Antonio Albanese contro Masterchef/ “Non fa piangere, non fa ridere, non mi interessa…”

- Mara Guzzon

Antonio Albanese si è raccontato in un’intervista parlando di come si è accostato al teatro dopo aver visto uno spettacolo di Dario Fo e di aver lasciato il suo lavoro da operaio

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Antonio Albanese

Antonio Albanese è tornato a raccontarsi senza freni in un’intervista, nel corso della quale non ha nascosto di non seguire MasterChef e gli altri programmi televisivi dedicati a gare culinarie. Lo ha fatto ai microfoni del Corriere della Sera, interpellato su questa ed altre questioni. “MasterChef non fa piangere, non fa ridere, non mi interessa, quindi non lo seguo”, ha detto, aggiungendo senza giri di parole di non condividere l’atteggiamento di scarsa coerenza di alcuni degli chef stellati diventati star della tv. Proprio da questo spunto Albanese è partito per inventare uno dei suoi strambi e simpatici personaggi, Alain Tonné, protagonista del suo libro che gli ha ispirato la ricetta del brodo alla griglia. Pensando di creare qualcosa di originale, Antonio Albanese in realtà ha scoperto di aver inventato qualcosa che esisteva già. L’idea di base è “congelare il brodo in recipienti a forma di carne alla griglia”, ha spiegato Albanese, ma ha aggiunto che qualcuno lo aveva già fatto.

Figlio di un muratore, diventato operaio e poi comico

Antonio Albanese ha raccontato molti dettagli sulla sua famiglia: figlio di un muratore, suo padre si è trasferito da un borgo a più di 1000 metri sulle Madonie ad Olginate, sopra Lecco. Per lui e per i suoi cari non sono mancati i problemi, a partire dal momento in cui hanno dovuto cercare una casa e non la trovavano perché vittime dei pregiudizi sui meridionali. Albanese ha raccontato di uno suo zio che è stato in guerra tornando dall’Austria alla Sicilia a piedi, ma anche dei suoi viaggi in treno Milano-Palermo: “Mi ricordo ogni dialetto e ogni profumo, ho rifatto il percorso recentemente per nostalgia”, ha ammesso. Ha anche ricordato di aver iniziato a lavorare come operaio alla Tecnoimpianti all’età di 15 anni, facendo macchine per la trafilazione e ferendosi con un truciolo incandescente. La sua vita è cambiata quando ha deciso di licenziarsi dalla fabbrica per provare a vivere di teatro e il suo capo, al posto di fargli cambiare idea, lo ha incoraggiato. Suo padre invece non ha preso bene la notizia.

Vedendo Dario Fo ho scoperto il teatro

A far innamorare del teatro Antonio Albanese è stato Dario Fo, durante uno spettacolo al quale è stato accompagnato dal fratello Ignazio. Dopo quel primo incontro ha visto anche Gabriele Vacis e si è appassionato. Così, due volte alla settimana, ha iniziato a frequentare un corso di teatro: “Il mio insegnante argentino, Raul Manso, mi ha detto che ero portato. Così ho provato ad entrare alla scuola civica Paolo Grassi e mi hanno preso”. Dopo i primi tempi difficili, durante i quali ha cercato di mantenersi facendo anche il cameriere e il barista, Antonio Albanese ha deciso di presentarsi a Zelig. E’ stata proprio la trasmissione comica di Canale 5 ad aprire per lui le porte dello spettacolo. “Il popolare sta sconfiggendo il volgare”, ha dichiarato. E pur rifiutando di parlare di politica, sulla presenza di un comico al governo ha commentato: “Anche il nostro penultimo premio Oscar e il nostro premio Nobel sono comici. Un popolo ironico è indistruttibile”.

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