Fabrizio Corona/ Condannato a un anno: resta in carcere. L’avvocato: “Ha citato Platone, non è stupido”

- Silvana Palazzo

Fabrizio Corona condannato ad un anno di carcere: sono cadute due imputazioni. La lettera dell’ex agente fotografico prima della sentenza: “Forse sono matto, ma non sono un mafioso”

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Fabrizio Corona, teste in favore di Sara Tommasi - Instagram

Un «teatro dell’assurdo»: così Fabrizio Corona ha definito le sue vicende giudiziarie. L’ex fotografo dei vip, condannato ad un anno di carcere dal Tribunale di Milano, ha ripercorso le tappe dei suoi guai con la legge. «Se non avesse detto che i soldi erano suoi, il processo non sarebbe cominciato. Per una volta che ha seguito le regole, gli hanno chiesto cinque anni di carcere», il commento del suo legale, prima che venisse comunicata la sentenza. Colpito dalle dichiarazioni del suo assistito, l’avvocato Chiesa ha rivelato che Fabrizio Corona ha citato anche Platone nella sua lettera: «Così ha risposto a chi pensa che sia uno stupido troglodita. Sono mesi che dico che è un uomo intelligente». Dopo la sentenza, invece, ha annunciato che l’ex re dei paparazzi resta in carcere, perché il suo affidamento è stato revocato dal Tribunale di sorveglianza. Le cose, però, sono cambiate molto, essendo venuto meno il mandato di cattura. «Sono felice, continuo a ridere e sono anche un po’ distrutto, perché Fabrizio, subito dopo la lettura della sentenza, mi ha riempito di botte. Avevo detto che il giudice Salvini era un fuoriclasse e così è stato», ha aggiunto il legale di Fabrizio Corona, come riportato da Novella 2000. (agg. di Silvana Palazzo)

Lo ricordavamo mentre inveiva contro la giustizia italiana, ora Fabrizio Corona esulta: il Tribunale di Milano lo ha condannato a solo un anno di reclusione, non cinque come aveva chiesto la procura. L’ex agente fotografico ha battuto i pugni sul tavolo e con soddisfazione ha esclamato: «Sì, giustizia è fatta». L’esultanza è legata al fatto che sono cadute due imputazioni: l’intestazione fittizia dei beni in relazione ai soldi in contati e la violazione delle norme patrimoniali sulle misure di prevenzione. Per il Tribunale di Milano «il fatto non sussiste». Di conseguenza Fabrizio Corona è stato condannato solo per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Arrestato lo scorso 10 ottobre mentre era in affidamento in prova ai servizio sociali per scontare le condanne già definitive, l’ex re dei paparazzi è stato condannato oggi insieme alla sua collaboratrice, Francesca Persi. Per quest’ultima, però, solo tre mesi di reclusione.

La difesa di Fabrizio Corona durante l’arringa aveva sostenuto che la vicenda andava ricondotta ad un problema fiscale e che l’ex agente fotografico era imputato in un processo «basato sul nulla» e perché «i moralisti non ti perdonano nulla se ti ritengono l’incarnazione del male e ti vogliono eliminare». Per l’imputato quei soldi non erano frutto di illeciti, ma un tesoretto accumulato per le serate nei locali e pagate in nero. Prima della sentenza Fabrizio Corona aveva rivolto un appello ai giudici, facendo così commuovere la fidanzata Silvia Provvedi, che è scoppiata a piangere. «Non sono un criminale e soprattutto non sono e non sarò mai un mafioso». Ha parlato anche della sua famiglia, a partire da sua madre: «Darebbe la vita per mio figlio ma si sta facendo vecchia». E ovviamente ha parlato della sua fidanzata, «che pur essendo giovane è unica e speciale e quello che ha fatto per me non lo avrebbe fatto nessuna donna». Poi i timori per il figlio, «che dal giorno del mio arresto a casa di mia madre in un modo così assurdo non è più quello di prima». Loro sono l’unica cosa che vuole: «I soldi non mi interessano, potete anche tenerveli». Leggendo la lettera, Fabrizio Corona chiede di ricevere una giusta condanna e di poter riprendere il suo cammino esattamente da dove lo aveva interrotto.

Per la procura di Milano Fabrizio Corona ha occultato un “tesoro” da 2,6 milioni di euro, ricavati forse anche per reati commessi in passato, tra cui il fallimento della sua agenzia, Coronàs. Nascosti in cassette di sicurezza austriache e nel controsoffitto della collaboratrice Francesca Persi, quei soldi sarebbero stati intestati in maniera fittizia all’amica per sottrarli alle verifiche dell’autorità giudiziaria e al sequestro che è poi stato disposto. La pm ha provato a smontare la tesi della difesa, secondo cui Francesca Persi era una mera custode dei soldi, frutto peraltro solo del “nero” delle sue serate. Secondo il pm Fabrizio Corona voleva rendere quei soldi non tracciabili, come aveva fatto in precedenza portando soldi in Svizzera o a San Marino. Per questo il pm ha chiesto anche la trasmissione degli atti in procura per appropriazione indebita ai danni di una società, Atena, riconducibile proprio a Fabrizio Corona. L’avvocato Chiesa, invece, ha accusato la procura di non aver indagato a fondo sull’esplosione della bomba davanti all’abitazione del suo assistito, avvenuta l’estate scorsa.

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