Basilicata coast to coast/ Il film per imparare a “cogliere” il tempo

- Luca Brambilla

Il film di Rocco Papaleo racconta il viaggio piuttosto particolare di quattro amici. Una storia molto utile, spiega LUCA BRAMBILLA, anche a far riflettere gli spettatori

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Una scena del film

Tra i film da riguardare durante questa estate, periodo pieno di tempo a cui imparare a dare valore, c’è sicuramente Basilicata coast to coast. Si tratta della prima volta in cui Rocco Papaleo ricopre il ruolo di regista e nelle riprese traspare il suo amore per le terre Lucane in cui è vissuto. Infatti, la storia si svolge interamente in Basilicata; più precisamente racconta di un viaggio di quattro anti-eroi che percorrono a piedi la strada tra Matera e Scansano Jonico, luogo in cui si svolgerà un festival di teatro-canzone a cui i nostri protagonisti intendono partecipare.

Ad attraversare le belle terre della Basilicata saranno Nicola, interpretato dallo stesso Rocco Papaleo, professore di matematica, che ha da poco rifiutato di diventare preside perché non si sentiva all’altezza del ruolo; Salvatore, interpretato da un solare e genuino Paolo Briguglia, suona la chitarra ed è uno studente che ha abbandonato medicina all’ultimo anno a causa di una ragazza che invece si è innamorata del bel cugino Rocco, un Alessandro Gassmann che regala diverse risate ed è tra i pochi che introduce elementi comici nella storia. Rocco non è un musicista vero e proprio, ma si occupa delle percussioni “perché sa tenere il tempo”. Il quarto di questa improbabile squadra è Franco, Max Gazzè,  che suona il contrabbasso e non parla da quando la sua amata Leta è morta in un incidente stradale.

Prima di partire i quattro amici indicono un incontro con la stampa per annunciare il loro particolare viaggio, ma questo va deserto eccetto per un giovane prete e la bella giornalista Tropea, Giovanna Mezzogiorno, che gestiscono un piccolo network parrocchiale. Nel comunicato, scritto dal silenzioso Franco, Nicola trova scritta quella che sicuramente è la chiave di lettura dell’intero film: comunicano infatti di fare questo viaggio perché hanno del tempo da perdere, o meglio da regalarsi, e lo scopo sarà verificare se “siamo in grado di meritarcelo”.

Il viaggio parte quindi lentamente e i quattro sono soli in compagnia di un carretto trainato da un cavallo bianco che detta il passo alla strana combriccola. Anche noi come la banda musicale saremo invitati a riflettere e a scoprire che paradossalmente in certi casi  è proprio quando si rallenta che si prende nuovo slancio per camminare verso una meta più chiara e certa di quella che non si avesse in mente quando si saltava da una parte all’altra, come faceva Rocco cercando di sfondare in televisione. La fedeltà che quotidianamente i musicisti dimostreranno al loro viaggio darà coraggio e farà venire il desiderio di concludere la laurea a Salvatore, che ormai si era segregato nella tabaccheria di famiglia, dopo aver mollato gli studi.

Questa sincera amicizia sarà così affascinante da attirare a sé diverse altre persone come la giovane Tropea, che pur partendo riottosa di doverli filmare per fare un documentario per la parrocchia, si ritroverà implicata in questo viaggio smentendo nei fatti il suo giudizio iniziale che “si vede sempre la stessa scena”.

Durante le varie tappe i nostri eroi, perché chi prende sul serio la propria vita in realtà è un eroe, incontreranno diversi personaggi come strani briganti, giovani promesse spose e contadini che vivono isolati dalla civiltà. Papaleo dosa bene le scene comiche con quelle più commoventi come quella dell’incontro con un contadinotto che alla domanda sul perché non avesse il televisore risponde dicendo che lui di giorno lavorava e alla nuova domanda sul perché non la guardasse almeno la sera questo serenamente replica “la sera io guardo mia moglie”.

Il viaggio prosegue e vede un climax che arriva al suo apice alla meta di Scansano Jonico, dove la serata non andrà come previsto all’inizio, ma lo spettacolo che avremo davanti noi pubblico che ci saremo gustati l’intero film sarà sicuramente più interessante e coinvolgente di quello che chiunque avrebbe immaginato, perché il vero spettacolo non è tanto un momento di show su un palco, ma la propria vita che fiorisce e prende forma fino a destare meraviglia perfino a noi stessi.

Ecco allora il tenero suggerimento che ci viene offerto da questa pellicola a tratti comica e a tratti malinconia e poetica: cogliere del tempo per sé e guardarsi attorno, ma soprattutto godersi il viaggio perché non sono le persone che fanno i viaggi, ma i viaggi che fanno le persone. Potremo verificare se loro e noi quel viaggio “ce lo siamo meritati” e lo potremo giudicare dai frutti che esso avrà portato, come la canzone finale del film di Max Gazzè intitolata “Mentre dormi” che è, a mio parere, tra le più belle canzoni d’amore italiane di questi ultimi anni.

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