LEGEND/ Il film su crimini e senso di colpa che fa “risplendere” Tom Hardy

- Lucia Devescovi

Il film di Brian Helgeland racconta la storia di Ronald e Reginald Kray, gemelli e gangester londinesi, interpretati magistralmente da Tom Hardy. La recensione di LUCIA DEVESCOVI

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Una scena del film

Il crimine non paga. Almeno nella storia di Ronald e Reginald Kray, i gemelli che scalarono la vetta del crimine londinese degli anni ’60 e giunsero ad avere in pugno la città. Attraverso gli occhi dell’innocente moglie di Reggie, Frances, il regista Brian Helgeland (sceneggiatura da Oscar per L.A. Confidential) racconta la storia dei due gangster che crearono una leggenda. Storia dai risvolti psicologici non indifferenti, il film Legend entra nei meandri più nascosti di una vita dissoluta e senza scrupoli, che però non è del tutto priva di sensibilità e che anzi cade miseramente di fronte al senso di colpa. 

Il tema è reso da una strepitosa doppia interpretazione di Tom Hardy (nomination all’Oscar come miglior attore non protagonista per Revenant) nei panni di entrambi i Kray. Con maestria è in grado di passare dall’inquietante e psicopatico gemello Ron all’affascinante Reggie, in due ruoli opposti ma brillantemente realizzati, riuscendo a scendere nelle sfumature più invisibili delle loro personalità. Prima tra tutte l’analisi del delirante legame fraterno tra i Kray: così profondo da incatenare Reggie alla vita criminale e sconsiderata di Ron, venendo meno alla promessa di onestà fatta a Frances, per non abbandonare il fratello malato alla sua solitaria pazzia. 

La stessa Frances, anima innocente e profondamente fragile è la chiave di volta di tutta la vicenda. Con il suo suicidio è la responsabile del crollo di Reggie prima e in seguito dell’intero impero criminale dei Kray, legati entrambi alla fragile moglie. Un personaggio che all’apparenza sembra di poco conto è in realtà il filo conduttore della vita dei due fratelli. Di Ron, che inizialmente la vede di cattivo occhio, e di Reggie, oppresso da un profondo rimorso e accecato dalla vendetta. Vendetta che lo porta a macchiarsi di un efferato omicidio. 

Una donna, dunque, con la sua innocenza, mette in crisi un vero e proprio impero e paradossalmente, attraverso gli atti sconsiderati causati dalla sua morte e la successiva confessione, libera i Kray dal peso enorme che li opprime e che lo scontare la pena sembra alleggerire. Il regista racconta passo dopo passo il cammino di perdizione di due, chiamiamole così, leggende al negativo, che pagano tragicamente e separati le loro colpe. Il legame tanto difeso si infrange contro il muro della malattia di Ron che inevitabilmente lo allontana da Reggie.

La sceneggiatura rende perfettamente l’idea dell’aura di venerazione e paura che avvolge i gemelli, ma che è solo il rovescio della medaglia di una vita che si ritorce loro contro e che sfuma tra le loro mani, in una escalation di violenze, minacce e morte. 

Dalla vetta agli abissi del crimine più abbietto e infine al dimenticatoio: Legend è l’ennesima conferma del talento di Helgeland che sceglie l’attore perfetto per presentare la sua personale versione di una storia già raccontata.

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