SFOOTING/ La crisi ci ha messo a nudo e c’è chi apre un ristorante per naturisti: ma si paga il coperto?

- Comic Astri

A Cerro Maggiore un ristorante ha deciso di dedicare una serata a una cena naturista. I COMICASTRI provano a immaginare il menù e le iniziative per intrattenere i clienti

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Immagini di repertorio (Foto: LaPresse)

“La crisi dei debiti sovrani ha messo a nudo molte debolezze a lungo neglette. Innanzitutto l’inadeguatezza della governance europea”: parola di Mario Draghi, governatore della Banca centrale europea. “La crisi dei rifugiati ha messo a nudo le debolezze del sistema comune di asilo europeo”: lo ha detto a chiare lettere il primo vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans. “Il terrorismo ha messo a nudo tutta la vulnerabilità dei sistemi di sicurezza dei Paesi dell’Unione europea”: così si è recentemente espresso il nostro presidente del Consiglio, Matteo Renzi. “Crisi o non crisi io mi sono sempre messo a nudo”, ricorda spesso Rocco Siffredi, guascone e finto ingenuo, come da copione.

Insomma, a furia di mettere tutto a nudo, c’è chi ha pensato di aprire un bel ristorante per naturisti. È successo a Cerro Maggiore, in provincia di Varese. In realtà, l’idea arriva da Londra: un locale dove ci si presenta vestiti di tutto punto, si entra e dietro una tenda o un separè ci si spoglia, poi ci si avvicina ai tavoli completamente ignudi (i clienti, non i tavoli) e si cena. Sgombriamo, però, il campo dagli equivoci: non è un posto per voyeurs o per esibizionisti, tanto che una delle regole ferree da rispettare è quella di spegnere i cellulari, così da non farsi venire la tentazione di scattare qualche fotografia, seppure il vero interrogativo sarebbe: dove lo metto il cellulare?

Letta la notizia, ci siamo chiesti: per avviare una simile attività di ristorazione occorrono caratteristiche peculiari? Prima di tutto, bisogna individuare e attrezzare il locale adatto: in buona sostanza, serve un ambiente all’uopo, perciò… spoglio. L’investimento iniziale ridotto al minimo (come il costume da bagno di certe veline, giusto per stare in argomento) è sicuramente un incentivo non da poco, di questi tempi. Una volta arredato l’ambiente con il necessario indispensabile, il passo successivo – assolutamente consigliato al fine di attirare subito numerosi clienti – è quello di esporre un bel cartello a caratteri cubitali con la dicitura: “QUI NON SI PAGA IL COPERTO!”. Terzo step: per intraprendere questa nuova (e diciamolo, alquanto inusitata) attività commerciale un limitato numero di tavoli potrebbe essere un’efficace trovata pubblicitaria. Pochi ma buoni. Diciamo che – a occhio nudo – una decina sono più che sufficienti.

Esaurite queste fondamentali operazioni di marketing, è ora di pensare al cibo. Esistono piatti e pietanze ad hoc? Certo che sì, come si può leggere su “Discinti Salumi”, imprescindibile guida alla cucina naturista a cura di Ada Mitico, una chef che si muove tra i fornelli con aria assai disinibita. Ecco i suoi consigli per un menù d’entrée:

ANTIPASTO: fettine succinte di prosciutto nudo e crudo;

PRIMO PIATTO: pasta come mamma l’ha fatta (originalissimo piatto di pasta fatta in casa, bigoli in bianco e/o farfalline con piselli);

SECONDO PIATTO: (per lei) petto palestrato di pollo alla contadina (o alla camionista, o all’idraulico, fate voi donne); (per lui) seno di faraona in salsa piccante e privè con contorno (per entrambi) di insalatanga di mare con foglie di fico;

FRUTTA: macedonia di Adamo ed Eva (mela e frutto della passione: sbucciati, ovviamente)

DOLCE: tutte le torte, a patto che non siano preparate con zucchero a velo;

VINO: per gli uomini rigorosamente il Picolit (per non farli sentire in imbarazzo…); per le signore, scelta decisamente più ampia; da escludersi, per motivi di bon ton, il Tocai (perché la prima regola in questi ristoranti per nudisti è: “Guardai ma non tocai”). 

Col tempo (e con gli affari a gonfie vele) il ristorante può dotarsi anche di forno per la pizza, a condizione che il pizzaiolo non inserisca nel menù i calzoni, men che meno quelli farciti.

Una buona gestione non può non prevedere, oltre a un’originalissima cucina, attrattive altrettanto insolite. Già, ma cosa? Qualsiasi attività che contempli lo spoglio, è ben accetta. Si prenda, per esempio, una serata a tema letterario, che decreti un vincitore (di un racconto, una poesia, un romanzo breve) con annesso spoglio della corrispondenza (visto che parliamo di lettere). Mentre un dibattito politico potrebbe portare alla costituzione di un seggio, con regolari cabine elettorali a disposizione dei clienti per le operazioni di spoglio delle schede e per il successivo computo dei voti. 

Optando, invece, per una serata decisamente… hard, la soluzione ideale è organizzare un realistico e movimentato piccolo spoglio: comparse che rapinano i clienti per privarli (temporaneamente) di ogni bene di cui sono legittimi proprietari. A questo punto, come ciliegina sulla torta, si potrebbe pure abbinare un’ulteriore “azione di spoglio”, con i clienti già messi a nudo che si rifanno sui camerieri. E qui ci fermiamo: il bel tacere non fu mai scritto.

Possiamo immaginare che, stando così le cose, il pagamento sarà il momento più delicato. Tra le poche regole, una sulla quale non si può assolutamente transigere: non si accettano per motivo alcuno assegni… scoperti!

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