ONDA SU ONDA/ Il film profondo e leggero di Rocco Papaleo

Nei cinema è arrivato il nuovo film di Rocco Papaleo, che vede tra gli interpreti principali anche Alessandro Gassmann e Luz Capriota. La recensione di ERICA DAL MAS

03.03.2016 - Erica Dal Mas
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Una scena del film

Il suono di un falso allarme preannuncia un finto naufragio come esercitazione e i due protagonisti, il cuoco di bordo, idealista disilluso, Ruggero Chiaromonte (interpretato da Alessandro Gassmann) e il tenero cantante in rovina, sempre in cerca di approvazione, Eugenio “Gegè” Cristofori (interpretato da Rocco Papaleo), avrebbero preferito affogare piuttosto che incontrarsi. Sulle note della canzone popolare “Bella ciao”, emblema della resistenza antifascista, quest’improbabile convivenza è un divertente “pugno nell’occhio” in mezzo all’incantevole immensità del mare. 

Ma l’energia della chitarra stretta tra le mani di Ruggero in dettaglio e lo sguardo del Comandante De Lorenzo (interpretato da Massimiliano Gallo) che si perde all’orizzonte, mentre cerca la sua tanto agognata nave in lontananza, cantando “Bella da morire” degli Homo Sapiens, danno al film intitolato Onda su onda (regia di Rocco Papaleo) un tocco speciale tutto da scoprire: «Chi siamo? In cosa consiste il vero approdo?». 

Un grande mercantile in fondo è un piccolo spazio e i protagonisti rappresentano le due facce della frustrazione umana: una voce consumata dall’ironico “frigorifero” dei contrasti e della mancata affermazione di sé e una “carbonara sprecata” per la paura di scendere a terra. Solo l’arrivo a Montevideo a suon di fisarmonica, costringerà finalmente i due uomini a una mutua collaborazione che presto diventerà amicizia. 

L’Uruguay, infatti, stretto tra colossi come il Brasile e l’Argentina, ha sviluppato una peculiarità incarnata dal carattere accogliente e dinamico della bella Gilda Mandarino (interpretata da Luz Capriota), organizzatrice dello spettacolo indispensabile per la carriera di Cristofori, e dall’intuitivo, gentile otorino uruguaiano (interpretato da Miguel Terni) incaricato di curare la gola malata del cantante. La voce purtroppo non vuole saperne di tornare ed Eugenio, se non vuole perdere l’ingaggio, deve trovare al più presto un sostituto: intonando “Tanto pe’ cantà” di Nino Manfredi, l’improvvisato compagno d’avventura Ruggero si offre di diventare il mitico Gegè Cristofori mentre lo stesso Eugenio sarà il suo manager. 

Per la prima volta un equivoco, nella sua comicità, conduce alle imprevedibili conseguenze di un spettacolo dato dall’essenza di un artista che guarda nel vuoto, focalizzandosi a caso su un punto oltre la platea, e tiene in mano il microfono, sollevando il braccio orizzontalmente all’altezza della bocca, con il giusto carisma, perché il pubblico si domandi: «ma dove cazzo guarda?» al posto di «ma questo come cazzo canta?». 

A un certo punto, però, succede qualcosa: in mezzo al nulla di un pubblico assente o di una spiaggia incontaminata, con il pianoforte di sottofondo, l’ironico “spreco” di parole diventa «una collana di perle da indossare nudi». Il segreto di Gilda, dunque, viene svelato, ma per questo dovrebbe finire tutto? 

No, basta cambiare l’orchestra e tra realtà e arte dell’equivoco il vero concerto può iniziare. Con l’aiuto di un quartetto di musicisti marinai di etnie diverse, della trasmissione televisiva Bueltà de la vida e di diversi schiocchi di dita a ritmo di musica, la canzone di successo di Eugenio Gegè Cristofori, “Buena Onda”, corona la storia di “quest’uomo che sa maneggiare il microfono”, superando lo spettro della morte umana e artistica, per un film bellissimo, perché profondo nella sua comicità e leggero nella sua drammaticità. 

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