CHE TEMPO CHE FA/ Pagelle 3 dicembre: Lorenzo Jovanotti e Matteo Renzi le star della serata

- Rossella Pastore

Che tempo che fa: top e flop della scorsa puntata. Una ventata di cultura con l’editore Calasso; fin troppo confusionaria l’intervista a Brignano/De Sica.

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Luciana Littizzetto e le bufale

Nell’anteprima di Che tempo che fa, Fabio Fazio parla della vicenda Skinheads: “Il loro concetto di patria è un concetto falsato”. Dal sacro al profano, televisivamente parlando: Luciana Littizzetto irrompe in studio. Questa volta è vestita da Carmencita, ed elegge Fazio a suo Caballero. Aperta e chiusa parentesi. Il tempo dello spazio… pubblicità, e si torna a parlare dell’incombenza grigia del nazifascismo. L’interlocutore è nientemeno che Matteo Renzi: “Non è possibile mettere in dubbio l’Olocausto”. Punto. Che ha da dire sul biotestamento? “Trovo incivile l’uscita di Salvini”. Virgola, e la legge sul fine-vita? “Una delle migliori degli ultimi anni”. Punto e a capo; che narrazione sconclusionata. Voto: 5. L’intervista a Christian De Sica ed Enrico Brignano è decisamente caciarona, e non solo perché i personaggi in questione sono due romanissimi. Voto: 4.

Jovanotti entra in studio sulle note di Oh, Vita!, e inaspettatamente viene da sorridere. Se non altro, la sua scrittura musicalmente sgrammaticata è divertente. Con lui si parla di canne. Non che sia mai stato un gran appassionato di pesca: le canne a cui fa riferimento sono proprio quelle che temevamo. “Io non me ne sono mai fatta una”. Informazione fondamentale. Chissà perché, però, la smentita si è resa necessaria. Infine canta In Italia con la sua band/gang sgangherata, guadagnandosi una sufficienza piena. Roberto Calasso contribuisce ad alzare l’asticella e il livello di radical chiccheria. La sua ultima uscita è L’innominabile attuale, un titolo non-titolo, per dirla tutta, perché la realtà è realmente irriferibile. Pensate: in un loop di ossimori, talvolta appare persino irreale. “Il mondo è una compagnia assicurativa”, dice, e giù di applausi. Voto: 7. Che fine ha fatto, Antoine? Domanda lecita, dal momento che non lo si vede dagli anni Settanta. La clip che ne ripercorre i successi ha un fortissimo sapore stantio, eppure quasi quasi chiediamo il bis. Perché a noi italiani la nouvelle cuisine non piace proprio: dicesse quel che vuole, quel francese là. Voto: 7.



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