Money Monster – L’altra faccia del denaro/ Il thriller finanziario con più di una “sorpresa”

Presentato fuori concorso al Festival di Cannes, il film di Jodie Foster è un interessante thriller “finanziario” che riesce a stupire, spiega LUCIA DEVESCOVI nella sua recensione

19.05.2016 - Lucia Devescovi
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Una scena del film

Jodie Foster presenta fuori concorso a Cannes 2016 il suo Money Monster – L’altra faccia del denaro, interessante thriller “finanziario” che esplora il mondo virtuale degli investimenti e il suo lato oscuro. George Clooney e Julia Roberts guidano un cast variopinto e si confermano ancora una volta maestri nel loro mestiere. 

Lee Gates (Clooney) è il conduttore, a tratti trash, di un noto programma televisivo in cui dà consigli finanziari sulle mosse da fare nel complicato giro di azioni, con i consigli della regista Patty Fenn (Roberts). La vera vicenda inizia quando Gates si ritrova sotto il tiro della pistola di un piccolo investitore frodato che lo sequestra durante la diretta. 

Kyle Budwell è un anonimo lavoratore che ha perso tutto in un investimento fallimentare, consigliato dallo stesso Gates, nelle azioni di una nota compagnia che perde 800 milioni in un solo giorno. Ma il ritmo avvincente non è dato tanto dalla classica sequenza già vista di un rapimento e di una situazione delicata. Anzi, tutta la suspense è creata dall’indagine parallela condotta dai colleghi di Gates e in particolare da Patty per rispondere alle richieste di chiarimento dell’inesperto sequestratore. A questo punto il film si spinge fino al suo obiettivo: una sorta di didattica su come funziona la finanza a grandi linee. Il team riesce a scoprire irregolarità nella società e in parallelo alla vicenda sul filo del rasoio riesce nel suo intento.

La regista si addentra nel mondo virtuale dove le somme di denaro scompaiono e si moltiplicano nelle mani di chi di finanza se ne intende e purtroppo anche di chi è disonesto. Significativa anche l’ambientazione di questo thriller. Infatti, la decisione di far svolgere la gran parte del film sul set televisivo è studiata per affrontare anche il tema dell’impatto dei media sulla vita delle persone, tanto che tutto il mondo riesce a seguire in diretta la vicenda di Gates. Ma non solo. Non è casuale la decisione dell’imbranato Budwell di farsi riprendere per tutto il tempo, ma anzi è il suo intento: denunciare al mondo il crimine di cui è stato vittima. 

In un’ultima escalation la scena si sposta all’esterno, dove le persone si esprimono oltre che da dietro una tastiera. La cosa che sorprende è, senza voler svelare il finale, che alla fine le risposte invocate dal rapitore giungono e giungono eccome, seppur non sortendo l’effetto sperato. 

Interessante anche il focus sul protagonista della vicenda: un conduttore prima donna che per la prima volta si rende conto di non essere infallibile e che in una situazione tragicomica riesce a guardarsi indietro e analizzare la sua vita.

Ottimo thriller che smentisce l’impressione iniziale di già visto e che anzi stupisce, in un vortice di azione, condita da un onnipresente sarcasmo.

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