SUICIDE SQUAD/ I due “spunti” in un film vittima delle aspettative

Ci sono un paio di spunti interessanti nel film di David Ayer, dice DARIO ZARAMELLA. Che non può però nascondere che Suicide Squad vacilli sotto il peso delle aspettattive

18.08.2016 - Dario Zaramella
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Una scena del film

Superman è morto, ma a Gotham il crimine continua a imperversare. Senza più un “semidio” dalla loro parte, i cittadini sono in balia delle mire del supercattivo di turno, e non basta l’indefessa azione da vigilante di Batman a garantire la pace. Per cercare di arginare la situazione, Amanda Waller (Viola Davis) decide di reclutare alcuni tra i più pericolosi supercriminali rinchiusi in prigione, costringendoli a lavorare per lei con la minaccia e il ricatto. Nasce così la “Suicide Squad”, composta, tra gli altri, da Deadshot (Will Smith), Harley Queen (Margot Robbie), Killer Croc (Adewale Akinnuoye-Agbaje). 

Il film inizia con una lunga carrellata in cui Amanda, capo della “Task Force X”, presenta uno per uno i criminali che andranno a fare parte della squadra. È un momento fumettoso e ricco di flashback, parentesi e interruzioni, ma dal punto di vista narrativo funziona ben poco. È un susseguirsi di introduzioni, alcune anche molto interessanti pur nella loro brevità, ma il film stenta a decollare, e quando lo fa – ci vuole un po’, mezz’ora tutta – ci si rende conto che, forse, si stava meglio prima. 

Ma prima di addentrarmi nei difetti, è doveroso soffermarsi sui pregi. A tratti Suicide Squad mi è piaciuto e non poco, anche se più per spunti ed elementi singoli che non per l’effettiva realizzazione. In primo luogo i personaggi: se Will Smith offre una caratterizzazione tutto sommato nella media, l’Harley Queen della Robbie è folle, sopra le righe, in linea con l’altra grande interpretazione offerta da Jared Leto, ovvero il nuovo Joker. A fronte di uno screentime ridotto, dovuto a una serie di brutali tagli in fase di montaggio, il personaggio di Leto catalizza l’attenzione e dona al film quella nota di cattiveria acida e psicotica che, ahimè, non si trova altrove. 

L’altro grande spunto positivo, che poi si rivelerà una delle più grandi pecche e occasioni sprecate sul finale, è il personaggio dell’Incantatrice (Cara Delevingne). L’idea di una divinità potentissima che possiede il corpo di un’archeologa e a lei si sostituisce in un continuo e pericoloso gioco di doppi è intrigante, e la sua presentazione, sia narrativa che, soprattutto, visiva, promette faville. Purtroppo, però, la sua storyline si conclude in un tripudio di effettacci visivi, villain con la profondità di un lenzuolo e tanta, tanta amarezza. 

Per il resto il film non eccelle in nulla, dalla colonna sonora pop in stile Guardiani della Galassia, qui utilizzata in maniera spesso ridondante, a una trama leggera leggera che alterna fasi potenti ma confusionarie (i momenti tra Joker e Harley Queen, ad esempio) a momenti in cui, salvo quei due/tre personaggi che mantengono un certo carisma per tutta la pellicola, la trama si sfalda nel solito “già visto”. 

Non posso negare che, a differenza della precedente pellicola del “DC extended universe”, Batman v Superman, il film scorre con piacevole leggerezza, e i personaggi funzionano sia nelle parti seriose che in quelle più comiche. A mente lucida, però, Suicide Squad vacilla sotto il peso delle aspettative, e la scelta, da parte della Warner, di far arrivare nei cinema una versione iper-tagliata della pellicola per spingere all’acquisto dell’home video è – e sempre sarà – una mossa commerciale esecrabile. 

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