Michel Hazanavicius/ “I miei film? Penso a Scola e Risi che sapevano mescolare la risata al dramma”

Michel Hazanavicius si racconta ai microfoni de Il Messaggero: il successo di The Artist nel 2012, il film su Jean-Luc Godard e i suoi punti di riferimento italiani

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Michel Hazanavicius, Il mio Godard (Wikipedia)

Michel Hazanavicius tra passato, presente e futuro. Il regista ebreo francese di origine lituana è stato grande protagonista agli Oscars del 2012 con cinque statuette, tra cui quella per il Miglior Film, con il suo The Artist, film muto in bianco e nero interpretato da Jean Dujardin e Berenice Bejo. Dopo l’exploit con l’originale The Artist, Hazanavicius ha confessato a Il Messaggero di continuare a fare cinema con le stesse intenzioni: “I miei film sono destinati al pubblico. E il mio riferimento è sempre la grande commedia italiana: penso a Scola e Risi che sapevano mescolare la risata al dramma”. Nel 2014 è tornato dietro la macchina da presa con The Search, ambientato durante la guerra in Cecenia che non ha ottenuto ugual successo, e da poco ha girato Il mio Godard: un omaggio irriverente e scanzonato al grande maestro del cinema francese Jean-Luc Godard. Il film racconta la storia d’amore tra il regista e l’attrice Anne Wiazemsky, ma il film in Francia ha subito grandi critiche, gridando addirittura al delitto di lesa maestà.

“NON VOLEVO DISTRUGGERE IL MITO DI GODARD”

Il film, interpretato da Louis Garrel e Stacy Martin, non ha convinto pienamente: “Se ci sono rimasto male? No, perché non intendevo distruggere il mito di Godard. Volevo raccontare la sua storia d’amore con Anne e al tempo stesso parlare d’altro: impegno politico, autodistruzione, collisione tra arte e ideologia. Con il tono della commedia e un occhio deferente al cinema degli anni Sessanta”. E Jean-Luc Godard, protagonista riflesso nell’opera di Hazanavicius, non ha ancora visto il film: “Gli avevo mandato la sceneggiatura – continua – l’ho invitato all’anteprima ma non ho ricevuto una risposta. A dire la verità, non me l’aspettavo. Magari, quando non ci penserò più, si farà vivo con una delle sue requisitorie e mi coprirà di vergogna!”. Successivamente, Michel Hazanavicius ha parlato del cinema impegnato: “Nel ’68 si facevano i film per scatenare il dibattito. Oggi il cinema impegnato racconta la realtà sociale-“. E poi un elogio ad un regista francese: “In Francia lo fa bene Laurent Cantet”.

IL CASO WEINSTEIN

Come detto in precedenza, The Search e Il mio Godard non hanno ottenuto lo stesso successo di The Artist. Ecco il commento di Hazanavicius: “The Search affrontava un tema drammatico in un momento in cui il pubblico aveva voglia di evasione. Il mio Godard è piaciuto più alla critica che agli spettatori. Ma non ho rimpianti né recriminazioni: l’avventura di The Artist è stata straordinaria anche se ha avuto degli effetti…collaterali. La rivivrei domani stesso”. Infine, una battuta su Harvey Weinstein, produttore al centro dello scandalo di Hollywood per gli abusi sulle donne e che lo ha accompagnato alla scalata agli Oscars nel 2012: “Rischierò di passare da ingenuo, ma non ho avuto il minimo sospetto. Che non fosse un gentleman l’avevo capito, l’ho sempre visto come un tipo grossolano, ma con Berenice (la moglie, ndr) e il sottoscritto si è comportato in maniera ineccepibile. Se impose modifiche? No, mai, nemmeno al manifesto. Weinstein è stato con me un produttore ultra-corretto. Credo che abbia fatto quelle cose orribili alle donne per dimostrare il suo potere, convinto di essere intoccabile”.

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