Zucchero Partigiano Reggiano, Non chiamatelo ‘varietà’

- Rossella Pastore

Zucchero Partigiano Reggiano: un Rockpolitik due punto zero… forse. La recensione dello show di Rai 1 condotto da Massimo Giletti con protagonista Adelmo “Zucchero” Fornaciari.

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Zucchero Partigiano Reggiano: a tavola con Guccini e Depardieu

L’EVOLUZIONE DEL VARIETÀ

Era il 2001 quando Adriano Celentano presentava al grande pubblico di Rai 1 125 milioni di caz..te, uno show a metà tra il “talk” e il “sing” anomalo già a partire dal titolo. Concepito inizialmente come un varietà tradizionale, il programma se ne distaccò sempre più sino ad arrivare a far parte di un genere a se stante, propriamente celentaniano. Appartiene a questo filone anche Rockpolitik, altro varietà… ma solo sulla carta. Più recentemente, Zucchero si è reso protagonista di Partigiano Reggiano, una rivisitazione dai toni più moderati e “soul” dell’avanspettacolo proposto dal Molleggiato. Con più musica e meno politica, certo, eppure altrettanto graffiante e “rock”, per dirla alla Celentano. Sul palco di Zucchero si sono alternati ben dieci artisti, tra cui Andrea Bocelli, Francesco De Gregori, Paul Young, Francesco Guccini e Gérard Depardieu. Parterre di tutto rispetto, intendiamoci, ma ben lontano da quello della quarta puntata di 125 milioni. Perché non ci sono più i Gaber, i Fo e gli Jannacci di una volta.

ZUCCHERO PARTIGIANO REGGIANO, LE REAZIONI DEL PUBBLICO

Show davvero soporifero. Occasione sprecata”; “Cala la palpebra tra 3, 2, 1… zzzzz! Programma noioso e sorprendentemente con troppe parole”; “Giletti che fa la groupie di Zucchero me lo sarei anche risparmiato, però…”; “Un po’ meglio con Buffon e Frassica, ma questo show poteva essere molto più coinvolgente”. Commenti impietosi da parte del popolo della rete, che fa sapere di non aver affatto gradito le incursioni di Giletti&Co. tra un’esibizione e l’altra. Troppo “talk” e poco “sing”, per tornare alla definizione iniziale, o almeno non abbastanza da soddisfare certe esigenze di spettacolo. Al pubblico non piace più l’intrattenimento rigorista, che si picca d’esser “costruttivo” e costruito sulle basi eteree dell’aneddotica. Chissà se uno show come quello di Celentano scaturirebbe reazioni simili, riproposto oggi. Più probabilmente, è il personaggio a fare la differenza, e se Zucchero canta previa introduzione [di Giletti, nda], Celentano non ha bisogno né di presentazioni, né di presentatori.



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