The Tracker – La guida/ Su Iris il film diretto da Rolf De Heer

- La Redazione

The tracker – La guida, il film in onda su Iris oggi, venerdì 19 agosto 2016. Nel cast: David Gulpilil e Gary Sweet, alla regia Rolf De Heer. La trama del film nel dettaglio.

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Serata ad alta tensione quella di oggi, 19 agosto 2016, su Iris, dove andrà in onda The Tracker – La guida. Il film è stato rilasciato dal regista nel 2002, quindi alle soglie del nuovo millennio appena iniziato e dopo gli attentati terroristici che hanno scosso il mondo nel 2001. Questa scelta da parte del regista è coincisa con l’apertura del vaso di Pandora di una delle sacche di discriminazione più forti e radicate del mondo, ovvero quella degli Aborigeni australiani. Prima del terzo millennio, infatti, non era stato possibile parlare di queste tematiche apertamente, per via delle reticenze ancora piuttosto forti. Molti critici sono rimasti impressionati dalle tinte fosche ma allo stesso tempo intense di questa pellicola, che mette gli uomini l’uno di fronte all’altro e li fa riflettere sui temi di diversità ed uguaglianza. Il film, inoltre, spinge lo spettatore ad interrogarsi moralmente sulla questione del razzismo, e per questo molti critici lo hanno considerato uno dei manifesti di umanità più riusciti del primo decennio del Duemila. L’uomo che rifiuta l’uomo, infatti, presto perde la capacità di discernere questo rifiuto e catalogarlo in base a vere o presunte “razze”, e finisce per disprezzare tutte le creature simili a sé.

, è il film in onda su Iris oggi, venerdì 19 agosto 2016 alle ore 23.30. Una pellicola dal genere avventura del 2002 diretta da Rolf De Heer con attori del calibro di David Gulpilil, Gary Sweet, Damon Gameau, Grant Page, Noel Wilton. Ma ecco nel dettaglio la trama del film

La pellicola è ambientata nell’Australia del 1922, una terra ancora inesplorata e selvaggia nella quale gli uomini bianchi non si sono ancora avventurati fino in fondo. Il film si apre con una scena in cui tre poliziotti a cavallo inseguono un malvivente in fuga nella natura incontaminata australiana, questo malvivente è un aborigeno che ha commesso un crimine, ed i tre devono cercare di acciuffarlo per fargliela pagare. I tre poliziotti, per non smarrirsi nelle sconfinate pianure australiane, devono però fare riferimento per forza ad una guida aborigena che li aiuti nelle ricerche del criminale. Nel gruppo, però, iniziano a serpeggiare alcuni dissapori che presto si tramutano in ostilità vere e proprie, perché i bianchi hanno il diritto di comandare e gli aborigeni, invece, sono destinati ad essere sottomessi e sempre repressi. I tre poliziotti, man mano che la strada progredisce, hanno tutti e tre la stessa inquietante intuizione, la guida aborigena è il loro capo, e loro sono soltanto seguaci che senza di lui sarebbero persi. I rapporti di potere nella vastità delle pianure, infatti, non sono dati dal grado e dalla carriera personale di una persona singola nel mondo reale, bensì dalla conoscenza dei luoghi che si attraversano, dove non c’è grado e non c’è rango, ma solo la natura. La guida australiana mantiene un atteggiamento imperturbabile, sembra sempre che niente lo scomponga, ma in realtà rappresenta la silente voglia di cambiamento delle tribù oppresse dalla venuta degli uomini bianchi. La guida, infatti, sopporta stoicamente i soprusi e le angherie che i bianchi gli fanno più per il gusto sadico di vederlo soffrire che per reale voglia di vendetta, aspettando il momento propizio in cui il suo popolo la farà pagare agli oppressori ingiustificati. Man mano che si va avanti la spedizione diventa sempre più insidiosa e piena di pericoli, ed al cospetto delle vere prove di coraggio che la vita mette davanti agli uomini al cospetto della natura sterminata, i tre poliziotti si interrogano sulla natura umana e sul coraggio di ognuno, in una dialettica tra nero e bianco, tra mondo civilizzato e natura selvaggia, tra il dire e il non dire. La legge degli Aborigeni è scandita sui ritmi della Natura e del rispetto reciproco tra tutti gli elementi, in una prospettiva olistica che i bianchi non riescono a comprendere. I bianchi, al contrario, sono concentrati su sé stessi e sulla propria prospettiva individualistica che li spinge a farsi guerra persino l’uno con l’altro.

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