NAPOLETANI PIAGNONI/ Filippo Facci: i pilastri del napoletanismo “assenteismo cronico e complottismo”

- La Redazione

Sono i “napoletani piagnoni” il bersaglio di Filippo Facci, che sulle pagine di Libero risponde ai partenopei che se la sono presa per un loro articolo. Anche Cruciani li aveva attaccati

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Il "Piagnisteo napoletano" su Libero Quotidiano

Continua la polemica tra i napoletani e Libero Quotidiano, iniziata qualche giorno fa quando Giuseppe Cruciani aveva attaccato il “vittimismo partenopeo” che sindaco, tifosi e dirigenza del Napoli avevano sfoggiato dopo la sconfitta in Coppa Italia contro la Juventus. Gli stessi stereotipi sui napoletani erano stati espressi in prima pagina da Francesco Specchia, che aveva titolato il suo articolo “Piagnisteo napoletano” parlando di tessere Pd taroccate, furbetti del cartellino in corsia e tangenti sui lavori pubblici. Oggi Filippo Facci risponde alle critiche piovute addosso a Libero Quotidiano da parte dei napoletani e di tutti coloro che non hanno gradito il tenore di tali articoli: “La frustrazione, l’aggressività, il vittimismo e poi ancora l’ aggressività. Napoli. Di questa tendenza alla lagna ebbi modo di accorgermi anche quando passai qualche mese a Napoli per il servizio di leva, laddove conobbi molti napoletani nel bene e nel male: il problema è che ora dobbiamo parlarne nel male, viste le reazioni al titolo ‘Piagnisteo napoletano’ che Libero ha pubblicato ieri. Ora non entro nel merito delle questioni affrontate negli articoli che sono, poi, capisaldi storici del napoletanismo: l’assenteismo cronico, le assunzioni indiscriminate, i funzionari pubblici in quantità sovietica, il complottismo calcistico, lo smercio delle tessere del Pd e non solo, gli illeciti creativi, la tendenza a fottere te e soprattutto quello Stato per cui il napoletano medio ha pochissimo rispetto, preso com’è, da secoli di storia, a doversene difendere come se fosse un eterno invasore. E poi Francesco Specchia, ieri, ha già descritto benissimo il pianto ecumenico dei partenopei, le sceneggiate lacrimevoli e a voce alta, quel napoletano medio che rischia di essere perpetuamente ‘mariuolo dentro e vittimista strategico”.



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