IL MINISTRO/ Caccia a soldi e potere in un film che “fa onore” al cinema indipendente

Il film di Giorgio Amato è un racconto fin troppo realistico della cronaca giudiziaria che si legge ogni giorno tra scandali, tangenti e corruzione. La recensione di ADELE RESTIVO

09.05.2016 - Adele Restivo
Ministro_FilmR439
Una scena del film

Il film Il ministro è la storia di una famiglia borghese, in cui l’imprenditore Franco Lucci (Gianmarco Tognazzi), sull’orlo della bancarotta, è a caccia dell’appalto milionario che segni la svolta e gli consenta di mantenere il suo lussuoso stile di vita. La moglie Rita (Alessia Barela) insieme al cognato e socio Michele (Edoardo Pesce) assecondano, complici, l’ultimo, disperato tentativo di Franco: corrompere il ministro Rolando Giardi (Fortunato Cerlino), del quale Lucci è diventato amico, nel corso di una cena organizzata ad hoc, con tanto di tangente e di escort ingaggiata per l’occasione. Ma un imprevisto dell’ultimo minuto farà cambiare il corso della serata.

Il ministro è un piccolo film, tipico del cinema indipendente, girato tutto in sole tre settimane, con uno stile teatrale molto riuscito. Lo stesso regista, Giorgio Amato, in conferenza stampa ha parlato di un possibile, futuro rifacimento teatrale, che valorizzi proprio l’ambientazione e la trama attraverso cui si svolgono i fatti. 

Un film corale, un racconto caustico in cui tutti i protagonisti, nessuno escluso, perseguono, con forza, il duplice obiettivo dei soldi e del potere. I personaggi de Il ministro riescono a dar vita a tutte le sfumature più censurabili dell’animo umano, facendo riflettere sul nostro tempo, con riferimenti, certo voluti, a episodi più o meno recenti, delle inchieste politico-giudiziarie. Non a caso, il film si apre con la didascalia che spiega che i fatti raccontati sono “probabilmente accaduti”.

I protagonisti maschili finiscono nei guai per colpa delle donne. Sono loro le grandi protagoniste del film: nella prima parte della pellicola, in quanto mero oggetto del desiderio maschile, mentre nella seconda parte prendono il controllo della situazione, ribaltando le circostanze a proprio vantaggio. Non c’è però alcuna differenza di genere, tutti i personaggi amano il lusso e sono disposti a scendere a compromessi per i soldi e il potere. Buona prova degli attori, convincenti, alla disperata ricerca dell’affermazione sociale.

Il film è un racconto fin troppo realistico della cronaca giudiziaria che si legge ogni giorno tra scandali, tangenti e corruzione. Una narrazione che alterna sapientemente il gusto comico con il sapore grottesco tipico di una black comedy che fa onore al piccolo cinema italiano indipendente.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori