IO PRIMA DI TE/ Amore e opportunità in un film che lascia l’amaro in bocca

Il film di Thea Sharrock è una storia romantica e coinvolgente che si guarda d’un fiato. Con un finale che lascia amarezza. La recensione di MARIA LUISA BELLUCCI

05.09.2016 - Maria Luisa Bellucci
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Io prima di te

Warner Bros confeziona una storia romantica e coinvolgente che si guarda d’un fiato e in cui senza dubbio le imperfezioni e la semplicità della struttura passano in secondo piano rispetto all’emotività del racconto. Un prodotto, dunque, godibile e rivolto a un pubblico cinematografico ampio e diversificato per genere ed età.

I protagonisti di Io prima di te sono due giovani appassionati della propria vita e distanti anni luce l’uno dalla realtà dell’altro. William è un uomo d’affari della grigia Londra destinato a cavalcare l’onda del successo grazie alla sua determinata e brillante intelligenza. Louisa, invece, vive in un piccolo paese, dove il verde dei prati e l’azzurro del cielo si confondono con i suoi vestiti stravaganti e ricchi di una personalità dolce, sorridente ed esplosiva. Le loro vite si incontrano quando William, appartenente alla ricchissima famiglia Traynor, è costretto ad abbandonare la sua vita energica e vitale per tornare a vivere nel suo paese di origine. Un brutto incidente, infatti, lo costringe quadriplegico su una sedia a rotelle. Louisa ha perso il lavoro e ha bisogno di tornare a guadagnare per contribuire all’economia traballante della sua famiglia. Accetta, quindi, di assistere William e di fargli compagnia, senza poter prevedere che quel rapporto così difficile ed ostico è destinato a trasformarsi in una travolgente storia d’amore. E senza sapere, almeno all’inizio, che il ragazzo ha concesso ai suoi genitori sei mesi di tempo per distoglierlo dall’intenzione di portare a compimento le proprie ultime volontà.

Io prima di te non parla solo di amore, ma anche e soprattutto di opportunità, oltre che, evidentemente, del delicato tema legato al significato e al valore dell’esistenza nella condizione di un’invalidità irreversibile. La storia d’amore tra Louisa e William contrappone due approcci totalmente diversi e diventa il pretesto per riflettere sulla preziosa fugacità dell’esistenza. Da una parte William è il ricco e rampante uomo d’affari che ha vissuto ogni attimo con curiosità e coraggio e ha attraversato il mondo con spirito impertinente e divertito. Dall’altra Louisa è una ragazza semplice e sorridente, mai uscita dal suo piccolo paese, che, secondo lei, è il posto più bello del mondo. Tanto lontani, ma anche accomunati dalla stessa intensità con cui vivono la passione per la propria vita. Oltre che dalla necessità di dover entrambi rinunciare a qualcosa. William a tutto quello che aveva prima dell’incidente. Louisa al suo sogno di iscriversi a un corso di moda, costretta, com’è, a lavorare per contribuire all’economia della propria famiglia.

Nonostante la regista cerchi di bilanciare le esperienze dei due protagonisti in un racconto in cui lo scambio di ricchezza è alla pari e permette a entrambi di evolvere colmando dei vuoti, di fatto la storia concede un’unica reale opportunità a Louisa. La scelta di William, infatti, penalizza il valore della vita comunque essa venga vissuta, che sia in uno splendore appagante o su una sedia a rotelle. A livello drammaturgico la scelta di William è senza dubbio efficace e travolgente per lo spettatore, che vive intensamente il racconto, certo che una storia d’amore che si rispetti possa avere solo un degno finale.

Sul piano morale, invece, è un peccato che il buonismo di Louisa, capace, nella sua purezza, di superare le barriere della disabilità, venga punito da William, che usa l’amore come scusa per giustificare il suo egoismo, la sua incapacità di vivere ciò che possiede al massimo delle proprie capacità.

Qui entra il gioco delle parti all’interno della scacchiera chiamata amore. Fino a che punto è giusto fare una scelta estrema e individuale pur nel contesto di una coppia? A Louisa qualcuno dice che non si può cambiare la natura degli altri e che le persone vanno amate per quello che sono. E Louisa ubbidisce. Resta un po’ di amarezza sul finale, perché si è voluto rendere a tutti costi doloroso un amore che, pur in una condizione drammatica, è stato per entrambi i protagonisti, evidentemente destinati a incontrarsi, un fiume in piena di positiva vitalità.

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