una saggezza profonda sulla realtà, prima quasi per osmosi nella quotidianità con Cristo e poi grazie al dono dello Spirito Santo.

Se dunque ci si appresta alla visione di questo film è consigliato guardarlo con gli occhi del tribuno Claudio, che pur partendo da una posizione distante da quella dei discepoli o da quella opposta dei sacerdoti del tempio, non si accontenta di rozze bugie, ma con una serietà sincera ricerca le prove sul fatto (storico!) che, oggettivamente, ha cambiato il mondo. Solo chi segue infatti un metodo “investigativo” serio ha modo di arrivare alla verità che, come in questo caso, si chiama centuplo.



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