IN NOME DI MIA FIGLIA/ Un film sulla lotta per giustizia e verità

Vincent Garenq sceglie nel suo nuovo film di occuparsi ancora una volta di fatti realmente accaduti. Questa volta in un dramma familiare. La recensione di ADELE RESTIVO

09.06.2016 - Adele Restivo
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Una scena del film

In nome di mia figlia è la storia di un dramma familiare, che si svolge in Francia, ma anche il racconto di un padre che mette in discussione tutta la sua vita, per raggiungere la verità. André Bamberski, interpretato da Daniel Auteuil, è un uomo molto impegnato con il suo lavoro da commercialista, che trascura la moglie, ma ha uno splendido rapporto con i due figli, in particolare con la figlia maggiore, Kalinka.

Nella vita della famiglia Bamberski si insinua ben presto il padre di una delle compagne di Kalinka, il dottor Dieter Krombach, che intreccerà una relazione con la madre della ragazza. Dopo un iniziale tentativo di ricucire il proprio matrimonio, André, di fronte alla relazione della moglie con Krombach, decide di divorziare.

Qualche anno dopo, nel 1982, sua figlia Kalinka, ormai quattordicenne, durante una vacanza in Germania con la madre e il patrigno muore in circostanze misteriose. La giovane viene ritrovata senza vita nel proprio letto e sin da subito il padre André non crede che si tratti di una semplice disgrazia e inizia a indagare. Indirizza i suoi sospetti sul patrigno Krombach e anche l’autopsia sembra confermare i suoi dubbi.

Per André Barbenski comincia il calvario di una vita per ottenere giustizia per sua figlia Kalinka. Una battaglia umana nella quale André è completamente solo. L’ex moglie Dany, infatti, non crede che si tratti di omicidio e che il responsabile sia il suo compagno, ma addirittura considera il padre di Kalinka un paranoico che non riesce ad accettare la realtà.

André Barbenski invece non si arrende e continua a portare avanti il suo percorso giudiziario per far incriminare il dottor Krombach. Scoprire la verità, fare giustizia per Kalinka diventa la sua unica ragione di vita dalla quale non riesce a distogliersi mai, se non per brevissimi momenti, da trascorrere insieme alla sua nuova compagna Cecile, che però non condivide e non comprende fino in fondo il dolore che muove André e lo lascerà, ancora una volta da solo.

La tenacia del protagonista, André Barbenski, viene resa con grande intensità e pudore da un Daniel Auteuil in stato di grazia, attraverso una regia che non esaspera in modo gratuito i momenti drammatici, ma accompagna lo spettatore nel viaggio verso una terribile verità, che renderà giustizia alla costanza manifestata dal protagonista.

Il film è tratto da un fatto realmente accaduto, una lotta trentennale per arrivare alla verità che ebbe, all’epoca dei fatti, grande risalto sulla stampa francese, anche per le ripercussioni diplomatiche con la Germania, che per lungo tempo si oppose all’estradizione dell’assassino Krombach. Il regista francese Vincent Garenq sceglie per terza volta, dopo Presume Coupable e L’Enquete, di occuparsi di fatti realmente accaduti. 

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