Andrej Zvjagincev/ Ho deciso di raccontare l’indifferenza tra le persone delle famiglie senza amore

- Francesco Agostini

Loveless, in uscita il nuovo film del regista Andrej Zvjagincev sull’indifferenza tra individui. Nel mirino del regista c’è il gelo presente nella famiglia.

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Andrej Zvjagincev (Wikipedia)

Andrej Zvjagincev è tornato con un nuovo film che è destinato certamente a far parlare di sé per parecchio tempo. Il film intitolato Loveless si pone sulla scia dei grandi drammi familiari del nostro tempo e punta proprio a sintetizzare in maniera cruda e realistica quello che avviene ai giorni nostri nella realtà della famiglia. Un modello in crisi, certamente, travolto com’è dall’impetuosa vorticosità della vita moderna che spesso sfugge al nostro controllo. In Loveless, una coppia dopo anni di matrimonio e un figlio dodicenne entra in una profonda crisi. Invece di contendersi il figlio, però, come accade normalmente, nessuno dei due genitori intende assumersi la responsabilità dell’affidamenteo. In poche parole, nessuno lo vuole. Proprio per questo, quindi, il ragazzo tenterà una disperata fuga e sarà compito dei genitori riuscire a riportarlo a casa. Un tema consolidato, quindi, in un abito del tutto nuovo. Loveless si propone di essere un film moderno, anzi, modernissimo, capace di attirare l’attenzione del pubblico medio e di toccare temi molto comuni al giorno d’oggi.

L’INDIFFERENZA

Il regista Andrej Zvjagincev ha deciso di affidare alla rivista ‘Il Venerdì’ le sue sensazioni sull’uscita di Loveless. Il regista si è soffermato sul significato generale dell’opera, un film in cui alla base c’è sostanzaialmente l’indifferenza: indifferenza per chi ci sta intorno, per il proprio coniuge e, perché no, anche per i propri figli. Una cosa che ci sconvolge ma che, purtroppo, ha un fondo ben chiaro di verità. Il regista analizza con lucidità la situazione: ‘Le persone sono indifferenti le une alle altre, è incredibile. Una soluzione per contrastatre questo fatto potrebbe essere quella di prendersi cura e accudire un perfetto sconosciuto, un po’ come accade nel mio film quando molte persone decidono di aiutare i genitori alla ricerca del bambino.’ Un fatto dolciastro e inverosimile, almeno all’apparenza, che però, in barba a tutti i cattivi pensieri, esiste sul serio. A raccontarlo è lo stesso regista russo: ‘L’associazione di persone esiste sul serio ed è a Mosca. Ogni anno aiuta centinaia di persone.’ In uno squarcio di squallore e indifferenza, quindi, c’è anche uno spiraglio di luce.

LA MODA DELETERIA DEI SELFIE

L’indifferenza, comunque, non è l’unico problema della travagliata società moderna. Sebbene questo sia un problema serio e piuttosto evidente, il malessere della società evidenziato da Andrej Zvjagincev si vede anche dalle piccole cose. Anche dalla mania dei selfie, ad esempio: un fatto simpatico, almeno all’inizio, che però ha assunto dei contorni a dir poco inquietanti nel corso degli anni. Il regista russo lo ha additato come uno dei sintomi della malattia irreversibile della società moderna: ‘Il cellulare al giorno d’oggi è un mezzo importantissimo per comunicare ed è in grado di farci fare tantissime cose. D’altro canto, però ha preso una fetta troppo grande della nostra esistenza. La mania del selfie è un brutto virus che si è diffuso enormemente in tutto il mondo ed è, in fondo, un marcato dialogo con noi stessi.’ Poi, la grande stoccata:’Dovremmo alzare gli occhi più verso le persone e staccarli una volta per tutte dal diplay.’ Ua frase netta e chiara, piuttosto convergente con il film appena girato; un film crudo e spigoloso ma che vuole dare un grande, enorme, messaggio d’umanità.

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