FALCHI/ Napoli, Gomorra e quei “combattenti” simili a eroi

Nelle sale è arrivato il film di Toni D’Angelo, ambientato a Napoli e con protagonisti due poliziotti interpretati da Fortunato Cerlino e Michele Riondino. La recensione di UMBERTO TESSIER

13.03.2017 - La Redazione
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Una scena del film

Napoli, dopo Gomorra, porta alla ribalta un altro aspetto della microcriminalità organizzata. Il 2 marzo è uscito in tutte le sale italiane il film Falchi, un poliziesco diretto da Toni D’Angelo in cui si scoprono dinamiche di una città vista troppe volte con occhi bendati dal pregiudizio. Il cast è composto da Fortunato Cerlino – che ben abbiamo conosciuto in “Gomorra – La serie” – Michele Riondino, Pippo Delbono, Stefania Sandrelli, Aniello Arena, Fabrizia Sacchi, Gaetano Amato, Wang Xiaoyan. Musicato in maniera sublime da Nino D’Angelo, i protagonisti principali sono Peppe e Francesco, interpretati rispettivamente da due attori considerati ormai “professionisti del genere”, Cerlino e Riondino. Peppe alleva cani da combattimento per le scommesse clandestine, mentre Francesco è afflitto da una grave depressione che riesce ad alleviare tra psicofarmaci e droghe. I due falchi, duri e spregiudicati, sono guidati dal dottor Marino, capo della squadra Mobile. 

Impegnati a combattere la malavita tra i vicoli di Napoli, Peppe e Francesco raccontano la vita dura e sempre al limite dei Falchi in una città ricca di bellezza e contraddizioni. La loro esistenza verrà sconvolta da una tragedia personale e professionale. Tutto ciò li porterà a combattere contro una potentissima e spietata organizzazione criminale cinese. Inevitabile il parallelismo con Gomorra, che si fa più forte vista la presenza di Fortunato Cerlino. Tra rischio emulazione e la strana sensazione che la città sia composta solo dalla parte marcia rappresentata dalla camorra, nasce ancora una volta in molti la convinzione che quella di raccontare la realtà in maniera troppo spinta non sia la scelta giusta. Ma c’è l’altra faccia della medaglia: in un paese continuamente spaccato e ricco di lotte intestine, spunta la labile certezza che l’immagine  di Napoli data da film e serie tv di questo genere non possa minare l’intelligenza di chi riesce a distinguerla dalla realtà.

Risulta magistrale il racconto fatto da Toni D’Angelo. I Falchi a Napoli si riconoscono subito, dal look simile ai criminali al loro stile di guida spregiudicato. Era il 1974 quando il dirigente Argenio presentava l’Antiscippo. In due stanze dalle pareti umide erano nati i Falchi. Questo corpo speciale fatto di giovani motociclisti è stato istituito per combattere la malavita nei quartieri centrali di Napoli, come Forcella, i Quartieri Spagnoli e i vicoli limitrofi ai Decumani. Quartieri inaccessibili per le altre forze di Polizia. Veri e propri labirinti dove coraggiosi e sfrontati ragazzi su un Transalp si muovono a memoria per proteggere i cittadini. 

Nel film Fortunato Cerlino definisce i Falchi come rottweiler, dei combattenti pronti sempre a rialzarsi. L’accostamento dell’attore, diventato famoso per “Gomorra – La serie”, riesce a dare la giusta immagine di questi guerrieri delle strade. Con il tempo diventati dei punti di riferimento per tutti i cittadini, quasi degli eroi dei giorni nostri.

(Umberto Tessier)

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